Recensione di Monica Truccolo
TRAMA
Will un ebreo non l’ha mai visto, in Inghilterra sono spauracchi per bambini, avvelenatori di pozzi cristiani, nasi mostruosi e barboni rossi, ma quando si è trovato a conoscere Shylock e Tubal del Ghetto di Venezia, li ha trovati umani in tutto e per tutto, persino simpatici, almeno uno di loro. Certo, il fatto che abbiano iniziato a blaterare di «una libbra di carne» poco prima che Antonio giacesse a terra privo del cuore non aiuta molto a fargli cambiare idea.
Se fino a oggi ci siamo domandati da dove nascesse la storia di Shylock, del prestito a Bassanio, del pagamento della libbra di carne richiesta ad Antonio – in caso di mancata restituzione –, se insomma, com’è ovvio e lecito da secoli, non sapevamo come, dove e quando Shakespeare abbia scritto Il mercante di Venezia, be’, oggi possiamo conoscere tutto, perché Andrea Pennacchi ci porta con Will e la sua banda di compari, come aveva già fatto con Giulietta e Romeo in “Sé la rosa non avesse il suo nome”, alle radici della letteratura, della fantasia e del thriller di William Shakespeare. Perché Pennacchi non racconta solo con la testa, ma con tutto il corpo: proprio come il Bardo, è drammaturgo e attore.
«No sta chiamarme “zio”, Luc, che te me fe sentire un vecio bacucco. E comunque, volevo dirve che questo xè l’ultimo dei nostri problemi, perché se entra qualcuno e ne trova qua noi siamo i primi sospetti.»
In Una foresta di scimmie, un giovane William Shakespeare si ritrova al fianco di un gruppo sgangherato composto da Vincenzo, una sorta di guardia del corpo, Luc-Lucrezia, giovane donna e apprendista medico, Pistola e Saviolo, maestro di scherma e compagno fidato di Will.
In loro compagnia, il giovane Will si lascia trascinare nel brulicare della vita veneziana, attraversando un intreccio complesso di umanità e ambiguità morali, mentre Saviolo lo guida e protegge con la sua esperienza pratica, in attesa dell’occasione di un imbarco che lo ricondurrà in Inghilterra.
«Sarè la bocca, messer Sghitspìr, che entra i mussatti» risponde Saviolo, dandosi una manata sul collo e guardando poi sul palmo l’esserino spappolato.
Antonio, ricco mercante veneziano, gli offre un passaggio su uno dei suoi galeoni. Tuttavia, Antonio non compie mai alcun gesto senza attendersi un ritorno, economico o d’immagine, e la sua ambigua amicizia con Bassanio lo trascina in scelte che eccedono le sue capacità.
Bassanio, suo amico del cuore, desidera sposare la giovane, e tutt’altro che morigerata, Porzia, facoltosa ereditiera. Per riuscirci, però, ha bisogno di una somma ingente, che pretende di ottenere dal mercante in nome della loro amicizia. Antonio, pur di soddisfare il suo prediletto, accetta infine il ricatto di Shylock, usuraio che vive nel Ghetto insieme a Tabul, suo amico e confidente, mettendo a rischio tutto ciò che possiede e la propria stessa sicurezza.
Quando i tre sono usciti dal Ghetto, Shylock si alza lentamente in piedi e guarda Tubal e l’inglese. «Hai visto?! Alla fine me tocca mangiare con Antonio. Chi de gnarèl se fida, hasìr magna.»
Shakespeare è intrappolato in una “foresta oscura e soffocante”, un labirinto simbolico che riflette il tumulto della sua mente.
Ogni passo è una lotta, ogni silenzio amplifica la sua solitudine e l’incapacità di comunicare con il mondo che lo circonda. “Le scimmie”, che nel titolo sembrano un elemento quasi giocoso o fiabesco, sono in realtà metafore di un senso di prigionia mentale, un conflitto interiore che segna il cammino del protagonista.
Prima della cena c’è tempo per un giro degli splendidi giardini sul retro della villa. Guidata dal gastaldo, [….] l’attrazione vera e propria: la foresta delle scimmie, un boschetto di alberi esotici, popolato di scimmie meccaniche, frutto dell’ingegno di artigiani fiorentini e del gusto bislacco del padre di Porzia.
Uno degli aspetti più interessanti di Una forestadi scimmie, oltre a un linguaggio fortemente personale e a uno stile sospeso tra il surreale e l’introspettivo, è la capacità di intrecciare realtà e fantasia.
Ne nasce un’atmosfera ambigua, in cui il lettore non sa mai se ciò che accade sia frutto della mente del protagonista o il riflesso di una vera e propria esperienza onirica. Questo continuo slittamento tra possibile e impossibile invita chi legge a interrogarsi sul significato più profondo delle proprie esperienze e sulla capacità di ciascuno di “uscire dalla propria foresta” di pensieri e paure.
«Par che da quando semo a Venessia non se fa altro che cianciare de amore» borbotta, questa volta, Saviolo.

Andrea Pennacchi
Andrea Pennacchi, nasce a Padoval’11 ottobre 1969, è un attore, drammaturgo, regista teatrale e scrittore italiano. Nel 2024 debutta nel mondo del giallo conSé la rosa non avesse il suo nome, pubblicato da Marsilio. Altri suoi titoli sono stati pubblicati da People.
Pennacchi non teme di confrontarsi con temi complessi attraverso una scrittura che può apparire, a tratti, cruda e diretta, ma che resta sempre profondamente emotiva. Il tono si muove tra momenti inquietanti e passaggi più meditativi, mantenendo una costante sensazione di sincerità.
Non si tratta di una lettura leggera, bensì di un’opera capace di coinvolgere intensamente chi si accosta al testo disposto ad affrontare questioni esistenziali e gli aspetti più ambigui e contraddittori dell’animo umano.
La notte passa lenta, sgocciola ogni secondo come rugiada che cade dai petali di un fiore appassito, spuntato fra le erbacce del campo, e di colpo, da qualche parte, un gallo canta: l’uccello dell’alba.
In definitiva, Una foresta di scimmie è un romanzo che resta impresso, ideale per chi cerca una lettura capace di stimolare la riflessione e di confrontarsi senza timore con le contraddizioni della vita. Il libro non offre risposte facili, ma invita a trovare la propria strada attraverso il caos e le inquietudini interiori, come in un vero e proprio viaggio attraverso una foresta misteriosa. A rendere il testo ancora più vivo e coinvolgente è l’uso del dialetto veneziano/padovano, che conferisce autenticità ai personaggi e ai dialoghi, immergendo il lettore nei suoni e nei ritmi della vita quotidiana delle zone descritte.
«Bea merda» riassume Vincenzo.
Salottometro:


Link d’acquisto

