Le ragazze di Ravensbrück di Lynne Olson

Le ragazze di Ravensbrück Salotto Giallo

Recensione di Francesca Pica

Rubrica a cura di Cristina Casareggio

TRAMA

Ravensbrück: ancora oggi il nome del famigerato campo di concentramento femminile voluto da Hitler evoca orrore. Le donne detenute al suo interno, costrette ai lavori forzati e spesso sottoposte ad agghiaccianti esperimenti medici, erano quasi tutte prigioniere politiche. Tra loro, un gruppo di partigiane che avevano militato nella Resistenza contro i nazisti nella Francia occupata, e che unirono le forze per sfidare i carcerieri tedeschi e salvarsi a vicenda.

Davanti a brutalità inimmaginabili, le ragazze della “sorellanza” di Ravensbrück riuscirono a sostenersi e affrontarono gli aguzzini delle SS a viso aperto, rifiutandosi di svolgere il lavoro assegnato, denunciando gli orrori del campo e persino diffondendo tra le detenute una rivista satirica. Questa è la loro storia di coraggio, solidarietà e lotta per la libertà e la giustizia: una fonte d’ispirazione ancora oggi, contro ogni fascismo.

Ci siamo impegnate a combattere per la libertà” di un Paese che si rifiutava di concederci le libertà umane fondamentali” scrisse una di loro. “Ma era comunque il nostro Paese, e noi eravamo pronte a morire per esso.

Ci sono libri che non si leggono soltanto: si attraversano. Le ragazze di Ravensbrück è uno di questi.

Un romanzo che porta il lettore dentro uno dei capitoli più bui della storia del Novecento, raccontando la deportazione e la prigionia femminile nel campo di concentramento di Ravensbrück, meno noto rispetto ad altri, ma non meno terribile.

Lynne Olson ci fa conoscere la storia delle “rèsistant” francesi:

spaziavano da dottoresse, insegnanti, artiste e avvocate a casalinghe, fioraie, impiegate statali e sarte.

Donne che, dopo l’occupazione della Francia da parte dei nazisti, hanno dato vita alla Resistenza Francese, che non si sono tirate indietro di fronte al pericolo. Donne che hanno affrontato interrogatori, torture, carcerazioni e infine il lungo viaggio verso Ravensbrück, l’unico grande campo pensato specificamente per le prigioniere di sesso femminile.

Attraverso le storie delle protagoniste, il libro restituisce voce a chi è stata a lungo dimenticata dalla narrazione ufficiale della Shoah.

Attraverso i racconti di Anise, Geneviève, Jacqueline e Germaine viaggiamo nella Parigi occupata, percepiamo il pericolo pagina dopo pagina, ma anche il coraggio di chi ha anteposto la sua vita per lottare per la libertà. 

Quattro donne che con le loro particolarità hanno contribuito a creare quella che le rèsistant francesi chiamano la “sorellanza”.

Se Germaine è il centro morale, intellettuale e resiliente del gruppo, Anise è la voce della connessione umana tra le prigioniere, Jacqueline è il braccio destro di Germaine, colei che la aiuta nel documentare le atrocità del campo e infine c’è lei, Geneviève De Gaulle.

Nipote del simbolo della resistenza francese, è la promessa del domani. È l’aiuto materiale alle prigioniere. Il simbolo del motivo in più per resistere e, soprattutto, sopravvivere.

Lynne Olson

Lynne Olson è autrice di numerosi saggi storici bestseller del «New York Times», tra cui Madame Fourcade’s Secret War, Those Angry Days e Citizens of London.

È stata consulente storica del Museo nazionale sulla seconda guerra mondiale di New Orleans e lo United States Holocaust Memorial Museum a Washington.

La Newton Compton ha pubblicato Le ragazze di Ravensbrück.

La Olson non racconta queste donne come eroine isolate e irraggiungibili, ma come un gruppo unito dalla Resistenza, dalla sofferenza e dall’amicizia.

A Ravensbruck, la solidarietà femminile non è uno slogan, ma diventa un vero atto di resistenza: le detenute sanno che per sopravvivere devono organizzarsi, aiutarsi, debbono “creare una comunità dentro l’inferno”.

eppure, per molte, la prospettiva di separarsi dalle loro compagne – le donne la cui amicizia le aveva aiutate a sopravvivere, che avevano condiviso le loro esperienze e compreso gli orrori come nessun altro avrebbe potuto fare – fu un altro trauma che furono costrette ad affrontare.

La forza del libro sta soprattutto nel suo sguardo: non quello dei grandi eventi storici, ma quello delle donne che li subiscono.

Donne comuni, strappate alla loro vita quotidiana e costrette a confrontarsi con la fame, la paura, la violenza e la perdita di ogni diritto. Eppure, proprio in questo contesto disumano, il romanzo riesce a far emergere gesti di solidarietà, amicizia e resistenza morale che diventano fondamentali per la sopravvivenza.

Germaine ci fornì la chiave per capire quell’universo dissennato. Quando comprendi qualcosa, puoi lottare contro di esso. Quando non riesci alcuna logica, sei condannato. Germaine ci insegnò a interpretare il nostro nemico

La narrazione è sobria, diretta, mai sensazionalistica. L’orrore non viene urlato, ma raccontato con una semplicità che lo rende ancora più autentico e difficile da dimenticare. Questo stile permette al lettore di avvicinarsi alle protagoniste, di sentire il peso delle loro giornate e di comprendere quanto fosse difficile, ma vitale, restare umane in un sistema progettato per annientare.

Le ragazze di Ravensbrück è una lettura dura, emotivamente impegnativa, ma necessaria. Non solo perché parla di memoria storica, ma perché ricorda quanto siano fragili la libertà e la dignità umana. È un libro che lascia il segno e che, una volta chiuso, continua a far riflettere, ponendo una domanda silenziosa ma fondamentale: ricordare è davvero un dovere, o è l’unico modo per non ripetere gli stessi errori?

se riesci a capire un meccanismo che ti schiaccia, se riesci a smontare mentalmente le sue molle e considerare in tutti i suoi dettagli una situazione in apparenza disperata, questo può diventare una potente fonte di padronanza di sé, tranquillità e fortezza

Salottometro:

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