In salotto con… Franck Thilliez

In salotto con Franck Thilliez Salotto Giallo

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Katya Fortunato

Franck Thilliez è uno dei nomi che hanno ridefinito il thriller contemporaneo, spingendolo oltre i confini dell’intrattenimento e conducendolo in territori più scomodi e perturbanti. 

Ex ingegnere informatico, ha costruito una narrativa fondata sul rigore scientifico, sulla psicologia e su un’attenzione costante alle zone d’ombra dell’essere umano. 

Con i suoi personaggi, Thilliez ha contribuito a rinnovare il noir europeo, imponendo uno stile cupo, riconoscibile e privo di concessioni. 

Treno infernale per l’Angelo rosso, pubblicato in Italia da Fazi Editore, è il romanzo d’esordio di Franck Thilliez e segna la nascita del commissario Franck Sharko. Un thriller cupo e disturbante, che mette subito in chiaro l’identità narrativa dell’autore e la sua attenzione per le zone più oscure della mente umana.

Il libro è stato letto e recensito per Salotto Giallo da Katya Fortunato, potete leggere la recensione a questo link.

In occasione del tour italiano per promuovere Treno infernale per l’Angelo rosso, lo scrittore francese ci ha dedicato un po’ del suo tempo rispondendo alle nostre domande e confrontandosi con le ossessioni, i limiti e le responsabilità della scrittura del suo primo thriller.
Nella lettera ai lettori italiani lei parla di uno stile ruvido e istintivo, legato all’impeto degli esordi. Crede che questa urgenza emotiva contribuisca alla forza disturbante del romanzo?

Il mio primo romanzo è scritto in prima persona: è una scelta che faccio raramente, e che raramente si incontra nei romanzi, ma in questo caso ho voluto essere completamente nella testa del personaggio. Volevo comprenderlo davvero, essere Sharko, vivere le sue paure.

Scrivere dall’interno di un personaggio è uno stile molto diretto: si percepiscono le sue angosce, si scoprono gli eventi insieme a lui, passo dopo passo. Credo che questo rafforzi l’ansia e la suspense. È una scrittura istintiva, immediata, e penso che questo approccio abbia aiutato molto il romanzo.

Franck Sharko è sospeso tra il ruolo di poliziotto e quello di uomo in lutto. Quanto conta, nella sua narrativa, il dolore personale dell’investigatore come motore dell’indagine?

Quello che amo di più nei romanzi polizieschi è vedere il personaggio principale affrontare delle prove. Sharko, per esempio, ha la moglie scomparsa: è un uomo sconfitto, eppure deve continuare a combattere, andare avanti.

La sua è una caccia personale, il tentativo disperato di comprendere cosa sia accaduto e ritrovare sua moglie, ma allo stesso tempo è impegnato nella ricerca di un assassino machiavellico e intelligentissimo. Questa doppia tensione dona ritmo e una forte carica emotiva alla narrazione.

Sharko è completamente immerso nell’indagine perché ogni passo lo riporta a lei. È fondamentale che i personaggi principali siano turbati, oscuri: è questo che dà forza alla storia e trasmette emozione, sia ai personaggi sia ai lettori.

Nel romanzo il male appare come una forza che si rigenera e si trasforma, e lei ha definito questo libro una “valvola di sfogo” per ossessioni legate alla violenza e alla follia. Secondo lei il male cambia davvero nel tempo o trova solo nuove forme per manifestarsi? Quanto è necessario, per uno scrittore, attraversare l’oscurità per riuscire a raccontarla con onestà?

Train d’enfer pour Ange rouge è un romanzo profondamente noir. Tra i venti libri che ho scritto, credo sia il più nero e il più duro. È stato il primo che ho scritto e penso che, all’epoca, avessi bisogno di far uscire tutto ciò che avevo accumulato nella mia testa.

Ero molto giovane, leggevo molti romanzi dell’orrore e polizieschi, guardavo molti film horror, e credo di aver immagazzinato tutte quelle storie dentro di me. Scrivere è stato il modo per liberarle.

È importante anche contestualizzare il romanzo: era l’inizio degli anni Duemila, un periodo in cui si parlava molto del male. Sentivo il bisogno di comprendere questa nozione, di interrogarmi sul perché alcune persone commettano atti mostruosi.

Il male è qualcosa con cui si nasce o arriva dall’esterno, dall’educazione, dalla società? Mi sono interrogato a lungo su questa domanda, e credo che sia ancora oggi centrale: come è possibile che persone apparentemente integrate nella società compiano azioni terribili? Questa ricerca di comprensione del male è il vero motore delle mie storie.

Infine la nostra domanda di rito. Ha la possibilità di sedersi nel nostro Salotto e di invitare il suo autore o la sua autrice preferito/a e fargli/le una sola domanda. Chi invita e cosa gli/le chiede?

Stephen King è il mio autore preferito. Ho trascorso la mia adolescenza leggendo i suoi romanzi: conosce alla perfezione la meccanica della paura.

Se potessi fargli una domanda, gli chiederei se i suoi mostri sono completamente inventati o se derivano, almeno in parte, da una zona oscura di sé stesso.

Traduzione a cura di Cristina Casareggio
Salotto Giallo ringrazia l’autore e la casa editrice Fazi, in particolare Cristina, per la sua disponibilità all’intervista
Treno infernale per l'angelo rosso

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