Recensione di Francesca Pica
TRAMA
Luigi Fucini, ricercatore che si occupa di intelligenza artificiale presso il CNR di Pisa, vive immerso nella musica, che sente come parte del suo inconscio. Un giorno, Linda Proietti, collega precaria specializzata in mondi virtuali, sceglie Jeremy dei Pearl Jam come testamento del proprio suicidio.
Luigi non riesce ad accettare quella morte e, spinto più dai suoi fantasmi che da dubbi concreti, inizia a indagare. Ma non si tratta solo di un’indagine su una morte sospetta, quanto sul confine fra mondo reale e realtà virtuale, fra intelligenza artificiale e sentimenti umani. Un confine sottile, molto sottile.
“Try to forget this (try to forget this)
Try to erase this (try to erase this)
From the blackboard”
Jeremy – Pearl Jam
Polvere di gesso di Fabrizio Falchi è un giallo atipico.
Si apre con il suicidio di una ricercatrice del CNR e prosegue mescolando gli elementi del giallo classico, come l’indagine, ad approfondimenti di tematiche quanto mai attuali, prima fra tutte la tecnologia e il rapporto tra realtà e realtà virtuale.
Falchi, inoltre, non risparmia le sue conoscenze in campo musicale, tanto che il lettore – soprattutto noi figli degli anni ’80-’90 – si ritrova a canticchiare canzoni e a ricordare la propria gioventù.
Il protagonista è Luigi Fucini, ricercatore del CNR appassionato di musica, costantemente accompagnato dai suoi tormenti e dai suoi fantasmi. Luigi diventerà detective perché ossessionato da una verità che in qualche modo intuisce e che – come ogni ricercatore – vuole poter dimostrare.
Un’indagine non solo sulla morte della collega Linda, ma anche un’indagine introspettiva, dentro sé stesso. Luigi prende il lettore per mano e lo accompagna nel suo mondo più nascosto: si interroga sulla tecnologia, sul rapporto tra reale e virtuale, sulla fragilità umana, intraprendendo un viaggio che lo porterà a scoprire verità su di sé e sul mondo della ricerca che lo circonda.
Quel mondo, quello del CNR di Pisa, dove:
si realizzavano i sogni! Adesso, a volte, mi sembra quello dove si costruiscono illusioni.
Uno sfondo poco o quasi mai utilizzato nella narrativa italiana, che conferisce al romanzo una dimensione realistica e attuale, avvicinando il lettore a un ambiente quasi esclusivo.

Fabrizio Falchi
Fabrizio Falchi ingegnere informatico, è ricercatore del CNR di Pisa dove si occupa di intelligenza artificiale ed è responsabile del gruppo di ricerca in Computer Vision e Deep Learning.
Oltre a dedicarsi all’attività scientifica, all’innovazione, all’insegnamento, alla divulgazione, ai due figli e a una gatta, è appassionato di musica: diplomato in pianoforte, ha studiato composizione e suonato in vari gruppi rock. Polvere di gesso è la sua prima operaria letteraria.
Falchi glielo fa conoscere: lo prende per mano e lo conduce attraverso corridoi lunghissimi, su cui si aprono porte tutte uguali ma che nascondono mondi e modi di vedere sempre diversi.
È come trovarsi all’interno di un videogioco: il reale si fonde con il virtuale e si resta spiazzati dalle storie che vivono in quei corridoi. Storie fatte di sogni, di precariato, di merito, di lotta per il futuro, di fondi che servono e non ci sono.
Per virtuale intendo che non è reale ma che per la tua percezione della realtà è come se lo fosse. In questi mondi virtuali si interagisce attraverso un avatar.
La trama si snoda quindi tra le indagini e le intuizioni di Luigi e le sue riflessioni introspettive. Lo sviluppo è complesso e ben costruito, anche se talvolta la narrazione risulta appesantita. “Polvere di gesso” prova a giocare su più piani – quello del giallo, quello della narrativa e quello della riflessione – che da un lato intrigano e dall’altro tendono a rendere la storia, in alcuni passaggi, meno fluida. Non scorre del tutto fino al colpo di scena, che rimette tutto in gioco. Falchi è bravo a orchestrare i diversi livelli narrativi con la caparbietà di chi vuole coinvolgere il lettore fino in fondo.
I punti di forza sono sicuramente l’originalità dell’ambientazione, resa tale proprio perché descritta da chi vive quel meccanismo e lo conosce davvero; le tematiche affrontate, che animano il dibattito pubblico e che qui vengono illustrate con parole “semplici”, evitando che il lettore si perda nei tecnicismi; e poi… la musica.
È la colonna sonora del libro, capace di far immergere il lettore in un mondo a sé.
Un mondo in cui Luigi Fucini diventa il Virgilio che condurrà il lettore verso la verità, un viaggio che non trascura l’esplorazione dell’animo umano.
Ogni situazione gli suggeriva un brano che spesso decideva di ascoltare, ma che a volte risuonava soltanto nei suoi pensieri.
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