Non fuggire sceriffo di Ross Macdonald

Non fuggire sceriffo Salotto Giallo

Recensione di Monica Truccolo

Rubrica a cura di Cristiano Colombo e Katya Fortunato

TRAMA

Las Cruces non è il tipo di posto in cui la maggior parte dei viaggiatori penserebbe di fare tappa. Ma Lew Archer, dopo aver dato un passaggio a un autostoppista ferito da un colpo di pistola, capisce subito di essersi cacciato in un bel guaio e nel giro di poche ore finisce al centro di un’indagine per omicidio proprio nella cittadina di Las Cruces.

E non è tutto: l’inchiesta in cui si ritrova a essere sia scomodo inquirente sia sospettato è un susseguirsi di camion dirottati carichi di superalcolici, ventimila dollari provenienti da una rapina in banca, marijuana, corruzione, prostituzione, adulteri e incesti che fanno della cittadina una meta molto più interessante di quanto possano raccontare le guide di viaggio.

E con il tasso di omicidi in costante aumento, Archer rimane coinvolto in un mistero in cui tutti possono essere sia carnefici sia vittime.

I suoi occhi erano buchi neri nel viso giallo, la bocca una macchia rosso acceso simile al sorriso dipinto di un clown.

In Non fuggire, sceriffo, Ross Macdonald introduce il lettore fin dalle prime pagine in un’atmosfera tesa e ambigua.

Lew Archer, investigatore privato diretto a Sacramento per presentare un rapporto sulla diffusione di stupefacenti, si imbatte casualmente in un episodio che lo trascina in un intreccio di violenza e mistero.

Poco fuori dalla città di Las Cruces, un autostoppista ferito che crolla sulla strada diventa il punto di partenza di un’indagine complessa, in cui Archer, suo malgrado, si troverà invischiato in un brutale fatto di sangue.

Tony Aquista, anonimo sotto il lenzuolo, fu spinto fino all’obitorio in fondo al corridoio.

Archer carica l’uomo ferito sul sedile posteriore della propria auto e guida per diversi chilometri alla ricerca di un luogo dove chiedere aiuto. Quando finalmente raggiunge un piccolo motel, si scontra con la fredda indifferenza del proprietario, più preoccupato di restare fuori dai guai che di salvare una vita. Sarà la moglie dell’uomo, mossa da un senso di umanità che contrasta con l’apatia del marito, a chiamare un’ambulanza e ad avvisare l’ufficio dello sceriffo Brandon Church, un uomo ostile e prevenuto che vede in Archer solo un intruso di cui non fidarsi.

«Non è un po’ troppo bene informato su questa faccenda di Kerrigan?» disse. «Neanche a me piace quel bastardo. Ma questo non significa che abbia a che fare con una banda di ladri di veicoli.»

Non fuggire, sceriffo è un hard-boiled tradizionale di notevole qualità.

Ross Macdonald

Ross Macdonald (1915-1983) è lo pseudonimo dello scrittore americano-canadese di gialli Kenneth Millar. Durante gli studi universitari, nel 1944, scrisse il suo romanzo d’esordio, The Dark Tunnel, firmato con il suo vero nome. Il primo libro della serie di Lew Archer, Bersaglio mobile, seguì invece nel 1949 e sarebbe diventato poi il film Harper con Paul Newman (1966). All’inizio degli anni Cinquanta tornò in California, stabilendosi a Santa Barbara, luogo in cui è ambientata la maggior parte dei suoi libri.

Eletto presidente dell’organizzazione Mystery Writers of America, fu premiato con il Grand Master Award e anche con il Mystery Writers of Great Britain’s Gold Dagger Award. Le imprese di Lew Archer si concludono con The Blue Hammer nel 1976. Dopo Bersaglio mobile, Il vortice, Non piangete per chi ha ucciso e Il ghigno d’avorio, Non fuggire, sceriffo è il quinto capitolo di questa serie di grande successo, pubblicata nella collana Piccola Biblioteca del Crimine

La narrazione acquista forza man mano che la vicenda prende ritmo e Macdonald può sviluppare appieno le premesse costruite con pazienza nella fase iniziale, soprattutto nella gestione dei personaggi secondari.

È proprio attraverso il contrasto fra queste figure marginali che l’autore suggerisce come la vera battaglia non si combatta soltanto contro il crimine, ma contro l’indifferenza morale che lo rende possibile. Lew Archer scoprirà presto che un semplice gesto di umanità può trascinarlo in un labirinto di omicidi, rapine e segreti familiari, all’interno di un microcosmo corrotto, dominato da menzogne e interessi nascosti.

«No, non l’ho vista. Cosa sta succedendo, comunque?» «Omicidio. C’è una bella epidemia in corso a Las Cruces.»

Macdonald non si limita a rappresentare un semplice caso di cronaca nera, ma indaga la complessità morale dei suoi personaggi e l’ambiguità dei rapporti che li legano.

La trama, costruita con grande precisione, si sviluppa come un intreccio di eventi solo in apparenza casuali, in cui le verità emergono progressivamente, rivelando ferite interiori e tensioni profonde. Lo stile asciutto e controllato, unito a una costruzione narrativa impeccabile, rende il romanzo non solo un efficace poliziesco, ma anche un’indagine sul lato più fragile e contraddittorio dell’animo umano.

Church le lavò e fasciò le mani sanguinanti prima che la portassero via.

Salottometro:

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Non fuggire sceriffo Salotto Giallo

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