Recensione di Cristiano Colombo

A cura di Cristina Casareggio
TRAMA
Seft, un giovane e abile cavatore di selce, attraversa la Grande Pianura sotto il sole cocente per assistere insieme al padre e ai due fratelli ai rituali che segnano l’inizio di un nuovo anno. Il ragazzo trasporta con fatica le pietre che verranno barattate alla Cerimonia di Mezza Estate, un appuntamento importante celebrato con canti e danze dalle sacerdotesse del luogo, cui partecipano tutte le tribù dei dintorni. Seft spera di incontrare Neen, la ragazza di cui è innamorato, e sogna di cambiare vita. La famiglia di lei vive in prosperità all’interno di una comunità di pastori, e gli offre una via di fuga dal padre violento e dai suoi spietati fratelli. Joia, la sorella di Neen, è una ragazza con grandi doti carismatiche.
Da bambina, osservando affascinata la Cerimonia di Mezza Estate, sogna la realizzazione di un nuovo monumento miracoloso, un grande cerchio eretto con le pietre più grandi del mondo. Quando diventerà sacerdotessa avrà come principale alleato Seft che si dedicherà anima e corpo a questo progetto visionario e all’apparenza impossibile. Ma tra le colline e le foreste della Grande Pianura si preannunciano tempi difficili per tutti. Mentre la siccità devasta la terra, i pastori, i contadini e gli abitanti dei boschi sono sempre più sfiduciati, e un atto di violenza selvaggia porta a una guerra aperta…
Follett non scrive capolavori. Costruisce monumenti.
Asserzione iniziale: Ken Follett non vincerà mai il Nobel per la letteratura. E sapete una cosa? Sicuramente dorme benissimo lo stesso.
Perché mentre i critici discutono di prosa alta e bassa, lui fa quello che sa fare meglio: costruire storie che funzionano come meccanismi di precisione svizzera.
Il cerchio dei giorni non è letteratura che incontrerà il favore della critica “alta”. È un bestseller onesto, solido, rispettabile. È gran mestiere allo stato puro.
Follett è un ingegnere narrativo. Non scrive – progetta. E in questo romanzo lo vedi chiaramente: tre generazioni di personaggi, decine di anni, tre popoli diversi che si scontrano e si mescolano, tutto orchestrato con una precisione che fa sembrare semplice quello che è maledettamente complicato.
Il multi-thread narrativo funziona perfettamente. Passi da Seft che sogna Neen mentre spacca pietre, ad Ani che cerca di evitare una guerra tra pastori e coltivatori, a Joia che diventa sacerdotessa e trasforma il Monumento da legno a pietra. Ogni filo si intreccia con gli altri senza sbavature, senza tempi morti, senza quella sensazione di “quando torniamo al personaggio che mi interessa?” che affligge molti romanzi corali.
È abilità. Pura , ineccepibile abilità.
Qui Follett fa quello che ha sempre fatto meglio: ricerca maniacale trasformata in narrazione. Non sta solo raccontando una storia ambientata nel Neolitico – sta ricostruendo un mondo pietra su pietra, osso su osso, gesto su gesto.
Vuoi sapere come si estrae la selce dagli strati profondi di gesso? Follett te lo spiega mentre Seft e suo padre scavano. Vuoi capire come funzionava l’economia del baratto prima della moneta? Lo vedi nei mercati durante i Riti.
Come si conciano le pelli? Come si costruiscono frecce? Come si muove una pietra che pesa tonnellate senza ruote né metallo?
Tutto è lì. Documentato, plausibile, tangibile.
E questo è il vero legame con I Pilastri della Terra: entrambi i romanzi sono ossessionati dalla domanda “come si costruisce?” Come si costruisce una cattedrale gotica? Come si costruisce Stonehenge?

Ken Follett
Ken Follett è uno degli autori più amati al mondo, con 38 libri pubblicati e oltre 198 milioni di copie vendute. È tradotto in più di 80 paesi e in 40 lingue. Il suo primo successo è stato La cruna dell’Ago (1978), una spy story ambientata durante la Seconda guerra mondiale.
Nel 1989 è uscito I pilastri della terra, diventato poi il suo romanzo più famoso, al primo posto nelle classifiche di tutto il mondo. I suoi sequel, Mondo senza fine e La colonna di fuoco, e il prequel, Fu sera e fu mattina, hanno avuto altrettanto successo e la serie di Kingsbridge ha venduto più di 50 milioni di copie. In Italia, tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Mondadori.
L’autore vive nell’Hertfordshire, in Inghilterra, con la moglie Barbara. Hanno cinque figli, sei nipoti e tre labrador.
Follett non è interessato al mistero romantico delle pietre – è interessato alla fisica, alla logistica, al sudore. Vuole mostrarti che dietro ogni monumento c’è lavoro umano, intelligenza pratica, tenacia, ingegneria narrativa applicata alla Storia.
Sotto la superficie del bestseller ben confezionato, Il cerchio dei giorni tratta temi più pesanti di quanto sembri.
Il progresso che distrugge: Scagga, pastore arrogante, decide di bruciare il sottobosco per fare spazio ai campi coltivati.
Cosa potrebbe andare storto? Tutto. L’incendio sfugge al controllo, divora un intero bosco, condanna una tribù intera alla fame. È colonialismo preistorico: l’espansione di una civiltà che non si ferma a chiedersi cosa sta cancellando.
Cicli di violenza: gli abitanti dei boschi, affamati, rubano bestiame. I pastori reagiscono con la guerra. I coltivatori ne approfittano per espandersi.
Ogni azione genera una reazione, ogni violenza ne genera un’altra. Follett non giudica, mostra. E il risultato è più efficace di cento sermoni.
Il ruolo delle donne: Ani, Neen, Joia – sono loro che tengono insieme i pezzi mentre gli uomini si ammazzano per questioni di orgoglio e territorio.
Sono loro che negoziano, che mediano, che trasformano. E sono loro, alla fine, che costruiscono il nuovo Monumento. Non è femminismo militante – è rappresentazione storica plausibile di come le società funzionano davvero.
Ma diciamo la verità: Il cerchio dei giorni non è perfetto.
Follett scrive per farti andare avanti, pagina dopo pagina, senza mai fermarti. La sua prosa è trasparente – non si vede, non ti colpisce, non ti lascia sbilanciato. Fa il suo lavoro e basta.
Seft è il Giovane Ribelle. Ani è la Madre Saggia. Scagga è l’Arrogante che Causa Disastri.
Funzionano perfettamente per la storia, ma non sempre respirano come personaggi veri. Sono ingranaggi ben oliati di una macchina narrativa – non esseri umani che senti vivi nella tua testa dopo aver chiuso il libro.
Il cerchio dei giorni è un buon libro. Non è un grande libro, ma un buon libro con cui passare del tempo.
Ti intrattiene? Assolutamente sì. Ti insegna qualcosa? Sì. Ti fa venire voglia di visitare Stonehenge e capire davvero cosa significhi spostare pietre da venti tonnellate? Certamente. Ti cambia la vita? No.
Ma Follett è onesto, non pretende di cambiarti la vita. Pretende di raccontarti una storia solida, ben costruita, documentata, che rispetti la tua intelligenza senza mai farti sentire stupido. E ci riesce.
Follett rappresenta qualcosa di raro: un bestseller che non sacrifica la qualità per raggiungere il grande pubblico.
Non è letteratura alta. È artigianato di altissimo livello. E c’è dignità, rispetto, onestà in questo.
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