Recensione di Emanuela Ferrara

Rubrica a cura di Emanuela Ferrara
TRAMA
David Hanlin, ispettore di polizia di Scotland Yard, viene inviato in uno sperduto villaggio in Cornovaglia per investigare sulla morte di una ragazzina. Sulle prime, le circostanze parrebbero quelle di un tragico incidente, ma vicino al cadavere viene ritrovata una testa di scimmia inchiodata a un albero in maniera bizzarra, come a suggerire uno strano rituale.
Durante la sua breve permanenza nel villaggio, Hanlin si trova sempre più invischiato nelle strane vite e nelle altrettanto singolari abitudini dei suoi abitanti, finendo per rimanere quasi ipnotizzato dall’assurda e decadente atmosfera che vi si respira. Ma quando un altro ragazzino viene trovato senza vita, capisce che deve fare di tutto per dissipare le ombre che sembrano oscurargli la mente, e trovare l’assassino.
Era il 1967 quando dalla raffinata penna di David Pinner nasceva Ritual.
Abbiamo dovuto attendere il 2025 per averlo tra le mani in lingua italiana. Il merito è tutto di Agenzia Alcatraz e Stefania Renzetti (ndr, la traduttrice), che si sono accorte di questo capolavoro della letteratura horror ignorato, finora, da tutte le case editrici italiane.
Ritual è un romanzo che inquieta per la sua lucidità spietata.
Non ci sono fantasmi, demoni o forze soprannaturali a costruire l’orrore. Il folklore, la “stregoneria” e i rituali sono solo il contorno di una vicenda ben più spaventosa. L’orrore che Pinner mette in scena è interamente umano. Quella che descrive è una comunità disturbata e disturbante. Un insieme di persone chiuse nei propri rituali e nei propri linguaggi, un cerchio in cui si rischia di rimanere intrappolato finendoci dentro.
Che senso avrebbe raccontargli dello Squire flautista, del parroco con l’antropoide, del maestro dei giochi Cready, della signora Spark, la strega del villaggio, o di quel fascino di sensualità esagerata che è Anna? A che pro? Non hanno alcun senso. Sono solo allusioni a qualcosa di più profondo…
La storia segue David Hanlin, ispettore di polizia di Scotland Yard, un uomo dagli occhi malva e dall’istinto infallibile (forse). È inviato in Cornovaglia per investigare sulla morte di una ragazza: tragico incidente consumato tra bambini o terribile omicidio rituale?
Pinner costruisce la tensione con estrema precisione.
È il lettore a sentire il pericolo imminente, non l’autore a tratteggiarlo.
Se non lo si sapesse, Ritual apparirebbe come un romanzo moderno, scritto ai giorni nostri. Vorresti non finisse mai e, quando finisce, resti immobile a fissare quelle ultime parole e a chiederti se davvero tutto questo è possibile.
Non esiste, in Ritual, un cattivo riconoscibile.
L’antagonista è il gruppo, compatto e coerente, che agisce secondo una logica condivisa.
Non c’è l’ignoto a terrorizzare il lettore o l’ispettore di polizia: è il consenso il vero motore mostruoso dell’intera vicenda. Ogni gesto, ogni scelta, ogni parola, ogni silenzio contribuisce a creare un sistema chiuso dove il “sacrificio” è un atto dovuto.
Guardi che lei qui non c’entra niente, signore! Ha un odore diverso! Si lava troppo!
David Hanlin, e con lui il lettore, si trova progressivamente intrappolato in un meccanismo già deciso, dove il libero arbitrio è solo un’illusione.

David Pinner
David Pinner è nato nel 1940 ed è uno scrittore e attore britannico. Dopo essersi formato alla Royal Academy of Dramatic Art, dal 1966 al 2019 ha interpretato diversi ruoli sia per il teatro che per la televisione, nel Regno Unito e oltreoceano.
È autore di tredici opere teatrali e di quattro romanzi. Ritual (1967), il suo libro di maggiore successo, ha ispirato il capolavoro del cinema folk-horror The Wicker Man del 1973.
Riletto oggi, Ritual di David Pinner appare sorprendentemente attuale.
Parla di conformismo, di isolamento culturale, di tradizioni che diventano legge e di individui sacrificabili in nome di un presunto bene superiore.
È un romanzo che invita a diffidare delle comunità che non ammettono domande, dove il “si è sempre fatto così” diventa una giustificazione assoluta.
Con una scrittura asciutta e priva di compiacimenti, Pinner ci consegna un’opera che inquieta proprio perché plausibile.
Ritual non spaventa mostrando l’eccezionale, ma rivelando quanto l’orrore possa nascere dalla normalità, quando il senso critico viene sacrificato insieme all’individuo.
Un piccolo classico dell’orrore sociale, da leggere con attenzione.
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