La femminanza di Antonella Mollicone

La femminanza Salotto Giallo

Recensione di Barbara Terenghi Zoia

A cura di Cristina Casareggio

TRAMA

Nell’Italia del ‘900, una Cerchia di donne si riunisce per trovare la propria libertà. Alla Rocca, paesino del Lazio meridionale, tutti conoscono i Maletazzi, i signori che vivono nel più bel palazzo del centro.

Però solo Camilla, la più giovane della famiglia, sa quanti segreti si nascondono tra quelle stanze, quanto dolore. Un dolore che lei custodisce in silenzio finché, nell’autunno del 1920, Peppina, la levatrice e chiudiocchi del paese, non l’accoglie nella Cerchia, un gruppo di donne che si ritrova per condividere fatiche e saperi.

Alla Cerchia si preparano decotti e medicamenti, si fila la lana, si raccontano storie e si scambiano confidenze, senza timore di essere giudicate o rifiutate: che siano ricche o povere, giovani o anziane, tutte le donne trovano nella Cerchia rifugio e comprensione, in nome di quella femminanza che da sempre è scintilla di vita e legame di sorellanza. E che per Camilla diventa il balsamo capace di curare le ferite del passato, permettendole finalmente di aprirsi all’amore di suo marito.

Dopo di lei, anche sua figlia Viola trarrà conforto dal sapere antico della Cerchia. Cresciuta tra le rovine della guerra e l’entusiasmo della ricostruzione, Viola è divisa tra il desiderio di studiare e affermare la propria indipendenza e la passione per un uomo che invece vorrebbe relegarla al ruolo di moglie e madre. E ancora una volta saranno le donne della Cerchia ad aiutarla, facendole capire che il vero amore non limita, ma libera.

Attraverso una scrittura palpitante, capace di restituire la materia viva delle emozioni e la forza concreta del quotidiano, Antonella Mollicone compone una saga familiare al femminile che attraversa mezzo secolo di storia italiana, dall’ascesa del fascismo al boom economico, passando per la Seconda guerra mondiale e il bombardamento di Montecassino. 

Nel libro d’esordio di Antonella Mollicone, La Femminanza, troviamo intrecciata l’esistenza femminile con il grande telaio della Storia.

Ambientato alla Rocca, nel Lazio meridionale, racconta la vicenda di Camilla, una giovane che vive con la famiglia nel palazzo più prestigioso del paese, simbolo della posizione sociale elevata dei Maletazzi.

Camilla è priva di una madre, morta prematuramente, e non ha sorelle né nonne: le manca una figura femminile di riferimento, di cui avverte un bisogno disperato. Nel suo passato porta con sé un segreto doloroso: ha subito abusi e, per questo, non riesce a vivere pienamente la relazione con il fidanzato Aldino. A sostenerla arriverà Peppina, la levatrice del paese e grande amica della madre, che la guiderà nei passaggi cruciali dell’esistenza di una donna.

Peppina non è sola: può contare sulle altre comari, le donne della Cerchia. Non un semplice rifugio, ma un cerchio sacro, quasi magico: silenzi condivisi, parole sussurrate, un luogo in cui il dolore si scioglie e scivola via. Nella Cerchia tutte le donne sono alla pari, si sostengono e si raccontano: c’è chi viene picchiata, maltrattata, tradita o segregata in casa.

Il romanzo è uno spaccato dell’Italia degli anni Venti e della condizione femminile, in un’epoca in cui le donne non avevano ancora diritto di voto.

Ma insieme queste donne diventano una forza indistruttibile: a ogni problema trovano una soluzione, che sia ammansire i mariti, filare la lana, cucire abiti da rivendere o preparare pozioni di erbe – saperi che diventeranno la base della moderna scienza erboristica. Custodi di un sapere antico, trasformano la fragilità in resilienza.

Qua, di medici appatentati, ce ne so’ stati sempre pochi, soprattutto pei poveri e pe’ le femmine. E chi ha più anima e mani da sempre mischia preghiere e medicamenti. Perché, dove non arrivano questi, ci arriva chi sta là sopra.

Antonella Mollicone (©Basso Canarssa)

Antonella Mollicone è un’autrice italiana.

Dopo la laurea in Lettere classiche, il baccalaureato e la licenza in Archeologia cristiana, inizia a insegnare materie letterarie e a occuparsi di epigrafia.

Successivamente apre Bibliotè, libreria-caffè letterario al centro della città di Sora, che gestisce per diversi anni, e diventa ricercatrice letteraria per i Comuni del suo territorio e direttrice artistica del Labirinto dei Musei dello scultore Vincenzo Bianchi.

A La femminanza (Nord, 2025) ha lavorato per più di dieci anni, raccogliendo testimonianze sul campo e attingendo alla memoria popolare e storica del Lazio meridionale.

La scrittura della Mollicone, a tratti dialettale, irriverente e sensuale, restituisce il battito della vita quotidiana: il profumo delle erbe che bollono sul fuoco, il filo di lana che scorre tra le dita, le voci intrecciate in confidenze.

Ma oltre alle immagini resta la sostanza più luminosa del romanzo: la certezza che, quando le donne si uniscono al di là di ceti sociali e convenzioni, la sorellanza non conosce confini e l’amore autentico non incatena,
ma spalanca orizzonti.

Camilla aveva la forza di spaventare i maschi. Quando assisteva le partorienti e imponeva le sue regole a tutti i parenti e, se i mariti o i padri o i figli si azzardavano a contraddirla, faceva espoledere la femminanza. Così la chiamava quella veemenza di corpo e lingua contro ogni loro prepotenza con cui era capace di sbattere tutti fuori dalle case loro.

Sprazzi di vita quotidiana si alternano alle grandi trasformazioni della storia: erbe sul fuoco, ferri che intrecciano la lana, segreti sussurrati, confidenze, passioni e resistenze.

Camilla e Viola, madre e figlia, attraversano stagioni diverse della vita e del secolo, ma le loro voci si uniscono in un unico canto. Camilla impara ad aprirsi all’amore liberandosi dal passato, mentre Viola, cresciuta tra macerie e speranze, cerca un posto in un mondo che pretende di definirla. Entrambe trovano nella Cerchia lo specchio di una forza collettiva, in cui la fragilità diventa alleanza.

La Femminanza restituisce la potenza di una comunità capace di resistere, tramandare e anche ridere, nonostante i tempi difficili che attraversa.

La Cerchia è memoria e profezia insieme: un inno al femminile che resiste a guerre, dittature e ricostruzioni, ancorato alla forza invisibile della sorellanza.

Leggerlo significa entrare in un cerchio che non si chiude, ma si apre, come la vita stessa: un mistero d’anima e di corpo, di memorie che diventano profezia e di voci che, insieme, compongono la femminanza.

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