Recensione di Alessandra Isabella Spanò
TRAMA
Ralph Townsend si è scelto lo pseudonimo di Wala Kitu – Wala è il termine che indica il nulla in tagalog, Kitu è quello che indica il nulla in swahili – una vera e propria dichiarazione d’intenti per il massimo esperto mondiale di nulla. Professore emerito di matematica alla Brown University, da anni Wala, nel suo studiolo, contempla il nulla e cerca il nulla.
Non l’ha trovato, ma sa che esiste. Proprio questa sua peculiare specializzazione gli fa incontrare John Sill, un miliardario che sogna di diventare un cattivo come quelli di James Bond, per vendicarsi della morte dei genitori di cui ritiene siano responsabili gli Stati Uniti d’America. Sill non bada a spese e ha i mezzi per convincere sia Wala che la sua collega di università Eigen Vector ad aiutarlo.
Il progetto di Sill è di usare il nulla contro gli Stati Uniti ed è disposto a tutto pur di riuscire nel suo intento, anche ad attaccare Fort Knox. Lì è convinto venga conservato del nulla. Per maneggiarlo e usarlo per i suoi scopi, però, ha bisogno di Wala che ben presto si convince di dover sventare il diabolico piano per salvare non solo l’America ma anche se stesso ed Eigen.
Riuscirà il professore a impedire al malvagio miliardario di far sì che accada il nulla? E nel farlo potrà fidarsi di Eigen e dei vari servizi segreti, o presunti tali, che danno la caccia a Sill?
Il romanzo Dottor No di Percival Everett è un’opera che non è facilmente inquadrabile.
Infatti si tratta di un romanzo che ha in sé diverse caratteristiche che a volte contrastano l’una con l’altra. Il lettore si trova davanti la componente post-moderna, la componente propria di un romanzo di formazione (non però di un ragazzo, ma di un adulto), la componente thriller, quella alla James Bond e quella filosofica, che tratta di uno dei problemi più complessi, quello ontologico.
La dimensione narrativa di Dottor No ha due piani che si connettono tra di loro, pur restando distinti.
Il primo è quello accademico universitario descritto con molta accuratezza.
L’altro è quello della Los Angeles dei nostri giorni, di cui si mettono in luce tutte le contraddizioni sociali che la caratterizzano.
Il protagonista si muove tra questi due ambienti e la geografia del romanzo è dominata dalla tensione tra questi due poli.
Il polo intellettuale e rarefatto degli studi universitari e quello invece criminale caratterizzato comprensibilmente da un forte pragmatismo.
Questa dicotomia si manifesta soprattutto attraverso l’ambientazione che da una parte presenta l’accademico e dall’altro invece il megalomane che vuole dominare il mondo.
A partire da una prima parte nella quale si ha sostanzialmente la presentazione delle due ambientazioni e dei personaggi che dimorano in esse, Everett comincia a muovere l’azione.
La parte centrale del romanzo è quella proprio in cui l’azione si dipana tumultuosamente. Invece, nella terza e conclusiva parte i due mondi, quello accademico e quello della azione criminale si fondono e danno vita al finale.
Dottor No affronta temi importanti e lo fa con precisione analitica.
C’è Innanzitutto il tema dell’identità, del rapporto tra l’intellettuale, abituato a disquisire di questioni altamente teoriche, che si ritrova a impattare con la delinquenza di “alto profilo” che smania di dominare il mondo.

Percival Everett
Percival Everett insegna alla University of Southern California.
Ha scritto numerosi libri, tra i quali: Deserto americano (2004), Ferito (2005), La cura dell’acqua (2007), Non sono Sidney Poitier (2009), Percival Everett di Virgil Russel (2013), Quanto blu (La nave di Teseo, 2020), Telefono (La nave di Teseo, 2021), Gli alberi (La nave di Teseo, 2023; finalista al Booker Prize e vincitore dell’Anisfield-Wolf Book Award).
Per i suoi lavori Everett ha ricevuto lo Hurston/Wright Legacy Award e il PEN Center USA Award for Fiction. Vive a Los Angeles.
Da questo romanzo Cord Jefferson ha tratto il film American Fiction, con Jeffrey Wright e Tracee Ellis Ross, candidato a 5 premi Oscar e 2 Golden Globe, vincitore del BAFTA per la migliore sceneggiatura non originale.
La prosa di Everett si caratterizza per la grande precisione con cui vengono alternati registri linguistici diversi con maestria.
Lo stile è sobrio, ma non privo di una ricchezza semantica che usa un lessico che va dal gergo tipico del mondo accademico alla lingua della strada senza mai risultare finto o forzato. La tecnica narrativa si basa sulla focalizzazione interna variabile che permette al lettore di accedere alla psicologia del protagonista.
Mantiene però nell’insieme una distanza critica, che è necessaria per analizzare con un po’ di distacco quello che il protagonista compie.
La costruzione delle scene di azione dimostra una particolare attenzione al ritmo della narrazione con una gestione temporale che accelera e decelera in funzione di quelle che sono le necessità drammaturgiche.
L’ironia è un elemento stilistico costante in tutto il romanzo. Essa però non è un’ironia fine a se stessa. Serve a far funzionare la critica sociale che l’autore vuole mettere in evidenza.
Everett è stato capace di affrontare temi articolati senza cadere nel semplicismo, ma riuscendo anzi a mantenere una certa complessità interpretativa che rispetta l’intelligenza del lettore.
La gestione degli ambienti dimostra una conoscenza specifica che conferisce allo scenario dell’azione una credibilità veramente accurata all’interno dell’impianto narrativo.
Però, è anche vero che alcuni passaggi della parte centrale del romanzo risentono di un eccesso di eventi che sono tutti affastellati l’uno sull’altro, compromettendo in questo modo l’approfondimento psicologico che è necessario per comprendere quello che sta succedendo sia ai personaggi sia alle loro azioni. Inoltre, alcune riflessioni di tipo meta narrativo, che risultano comunque interessanti dal punto di vista teorico, rischiano di interrompere continuamente la narrazione degli eventi, creando barriere discontinue nello svolgersi dei fatti.
Il Dottor No di Everett coinvolge il lettore e l’effetto complessivo è quello di un’opera che non offre consolazioni senza riflessione, ma che anzi costringe il lettore stesso a confrontarsi con la complessità delle scelte morali nella società contemporanea.
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