Hotel Rapsodia di Paolo Baldini

Hotel Rapsodia Salotto Giallo

Recensione di Samuela Moro

TRAMA

E venne il tempo del Diavolo furente. La chiesa della Città Bassa prese a tremare e pian piano sprofondò come piccola scheggia di sasso in un abisso sconosciuto. Statue, cattedrali, musei, dipinti, biblioteche: tutto era polvere. Parte da qui l’indagine del burattinaio Karol Dragadze e della naturalista Ellen Bellamy che conduce a Utrecht, a un antico manoscritto del XVIII secolo, e poi a Venezia, Firenze, Bologna, Trieste.

Un viaggio emozionante per scoprire che l’arte, per restare viva, dev’essere amata. Altrimenti svanisce. E allora ecco il sacrificio di Eva, la ragazza che non poteva dimenticare, il dolore di Ulma, la sorella senza età di Karol, i tormenti del professor Andrei, che (forse) conosce la chiave del mistero, la malinconia di Markus Aurora, l’uomo sui trampoli, la doppia disdetta che colpì Nazzareno Tenaglia, ingegnere e tanguero del sabato, e frate Giosuè con le sue tiritere profane. Tutti e due uccisi da uno starnuto poco delicato.

Hotel Rapsodia di Paolo Baldini viene presentato come un “thriller concettuale”, una definizione che suggerisce un approccio al genere diverso dal consueto.

Non un thriller costruito su indizi, indagini e tensione crescente, dunque, ma una storia in cui l’elemento perturbante è più un’idea che un evento, un concetto, appunto. In questo senso, il romanzo non tradisce la sua etichetta: il mistero esiste, ma è principalmente simbolico.

La vicenda da cui dovrebbe partire l’indagine – il crollo di chiese, monumenti e luoghi d’arte – rimane infatti sullo sfondo.

Non c’è una vera investigazione, né un intreccio tipico del thriller; la narrazione si concentra invece sulle vite dei personaggi, sui loro sentimenti e sulle ferite che li attraversano.

Amore, tradimento, dolore, musica, speranza: sono questi i concetti che dominano e che rendono Hotel Rapsodia più vicino alla narrativa contemporanea che al romanzo di tensione.

Paolo Baldini

Paolo Baldini, giornalista, critico cinematografico e blogger. Dal 2001 scrive per il Corriere della Sera. Hotel Rapsodia è il suo primo romanzo.

La scrittura di Baldini è frammentata, visiva e descrittiva, con una padronanza linguistica che rende la lettura piacevole, a tratti ammaliante. Ciò che può lasciare perplessi è lo scarto tra ciò che il lettore si aspetterebbe da un thriller e ciò che il libro effettivamente offre: non un’indagine, ma un mosaico di emozioni, simboli e riflessioni legate all’arte e alla sua fragilità.

Il romanzo trova però un punto di forza nella sua domanda centrale, racchiusa in una delle citazioni più significative:

Che cosa potrebbe mai accadere se l’invisibile ciclone che si sta portando via i capolavori dell’arte cancellasse la musica? Si rispose, ‘il mondo perderebbe equilibrio, armonia e sarebbe sommerso dal disincanto’.

Un interrogativo che riassume bene cosa si intende, qui, per “thriller concettuale”: la tensione non nasce da ciò che accade, ma da ciò che potrebbe sparire.

Salottometro:

3
Hotel Rapsodia Salotto Giallo

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