Un’indagine di Woodstock
Recensione di Monica Truccolo
TRAMA
L’ex vicequestore Giacomo Chiesa (un «incorruttibile» avviato a far carriera ma deragliato) e Adriano Scala detto «Woodstock» (il detective le cui incredibili doti deduttive si attivano col consumo di stupefacenti) tentano di sfangarla fondando la Baskerville, agenzia investigativa alquanto sgangherata. Gli inizi sono pessimi ma una mattina, come un destino, un uomo si presenta a denunciare la sparizione della sorella, Veronica Attanasio, escort d’élite nota nel mondo BDSM con il nome di Missy Lutezia.
L’indomani, la visita del leader di Democrazia Nazionale innesca un meccanismo complesso e pericoloso: gli è appena stata recapitata una lettera minatoria firmata Nuove Brigate Rosse, ma in verità̀ anche lui sta cercando Veronica. Seguendo le tracce di Missy Lutezia da Roma a Milano, il duo scopre che Veronica era in possesso di video compromettenti. Intanto, nei quartieri più̀ degradati della capitale, gruppi neofascisti pestano a sangue senzatetto nell’indifferenza generale. I due filoni d’indagine si intrecciano, rivelando una rete di criminalità̀ e servizi segreti e un piano eversivo che affonda le radici nel passato oscuro della Repubblica.
L’uomo fece un respiro profondo. «Mia sorella… fa un lavoro particolare. È esperta di dominazione e pratiche sadomaso. Ed è nota con il nome di Miss Lutezia».
Giorni di piombo è un thriller psicologico che ruota attorno alla misteriosa scomparsa di Missy Lutezia, una giovane donna il cui rapimento si trasforma in un enigma che i protagonisti sono chiamati a risolvere.
Missy Lutezia è una professionista nel campo del BDSM, esperta nelle pratiche sadomaso e nella figura della dominatrice. Tra i suoi clienti si trovano uomini di potere, politici, rinomati industriali e personalità influenti.
«Ma che cazzo, Giacomo» sbottò Woodstock mandandosi di traverso un sorso di birra ambrata. «Come parli? Sua sorella non è una puttana, è una dominatrice».
L’onorevole Carrozza, cliente di Missy Lutezia e timoroso che possano trapelare notizie in grado di ostacolare la sua corsa alle elezioni politiche per la carica di primo ministro, incarica in via ufficiosa i detective Giacomo Chiesa, ex vicequestore, e Adriano Scala, soprannominato “Woodstock”.
L’on. Fulvio Carrozza si era fatto notare qualche anno prima quando aveva cominciato la sua ascesa nelle gerarchie della sinistra moderata.
La storia si dipana tra indagini, interrogatori e momenti di tensione crescente, ma il libro non si limita a un semplice giallo.
Leo Giorda utilizza la scomparsa di Missy Lutezia come un pretesto per esplorare le psicologie dei personaggi principali, ognuno dei quali affronta il caso da una prospettiva personale e spesso inquietante. Ci sono dilemmi morali, segreti del passato e verità scomode che emergono gradualmente, portando i lettori a mettere in discussione le motivazioni di tutti i coinvolti.
«Adriano, smettila con questa stronzata. Non siamo in un film, e non è un gioco. Quest’agenzia è il nostro lavoro. Ci ho investito dei soldi, del tempo, delle speranze. Non puoi tenermi all’oscuro di un fatto così importante solo perché abbiamo litigato. Cresci un po’».
Woodstock e Chiesa non sono i classici detective alla ricerca di indizi, ma uomini tormentati dalle proprie esperienze e dai propri demoni. Woodstock, dall’aspetto poco convenzionale, hippie fuori tempo massimo, scapestrato impenitente, tipico frequentatore di centri sociali di sinistra, possiede un intuito sorprendente, anche se per attivarlo ricorre talvolta a sostanze stupefacenti.
Chiesa, reduce da un matrimonio fallito, è invece segnato da un carattere spesso arrogante e da qualche problema con l’alcol.
La soluzione dell’indagine passa così anche attraverso la comprensione della complessità delle relazioni umane e delle paure che i due investigatori si portano dentro.
Giacomo cominciava a spazientirsi. «Eppure qualcosa dovevate sapere, Cristo. Possibile che vi siate fatti mettere a catena da uno sconosciuto senz’arte né parte?»
Giorda mantiene un’atmosfera costante, alternando svolte narrative a momenti di introspezione sulla vulnerabilità umana. I “giorni di piombo” non evocano soltanto un periodo carico di mistero, ma rappresentano anche fasi di crisi personale per i protagonisti, chiamati a confrontarsi con il proprio passato e con le scelte che li hanno inevitabilmente segnati.
Chiesa sbuffò. «Adriano, guardami bene. Il caso è chiuso» scandì. «Finito. Risolto. Abbiamo fatto quello che ci avevano chiesto di fare, ci hanno pagato… andiamo oltre, ti prego».
Un altro aspetto affascinante del romanzo è la capacità di spingere il lettore a interrogarsi sulle sfumature della verità e sulla manipolazione delle informazioni.
Nessuno è davvero ciò che sembra, e la verità, per quanto scomoda, finisce sempre per emergere.

Leo Giorda
Leo Giorda (1994) è nato e cresciuto a Roma. A venticinque anni, dopo la laurea in Beni culturali e la specializzazione in Storia dell’arte, comincia a viaggiare per l’Italia e l’Europa mantenendosi con lavori vari e sempre coltivando il sogno della scrittura.
L’angelo custode è il suo primo romanzo.
Leo Giorda mantiene la tensione alta fino all’ultimo, offrendo un finale intenso e che, soprattutto, invita alla riflessione sulle conseguenze delle scelte dei protagonisti e sul confine tra morale e ambiguità.
Giacomo si tuffò in poltrona e bevve un sorso da una bottiglia di vodka già vuota per metà. «Niente. Solo una piccola ricaduta».
I libri della serie dedicata a Woodstock e Chiesa sono tutti autoconclusivi, ma i personaggi ci accompagnano da un romanzo all’altro, lasciandoci seguire l’evoluzione delle loro vite e regalandoci sempre nuove e inaspettate sorprese.
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