Recensione di Samuela Moro
TRAMA
Roma, anni Settanta, l’eroina infuria come un morbo fra la gioventú. Mentre i ragazzi muoiono, e la Banda della Magliana si prepara a prendere il controllo del mercato della droga, un poliziotto troppo intelligente per accontentarsi delle verità ufficiali comincia a porsi domande scomode.
« – Durante, Durante… Saresti un bravo sbirro, se solo mettessi la testa a posto. Prudenza ci vuole nel nostro mestiere. Prudenza! Quante volte te l’ho detto? – Già. Prudenza. Chissà. Forse aveva ragione. Forse non c’era posto per uno come lui nelle istituzioni.»
Il boom economico ha perso slancio e le conseguenze della crisi sono sempre più evidenti. La criminalità si organizza, lo scontro politico cresce. In Italia si apre una stagione carica di tensioni, ma anche ricca di entusiasmo e creatività. Le strade sono colorate da una generazione che vuole cambiare il mondo accordandolo al ritmo del rock. Per chi detiene il potere, una provocazione.
Una sfida. Soprattutto un’occasione da sfruttare. Quando gli chiedono di occuparsi, in modo non ufficiale, della morte per overdose di una ventenne, il vicecommissario Paco Durante capisce che dietro la diffusione dell’eroina c’è qualcosa di più del semplice interesse economico. Ma ogni volta che si trova a un passo dalla verità, la vede svanire sotto il naso.
A ostacolarlo sono mani invisibili che cancellano prove, mettono a tacere voci scomode e riscrivono la Storia. Così, tra inseguimenti, false piste e serate mondane – in cui si incrociano personaggi dello spettacolo, spie, sbirri e intellettuali di sinistra –, la sua indagine andrà avanti per anni. Fino a giungere a un inatteso, drammatico epilogo.
Ambientato negli anni più tesi e contraddittori della storia repubblicana, Una storia sbagliata intreccia finzione narrativa e riferimenti storici per raccontare la deriva dell’eroina nella Roma degli anni Settanta, l’intreccio fra politica, criminalità e servizi deviati e il tentativo solitario di un uomo di restare integro mentre tutto intorno si sgretola.
Al centro c’è il vicecommissario Paco Durante, figura complessa e ben delineata, costruita attraverso una tessitura di contraddizioni morali e tensioni individuali che emergono dalle stesse parole del romanzo:
trent’anni, capelli lunghi… profondi occhi neri, faccia tagliata nella pietra e un sorriso da canaglia
uno che si era messo in testa di ripulire il mondo da tutte le schifezze… e si era guadagnato la fama di supremo rompicoglioni”.
La sua scelta di entrare nella polizia gli è costata amici e famiglia, ma Paco è convinto che
se davvero si volevano cambiare le cose, bisognava agire anche dall’interno del Sistema
Proprio questa ostinazione lo porta a indagare sulla diffusione dell’eroina, che a Roma inizia a mietere le prime vittime, intrecciando traffici oscuri e snodi storici cruciali. L’inchiesta lo trascina in un Paese attraversato dalle ombre di piazza Fontana, dallo scontro fra giovani rossi e neri, fino al trauma del sequestro Moro del 1978: un clima in cui, in qualsiasi conversazione, anche tra amici,
era impossibile evitare certe questioni
e la città era ormai
una metropoli isterica
Paco non è un eroe privo di paura, ma resta ancorato a un senso di giustizia che considera la democrazia “un bene fragile”. Insegue la verità anche quando tutto intorno lo spinge a fermarsi, anche quando pensa che
sarebbe stato esaltante passare alla Storia come lo sbirro che aveva scoperchiato un’incredibile rete di connivenze
Anche quando in gioco ci sono i suoi affetti.

Giancarlo De Cataldo
Giancarlo De Cataldo (Taranto, 1956), è magistrato, drammaturgo, sceneggiatore. Ha scritto molti romanzi (il più noto è di certo Romanzo criminale, edito nel 2002 per Einaudi e vincitore l’anno successivo del Premio Scerbanenco: da questo libro Michele Placido ha tratto un celebre film, seguito poi da una serie tv), sceneggiature per cinema e televisione e testi teatrali.
Collabora a quotidiani e a riviste come, tra le altre, «la Repubblica», «Il Messaggero», «L’Unità» e «Corriere della Sera Magazine». Nel giugno del 2007 esce nelle librerie Nelle mani giuste, ideale seguito di Romanzo criminale, ambientato negli anni ’90, dal periodo delle stragi del ’93, a Mani Pulite e alla fine della cosiddetta Prima Repubblica; i due libri hanno alcuni personaggi in comune.
Nel 2009 esce per Einaudi La forma della paura, scritto a quattro mani con Rafele Mimmo. Dell’anno successivo è Il padre e lo straniero, sempre per Einaudi. Nel 2012 esce Io sono il Libanese, e nel 2013 De Cataldo firma con Gianrico Carofiglio e Massimo Carlotto un volume di racconti intitolato Cocaina, pubblicato da Einaudi Stile Libero. Sempre del 2013 è Suburra (Einaudi), di cui è autore insieme a Carlo Bonini.
Accanto alla forza del protagonista, colpisce la cifra stilistica di De Cataldo: una scrittura diretta e asciutta, priva di orpelli, che ricostruisce con precisione luoghi, eventi e atmosfere dell’Italia degli anni Settanta.
Il romanzo è breve, ritmato, costruito per andare dritto al cuore della vicenda senza deviazioni superflue. Anche l’epilogo, freddo e improvviso, rispecchia questa scelta: arriva senza preparativi, cogliendo il lettore con la stessa brusca consapevolezza che accompagna Paco nel suo percorso.
Il risultato è un romanzo che utilizza i meccanismi del noir per osservare la Storia da un’angolazione laterale e per delineare un protagonista interessante.
Paco Durante emerge come una figura fuori asse rispetto alle istituzioni per cui lavora, determinato a seguire un’idea di giustizia non negoziabile anche quando il contesto la rende difficile da sostenere. Un ritratto nitido e disincantato, che si inserisce con coerenza nel quadro di un’Italia in cui verità e potere raramente coincidono.
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