Recensione di Katya Fortunato
TRAMA
Nelle aule del tribunale di Firenze si celebra il processo dell’anno. Attilio Bergamini, amministratore delegato della Safe Word, è accusato di bancarotta fraudolenta. La condanna sembra segnare la sua fine, ma la caduta di un uomo potente non avviene mai in silenzio: poco dopo, l’eco di una pistola squarcia la calma del palazzo di giustizia.
Quel giorno a sostenere l’accusa c’è Valeria Parri, pubblico ministero divisa tra una professione che la consuma e la fragile salute del figlio appena nato. Con lei ci sono Giulia Gori, giornalista d’inchiesta pronta a tutto, Monica Giusti, commercialista brillante segnata da relazioni tumultuose, ed Erika Martini, poliziotta determinata a far luce sulla sparatoria. Quattro amiche, quattro donne di successo, madri single con vite sentimentali complicate e carriere che non lasciano tregua. In un mondo dominato da uomini influenti, scelgono di non arrendersi e trovano l’una nell’altra il coraggio per svelare inganni, minacce e abusi di potere.
“A Firenze gira voce” è un giallo serrato che, in un crescendo di colpi di scena, intreccia la ricerca della verità a tutti i costi con la forza della lealtà. Sullo sfondo una Firenze bellissima e crudele, in cui quattro protagoniste indimenticabili dimostrano che, contro i soprusi, niente è più forte della solidarietà femminile.
Nelle aule del tribunale di Firenze, uno sparo lacera la calma del palazzo di giustizia. Da quel momento la verità smette di essere un fatto da ricostruire e diventa un bisogno da inseguire.
Al centro c’è Valeria Parri, pubblico ministero che procede a passo sicuro nonostante tutto ciò che le sta precipitando addosso: un neonato fragile, un divorzio imminente e altri due figli. Notti insonni, la paura che il lavoro la divori e la consapevolezza che la giustizia, spesso, non basta, aggravano ulteriormente il peso che porta.
Accanto a lei si muovono altre tre donne, unite non solo dall’amicizia ma da un filo di resistenza che nessun potere maschile, per quanto arrogante, riesce a spezzare.
Giulia Gori, giornalista, ha scelto la verità come vocazione. Si getta a capofitto nelle storie senza tirarsi indietro. Dietro la sua determinazione vive una solitudine profonda, accompagnata dal bisogno di sentirsi utile, parte del mondo. Firenze, per lei, è una stanza piena di echi, e lei vuole ascoltarli tutti.
Al di là delle regole e dei protocolli sulle rogatorie, quello che faceva la differenza erano i rapporti umani. Se due magistrati erano animati dallo stesso spirito di servizio, tutto cambiava, si saltavano trafile burocratiche, lungaggini, pratiche incagliate. Sia con Papini che con Beck c’era quel tipo di rapporto. Un punto a favore dell’inchiesta.
Monica Giusti ha il cuore troppo esposto. Commercialista di talento, sempre impeccabile finché le emozioni non decidono di strapparle la maschera, vive una lotta costante tra ciò che sa fare e ciò che teme di essere. Le sue relazioni tumultuose non sono solo fallimenti sentimentali: le ricordano quanto sia difficile rischiare di crollare. Ma quando la verità chiama, Monica risponde. Sempre.
Sedettero alla tavola imbandita e fu servito il pranzo, gli uomini commentarono una battuta di caccia a cui avevano partecipato quella mattina nella tenuta di un conte, erano euforici dopo lo sforzo fisico e la sfida con la natura e con le prede. Anche se in quella tenuta per l’occasione venivano liberati animali docili e inermi, per consentire a uomini armati di ucciderli. Il pranzo fu innaffiato da svariate bottiglie di vino pregiato, c’erano giudici, commercialisti, qualche imprenditore, un paio di avvocati, mentre una buona metà delle donne presenti si limitava a fare la moglie.
E poi c’è Erika Martini, poliziotta che non conosce la resa. Impulsiva e determinata, si butta a capofitto in ogni indagine, anche rischiando, pur di fare la cosa giusta. Ogni indizio che segue, ogni interrogatorio che conduce, è un passo verso qualcosa che percepisce più grande di un semplice caso: una battaglia contro un sistema che preferirebbe chiudere gli occhi.

Christine Von Borries
Christine Von Borries nasce a Barcellona nel 1965 da madre italiana e padre tedesco. Dopo la laurea in Giurisprudenza vince il concorso in magistratura e lavora come pubblico ministero ad Alba, Prato, Palermo e, dal 2005, a Firenze.
Ha pubblicato con Guanda Fuga di notizie e Una verità o l’altra e con Giunti le precedenti indagini delle quattro amiche fiorentine A noi donne basta uno sguardo e Le unghie rosse di Alina.
Von Borries intreccia le loro storie con una grazia quasi invisibile: le emozioni delle quattro protagoniste scivolano l’una nell’altra, creando un coro di voci femminili che vibra sotto la trama.
Non sono eroine ideali, ma donne vere, stanche, coraggiose, testarde — e proprio per questo potentissime.
Ognuna porta avanti un frammento di verità, ma soprattutto porta avanti sé stessa, affermando il diritto di esistere in un mondo che troppo spesso chiede loro di farsi da parte.
A Firenze gira voce è il terzo capitolo dedicato a queste quattro donne e, anche se non si conoscono i pregressi, sono facilmente intuibili: l’autrice inserisce qua e là ricordi delle “imprese passate”.
La storia è autoconclusiva; ciò che continua, e che vale davvero la pena conoscere, sono le vite delle quattro protagoniste.
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