Notti nere di Marco Vichi

Notti nere Salotto Giallo

Un’avventura del Commissario Bordelli

Recensione di Marco Lambertini

TRAMA

Giugno 1970. Tutta l’Italia è seduta davanti al televisore per seguire le partite della Nazionale di calcio ai Mondiali in Messico, mentre i ragazzi, e soprattutto le ragazze, scendono in piazza per rivendicare i propri diritti, nel clima di protesta di quegli anni. Il mondo sta cambiando in fretta, pensa l’ex commissario Franco Bordelli, e ogni cambiamento si tira dietro un bel po’ di confusione.

Adesso che è in pensione il tempo per pensare al passato – a sua madre, alla guerra, ai vecchi casi non risolti – non gli manca, ma fa anche tanti progetti per il futuro con la fidanzata Eleonora. Almeno finché il crimine non torna a bussare alla sua porta… Piras infatti, ormai prossimo a diventare commissario, lo coinvolge sempre nelle indagini, e adesso ci si mette pure il nuovo questore, che sembra proprio non poter fare a meno di lui.

È come stare sospeso in un limbo tra il passato e il presente… il lavoro da sbirro e la pensione, i colpevoli da acciuffare e le passeggiate all’Impruneta. Ma il destino ha in serbo la più imprevedibile delle sorprese, e Bordelli non potrà tirarsi indietro.

Con Notti nere, Marco Vichi giunge al sedicesimo episodio della serie dedicata al Commissario Bordelli, e lo fa dando spazio a diverse linee di racconto che poi si uniscono in un’unica trama: la vita di Franco Bordelli.

Siamo nel 1970, un anno di scosse sociali e morali che attraversano Firenze come una corrente sotterranea. È in questa atmosfera irrequieta che incontriamo Bordelli, in pensione da pochi mesi ma tutt’altro che disposto a una vita pacata.

Alcuni eventi tragici aprono squarci profondi sulla città e sul protagonista.
L’aggressione di una giovane donna, con un furore che richiama la logica disturbante dei maniaci seriali; l’omicidio di una giovane prostituta, che porta alla luce un sistema di schiavitù e sfruttamento feroce, molto più moderno e spietato della criminalità che Bordelli aveva imparato a riconoscere; infine la caccia a una banda di rapinatori che, in qualche modo, riporta “ufficialmente” Bordelli in servizio.

Questi casi, e ciò che rivelano, incrinano l’idea che Bordelli aveva del male, ma non lo trovano impreparato. Semmai lo costringono a una riflessione ancora più profonda.

Notti nere è forse uno dei romanzi in cui la coscienza di Bordelli appare più nuda, più esposta. Il suo pensiero ritorna ossessivamente a una domanda originaria, quasi filosofica:

«Chi è che decideva cos’era il Bene e cos’era il Male?
Come si faceva a riconoscerli?
Non era certo la prima persona che si baloccava con simili domande…»

Ma il momento più delicato, e più rivelatore, arriva quando l’ex commissario si confronta con l’idea, dolorosa e proibita, della giustizia privata. Ed è proprio questo dilemma che Bordelli vive come uno specchio inquietante:

«No mamma, non mi pento di quello che ho fatto… Troppo spesso la giustizia dei tribunali lascia vie di scampo a individui che poi continuano a fare del male agli altri…
No, non mi pento, non posso permettermi di pentirmi…
Sarà Dio a giudicarmi, alla fine dei tempi. Accetterò il suo verdetto.
Però qui sulla terra voglio fare quello che mi sembra giusto…»

Queste parole sono una tentazione, una ferita, una possibilità oscura nella quale l’ex commissario potrebbe cadere.

Accanto a Bordelli ritroviamo i personaggi ormai stabili. Piras, ormai uomo più che allievo, rappresenta la continuità: in procinto di diventare commissario, osserva Bordelli con affetto e agisce ormai in perfetta simbiosi con il suo mentore.
Eleonora, invece, è il cuore segreto del libro. Il suo desiderio di diventare madre, e di volerlo diventare proprio con Bordelli nonostante la grande differenza d’età, non è un azzardo romantico ma un atto di fiducia assoluta.

Una fiducia che smonta le difese del protagonista e lo costringe a confrontarsi con un futuro che non aveva mai osato immaginare.

I momenti di intimità tra i due, costruiti da Vichi con delicatezza e verità, non servono solo a definire la loro relazione: completano i personaggi, mostrando come Eleonora tocchi in Bordelli una zona fragile e luminosa, qualcosa che somiglia molto alla possibilità di una vita diversa.

Tra le pagine più significative del romanzo c’è la cena della “Confraternita”: Ennio, il maresciallo Arcieri, il dottor Diotivede, Dante il musicofilo, Piras e naturalmente Bordelli. Una tavolata che è quasi un rito.

Un cerchio sacro che unisce amici di una vita segnata dalla guerra e da ideali che ora sembrano ingialliti come fotografie troppo esposte alla luce.

Durante queste cene ciascuno racconta una storia personale: vicende vissute tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, frammenti di un passato spesso tramandato solo per schegge.

Marco Vichi

Marco Vichi è nato nel 1957 a Firenze e vive nel Chianti. Presso Guanda ha pubblicato i romanzi: L’inquilino, Donne donne, Il brigante, Nero di luna, Un tipo tranquillo, La vendetta, Il contratto, La sfida, Il console, Per nessun motivo, Ombre, Il ritorno, Occhi di bambina e, con Leonardo Gori, Vite rubate; le raccolte di racconti Perché dollari?, Buio d’amore, Racconti neri, Il bosco delle streghe, Se mai un giorno, Oltre il limite e La casa di tolleranza; i graphic novel Morto due volte con Werther Dell’Edera, Il commissario Bordelli con Giancarlo Caligaris e Reparto macelleria con Monica Fabbri; la favola Il coraggio del cinghialino.

Della serie dedicata al commissario Bordelli sono usciti, sempre per Guanda: Il commissario Bordelli, Una brutta faccenda, Il nuovo venuto, Morte a Firenze (Premio Giorgio Scerbanenco – La Stampa 2009 per il miglior romanzo noir italiano), La forza del destino, Fantasmi del passato, Nel più bel sogno, L’anno dei misteri, Un caso maledetto, Ragazze smarrite, Non tutto è perduto, Nulla si distrugge e Meglio di niente.

Vichi ci accompagna così in un territorio narrativo prezioso: non la storia ufficiale, ma quella umana, fatta di paure, errori, coraggio improvvisato, scelte ambigue che segnano per sempre chi le compie.

Ne esce un quadro diverso della guerra: meno retorico, più fragile, più vero. Una memoria che continua a tenerli ancorati a un mondo che sta scomparendo, un mondo che li definisce ma che ora rischia di diventare una comoda prigione.
Eppure, questi uomini sono anche pronti ad affrontare la modernità, pur non essendo più giovani. Il mondo cambia, e loro cambiano con lui, zoppicando ma avanzando.

In tutto questo, Piras è il giusto trait dunion: la voce giovane che riporta i discorsi a terra, che tiene i piedi di tutti ben piantati nel presente, che ricorda a quei reduci di storie epiche che la vita continua e lo fa in avanti.

Notti nere è un romanzo che vive soprattutto di personaggi e di memorie.

Vichi costruisce una narrazione che assomiglia più a un collage di racconti, un mosaico di vite che si incrociano attorno a Bordelli, tra passato e presente.

È una scelta narrativa interessante, ricca di atmosfere e di sentimento, ma che va a discapito di un ritmo univoco.

Eppure proprio quell’indagine – le due aggressioni, il movente sepolto nel passato, la scoperta che il male affonda le sue radici nella storia personale e collettiva – avrebbe meritato più spazio.

Quando Vichi si concentra sul caso, il romanzo prende fuoco: peccato che quelle fiamme si vedano solo a tratti.

Detto ciò, la ricchezza umana dei personaggi e la profondità morale della storia rendono Notti nere un tassello importante della saga, soprattutto per chi segue Bordelli da anni e vuole vederlo crescere anche fuori dai confini del poliziesco classico.

La conclusione è nelle parole di Rosa, un altro personaggio ricorrente della serie, che riecheggiano nella mente di Bordelli e segnano forse un nuovo inizio:

E a un tratto gli venne in mente la profezia di Amelia… o Amalia… Quel che è finito ricomincerà…

Arrivederci a Bordelli e agli anni 70.

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