Il re in giallo di Robert W. Chambers

Il re in giallo Salotto Giallo

Recensione di Emanuela Ferrara

Rubrica a cura di Emanuela Ferrara

TRAMA

“Il re in Giallo” non è solo un libro. È una crepa nella mente. Un contagio silenzioso. In una New York sospesa tra il presente e qualcosa che ancora non esiste, un dramma proibito comincia a circolare. Chi lo legge sente voci, cade in una vertigine che ha la forma della normalità, deforma le stanze, frantuma l’identità. Tutto inizia in un momento preciso: l’apertura del libro. Da lì nulla si ricompone. All’inizio è una presenza invisibile: un testo maledetto, un’opera dentro l’opera, che non può essere letta senza conseguenze.

È la scrittura che devasta chi tenta di penetrarla. Un dio? Un’ombra? Nessuno sa cosa sia il re, ma la sua assenza prende forma. Nei racconti della seconda parte, tutto si sposta su un’altra frequenza: restano visioni, ricordi, crepe nella memoria. La logica cede, la realtà si piega. Pubblicato nel 1895, questo libro è un punto di rottura. Chambers scrive un’opera che precede Lovecraft, anticipa l’orrore cosmico, distrugge la distanza tra ciò che si racconta e ciò che si vive.

Il re in giallo torna sugli scaffali in una veste che è, senza esagerare, la più riuscita finora.

La collana BUR ci regala non solo una nuova edizione di un  imprescindibile classico del fantastico e dell’orrore, ma un vero e proprio viaggio nel cuore pulsante del weird più autentico. Quel weird che, ancora oggi, continua a insinuarsi nei nostri incubi e nelle nostre ossessioni.

Il merito va anche e soprattutto al traduttore, Massimo Scorsone, che riesce nell’impresa non semplice di restituire la voce di Robert W. Chambers in tutta la sua potenza evocativa. La traduzione è fedele al testo originale, ma non pedissequa. Ogni frase conserva il suo ritmo d’epoca e insieme vibra di una modernità sorprendente.

Si avverte una sensibilità contemporanea nel modo in cui vengono resi i chiaroscuri linguistici, le ambiguità psicologiche, i non detti che rendono questa raccolta tanto inquietante quanto affascinante.

La splendida nuova edizione italiana de Il Re in Giallo (BUR) è un gioiello che risplende davvero. Non solo perché propone uno dei testi fondativi del genere weird e dell’orrore cosmico, ma perché lo fa con un’attenzione maniacale alla lingua, alla resa dell’atmosfera e alla fedeltà al testo originale.

Già dal racconto Il restauratore di reputazioni, si percepisce chiaramente come l’opera teatrale omonima agisca come un micidiale virus dell’anima. In questo racconto la traduzione sa restituire il senso di straniamento e alterità che Chambers costruisce con eleganza.

Lo stile è volutamente un po’ falsetto, quasi dandy, ma Scorsone non si limita a “mettere in italiano”, coglie il tempo sospeso, l’ironia dolente, l’imperioso sottotesto di follia in agguato.

Poi La maschera con la sua metamorfosi marmorea e quell’alone alchemico, mostra ancora più chiaramente il contrasto tra decadenza estetica e terrore sottile. La lingua italiana qui non scade in arcaicismo inutile, ma risuona come “vecchio splendore che vive nel presente”.

Nel racconto Il segno giallo, forse il più celebre della prima parte della raccolta, il famoso testo maledetto appare come prototipo del Necronomicon: chi lo legge si arrende all’orrendo e all’assurdo.

Qui la bravura del traduttore è evidente: mantiene intatto il fascino ossessivo e la caduta progressiva nella vertigine, senza però sacrificare la fluidità della lingua italiana.

La seconda parte della raccolta si allontana dal sovrannaturale puro per virare verso tematiche più romantiche o emblematiche.

Robert W. Chambers

Robert William Chambers è stato uno scrittore e pittore statunitense. Trasferitosi in Francia, si dedicò allo studio delle belle arti a Parigi ed espose al Salon nel 1889.

Tornato a New York, iniziò a collaborare come illustratore per le maggiori riviste dell’epoca. In seguito si dedicò alla scrittura, pubblicando numerosi romanzi di genere che riscossero grande successo.

La fama di Chambers è legata al suo capolavoro, Il Re Giallo (1895).

Anche in questi casi, la traduzione riesce a far emergere la doppia anima di Chambers, quella gotica e quella sentimentale e a mantenere vivo il senso del “ritorno del weird”: quel sottobosco tremendo che riemerge anche quando sembra dormiente.

Grazie a questo lavoro editoriale e traduttivo, Il Re in Giallo non è solo un classico riscoperto, ma un testo vivo, che parla al lettore contemporaneo senza perdere nulla della sua aura originaria.

Il re in giallo si conferma non solo una pietra miliare del fantastico, ma anche una testimonianza attualissima di come il weird possa ancora parlarci oggi, con la stessa forza perturbante di un secolo fa.

Un volume imprescindibile per chi ama la letteratura che non conosce confini di tempo né di genere.

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Il re in giallo Salotto Giallo

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