L’ufficio degli affari occulti
Recensione di Marco Lambertini
TRAMA
Maggio 1832. A Parigi imperversa il colera, e la paura del contagio costringe tutti nelle proprie case. Eppure l’Ufficio degli affari occulti non abbandona le sue investigazioni nemmeno di fronte alla minaccia del morbo; soprattutto ora che l’ex attrice Aglaé Marceau è entrata a pieno titolo a far parte dell’istituzione. Ben poche donne ricoprono un ruolo simile, ma d’altronde l’ispettore Valentin Verne, che è il suo capo, è senz’altro il meno conformista tra i poliziotti.
Anche come fidanzato è anticonvenzionale: perciò Aglaé apprende che lui ha dovuto lasciare in fretta e furia la città per una missione segretissima da una lettera, anziché dalla sua viva voce. Lasciate infatti Parigi e le sue oscure vicende nelle mani dell’abile fidanzata, Verne è già giunto tra le alture della Vandea, in un clima di rivolta imminente, per indagare su due morti misteriose.
Molte sono le voci sui presunti assassini: spie di Luigi Filippo, oppure sostenitori della duchessa di Berry, aspirante al trono di Francia; messaggeri del diavolo che solcherebbero i mari su imbarcazioni avvolte nella nebbia, oppure adoratori di culti arcani che lanciano maledizioni. Ovunque, un canto malefico risuona nella notte, come un funesto presagio.
Nel quarto volume della serie L’Ufficio degli affari occulti, Éric Fouassier ci conduce in una nuova sfida del suo ormai iconico ispettore e della sua squadra, un’indagine labirintica in cui vicende criminali e rivolgimenti della Storia si intrecciano in un incantesimo difficile da spezzare.
Con Il canto del male, Éric Fouassier accompagna il lettore nel quarto capitolo della saga L’Ufficio degli affari occulti, un ciclo che offre un perfetto equilibrio tra romanzo storico e indagine poliziesca dalle sfumature gotiche.
Siamo nella Parigi del 1832, in un’epoca sospesa tra modernità e superstizione. La città è stretta nella morsa del colera, e il popolo vive nel terrore: le strade si svuotano, la fiducia nella scienza vacilla e antiche credenze sembrano riemergere come spettri. In questo scenario cupo, l’ispettore Valentin Verne, figura cardine fin dal primo volume, si ritrova invischiato in un nuovo caso che lo porterà lontano dalla capitale, fino alle terre brumose della Vandea, dove si intrecciano omicidi misteriosi, leggende diaboliche e segreti politici.
Con Il canto del male (seguito de L’Ufficio degli affari occulti, Il fantasma dei Lumi e Il volo del corvo), Fouassier, dopo aver costruito con pazienza la cornice storica della Parigi post-rivoluzionaria, la nascita della polizia scientifica e i primi fermenti del positivismo, sposta l’attenzione sul conflitto tra fede e ragione, tra la paura dell’occulto e la fiducia nella logica.
Valentin Verne, direttore dell’Ufficio degli affari occulti, è un uomo sospeso tra razionalità e inquietudine. È cresciuto nella convinzione che dietro ogni mistero si nasconda una spiegazione concreta, che la scienza e l’indagine possano dissipare le ombre dell’ignoranza. Fouassier ci ricorda però che Verne non è un semplice razionalista: è un osservatore lucido dell’animo umano, consapevole che il vero orrore non si nasconde nei riti oscuri o nei demoni evocati, ma negli uomini stessi.
Ma l’ispettore sapeva bene che il male, nel mondo, si incarnava in semplici esseri umani e che questi ultimi potevano mostrarsi ancora più spietati di tutte le creature da incubo.
Questa frase racchiude l’essenza del personaggio: un uomo di logica immerso in un mondo di credenze, ma consapevole che il male più profondo è sempre umano, radicato nella violenza, nell’ambizione e nella paura.
Accanto a lui, l’affascinante Aglaé Marceau, ex attrice e ora collaboratrice dell’Ufficio, porta un tocco di umanità e ironia che bilancia i toni cupi dell’indagine, rendendo il duo investigativo sempre più interessante e dinamico.
Fouassier ci conduce per mano nel periodo storico, mescolando racconto e trama romanzesca e dando risalto al quadro sociale. Il suo talento risiede nella capacità di far convivere l’accuratezza documentaria con l’immaginazione narrativa: ogni dettaglio, dalle descrizioni della Parigi colpita dal colera alle tensioni politiche tra seguaci del re Luigi Filippo e realisti borbonici, è intriso di verità storica, ma filtrato dalla sensibilità del narratore.
In questo volume, l’autore regala al protagonista una delle evoluzioni più profonde della serie. Valentin, guidato dalla razionalità e dal bisogno di ordine, si ritrova immerso in un contesto dove le certezze vacillano e i confini si fanno labili.
Anche Valentin aveva sviluppato nel corso degli anni l’amore per le idee chiare e precise. Nel suo universo non si tergiversava: si sceglieva un campo e si agiva di conseguenza. Tuttavia, da quando era giunto in Vandea aveva l’impressione di trovarsi in un territorio più incerto, dalle frontiere vaghe e mobili come la foschia che galleggiava su stagni e paludi. Doveva destreggiarsi in un paesaggio sempre mutevole, imparare a scendere a patti con ombre e personaggi sfuggenti.
Qui Fouassier mette in scena un Valentin Verne trasformato, più fragile e più umano. Per la prima volta, il direttore dell’Ufficio si trova di fronte a due fazioni contrapposte — i seguaci del re di luglio Luigi Filippo e i legittimisti fedeli ai Borboni, eredi di Carlo X — e deve imparare a navigare tra verità mutevoli, ambiguità morali e doppiezze politiche. Il risultato è un protagonista complesso, costretto a fare i conti con l’incertezza del mondo e con i propri limiti.
Tra le figure che animano il romanzo, oltre al sempre presente Vidocq, capo della Sûreté parigina, spicca la duchessa di Berry, madre del piccolo Enrico V e a capo delle truppe realiste.

Éric Fouassier
Éric Fouassier, nato nel 1963, è professore universitario, membro dell’Accademia Nazionale di Farmacia e Cavaliere della Legion d’Onore.
Ha scritto diversi romanzi e racconti. L’Ufficio degli affari occulti (Neri Pozza 2022), il primo romanzo della serie con protagonista l’ispettore Valentin Verne, ha vinto il premio Maison de la Presse nel 2021.
Per Neri Pozza sono usciti anche i capitoli successivi, Il fantasma del Vicario (2023) e Le notti della morte blu (2024).
Fouassier la dipinge con una finezza ambigua, restituendo il fascino e la contraddizione di una donna realmente protagonista di quella stagione turbolenta.
Maria Carolina di Borbone-Due Sicilie un ricordo deliziosamente ambiguo. Bella, intelligente e decisa, possedeva una forma di coraggio virile che mancava a molti uomini, e al quale l’ispettore era sensibile.
La duchessa rappresenta per Verne un’ombra del passato nobile e decadente, ma anche una forma di fascino e di pericolo: una donna che incarna insieme la fierezza dell’aristocrazia e l’impossibilità di un ritorno al passato.
Rispetto ai primi volumi, si percepisce un tono più cupo, quasi elegiaco. Il “canto del male” sembra davvero risuonare dietro ogni pagina, come se Fouassier volesse ricordarci che l’oscurità, quella vera, non proviene dai culti segreti o dai demoni evocati, ma dal cuore degli uomini.
L’autore non cede alla fretta del thriller moderno: preferisce un ritmo narrativo costruito con lentezza, un’atmosfera che cresce a piccoli passi, un’indagine che si dipana con metodo. Ogni scena è un tassello storico e psicologico più che un semplice colpo di scena.
Un effetto particolare deriva anche dalla divisione della storia tra due ambienti molto diversi: la Parigi infestata dal colera e la Vandea realista. Questa alternanza, se da un lato riduce il ritmo e la compattezza dell’azione, dall’altro arricchisce la profondità del romanzo, offrendo un duplice sguardo sulla Francia dell’epoca e dando maggiore spessore al personaggio di Aglaé, che emerge come contrappunto empatico e intuitivo alla razionalità di Verne.
Il risultato è un’opera più “classica” che frenetica, ideale per chi ama immergersi totalmente nell’epoca raccontata e lasciarsi trascinare dal ritmo antico e magnetico della Storia stessa.
Il canto del male conferma la serie L’Ufficio degli affari occulti come una delle migliori saghe di thriller storico contemporaneo. È un romanzo per chi ama la Storia che respira, per chi si lascia affascinare dalle atmosfere gotiche e dai personaggi tormentati.
Un viaggio nelle ombre di un secolo che si illudeva di aver sconfitto la paura, ma che ancora ascoltava il suo oscuro canto interiore.
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