La donna della cabina numero 10 e
La donna della camera numero 11
A cura di Emanuela Ferrara e
Samuela Moro
Esce oggi per Newton Compton La donna della camera numero 11.
Il ritorno di Ruth Ware si preannuncia come un’operazione commerciale di tutto rispetto: seguendo l’onda mediatica del suo predecessore, il libro farà sicuramente parlare di sé. Ma iniziamo dal principio.

La donna della cabina numero 10
Doveva essere una crociera da sogno: una nave di lusso diretta verso le luci del grande Nord, pochi ospiti selezionati, l’aurora boreale a fare da sfondo. Per la giornalista Lo Blackwood era anche l’occasione perfetta per allontanarsi da Londra e lasciarsi alle spalle lo choc per un’aggressione subita in casa. Un incarico ideale, almeno all’apparenza. Ma, già dalla prima notte a bordo, il sogno si trasforma in incubo.
Lo è certa di aver assistito a un omicidio nella cabina accanto, la numero 10. Eppure, nessuno le crede. La giovane donna che dice di aver visto sembra non essere mai esistita: non risulta tra i passeggeri, nessuno la ricorda, e non c’è traccia della sua presenza. Intrappolata in mare aperto, isolata e tormentata dal dubbio di aver perso il contatto con la realtà, Lo deve affrontare la possibilità più terribile: essere davvero l’unica testimone di un delitto… e il prossimo bersaglio di un assassino invisibile.
Nel 2016 Tea pubblica La donna della cabina numero 10, un romanzo apparentemente leggero che però ha la capacità di rimanere impresso nella mente di chi lo legge, tanto che Simon Stone, a nove anni di distanza, decide di realizzarne un film distribuito da Netflix.
Com’è naturale, libro e film non coincidono alla perfezione, e sarebbe pretenzioso aspettarselo. Di fondo raccontano la stessa storia. La giornalista Lo Blacklock partecipa a una crociera diretta in Norvegia per scrivere un articolo di lavoro. Ciò che accade, però, sconvolge del tutto la tranquillità organizzativa e professionale della protagonista. Dopo aver conosciuto Anne, la ricca ereditiera proprietaria – insieme al marito Richard Bullmer – dello yacht di lusso, la prima notte di permanenza Lo vede una donna precipitare in mare.
Quando lo segnala all’equipaggio e a Bullmer, le viene detto che nessuno manca all’appello, che la cabina da cui avrebbe visto cadere la donna non ospita nessuno e che tutti i passeggeri sono presenti.
Da qui prende avvio una spirale di paranoia, manipolazione e isolamento nei confronti della giornalista, che resta determinata a scoprire la verità.
In questo, libro e film coincidono quasi alla perfezione. Ciò che manca alla trasposizione cinematografica è ciò che Ware costruisce nei capitoli iniziali attorno alla sua Lo. Poco prima della partenza, infatti, la protagonista subisce un furto nel proprio appartamento: un episodio che la destabilizza e la rende inquieta. In queste pagine si definisce la personalità di Lo, una donna che fatica a dormire, che convive con alcune dipendenze e con una fragilità emotiva evidente. Sono elementi che rendono più forte il libro e più debole il film.
Conoscere la personalità di Lo permette di comprendere la sua psiche e di lasciarsi sopraffare dalle sensazioni: è davvero fuori controllo? Oppure non le credono proprio in virtù delle sue “debolezze”?
Se questo non viene presentato, qualcosa rischia di andare perduto. Non che manchino del tutto i riferimenti alla vita “pre-crociera”, ma – complici i tempi cinematografici o una scelta stilistica – la personalità della protagonista risulta un po’ attenuata.
A onor del vero, libro e film faticano entrambi a mantenere alta la tensione. Dopo un avvio promettente e un’iniziale costruzione ben delineata, alcune svolte narrative risultano prevedibili, rendendo il film, dalla metà in poi, piuttosto scontato. Lo stesso accade nel libro quando la tensione psicologica allenta la presa. Un inciso a parte merita Keira Knightley, che grazie alla sua interpretazione riesce a far perdonare alcune sviste registiche.
In sintesi, La donna della cabina numero 10 – tanto nella versione letteraria quanto in quella cinematografica – è un thriller dal contesto e dalle ambientazioni affascinanti e con premesse narrative solide, che però non sfrutta appieno il proprio potenziale.
Consigliato a chi cerca un intrattenimento curato e non troppo impegnativo; meno a chi desidera un mistero profondo, imprevedibile o davvero imperscrutabile.

Ruth Ware
Ruth Ware vive nei dintorni di Brighton, in Inghilterra, con la famiglia. I suoi romanzi sono tutti bestseller internazionali tradotti in oltre quaranta lingue. Corbaccio ha pubblicato, oltre a La donna della cabina numero 10 – ora un film Netflix con Keira Knightley –, L’invito, Il gioco bugiardo, L’eredità di Mrs Westaway e Il giro di chiave.
La Newton Compton ha pubblicato Una ragazza speciale. The It Girl, L’inganno perfetto. Zero Days, L’ultima coppia e La donna della camera numero 11.
Con La donna della camera numero 11, invece,
Ruth Ware firma un ritorno in grande stile.
L’autrice, pur ammettendo nei ringraziamenti la difficoltà di scrivere un sequel, costruisce una storia che vibra di tensione, mistero e raffinatezza. È un romanzo che cattura lentamente, come una marea silenziosa, e poi trascina in profondità senza lasciare respirare fino all’ultima pagina.

La donna della camera numero 11
La giornalista Lo Blacklock, protagonista di La donna della cabina numero 10, torna in scena per partecipare all’inaugurazione di un hotel di lusso, ritrovandosi però coinvolta in una corsa mozzafiato attraverso l’Europa.
Lo Blacklock non vede l’ora di tornare al giornalismo: dopo tre anni di stop, tra maternità e pandemia, è pronta a rilanciare la sua carriera. L’occasione perfetta sembra arrivare con l’invito per la presentazione alla stampa di un lussuoso hotel svizzero di proprietà dello schivo miliardario Marcus Leidmann. Lo chalet sulle rive del lago di Ginevra è tutto ciò che Lo ha sempre sognato, e spera di riuscire a ottenere un’intervista con Marcus. Purtroppo, lui si rivela ancora più sfuggente di quanto la sua fama lasci intendere.
Quando Lo riceve una telefonata a tarda notte che la invita a raggiungere la stanza d’albergo di Marcus, accetta nonostante qualche esitazione. Ma ad accoglierla trova una donna che afferma di essere l’amante di Marcus, e che si trova in pericolo di vita. Quello che segue è un emozionante gioco del gatto col topo attraverso l’Europa, che costringerà Lo a chiedersi fino a che punto sia disposta a spingersi per salvare questa donna… e se possa davvero fidarsi di lei.
La protagonista è sempre lei: Laura Blacklock. Giornalista coraggiosa e ingegnosa o
“soltanto una donna inaffidabile che non reggeva un drink, non ricordava di prendere i farmaci, non riusciva a controllare le emozioni né ad assumersi le proprie responsabilità.”?
Lo riceve un invito esclusivo per l’inaugurazione di un lussuoso hotel sul Lago di Ginevra: sembra l’occasione perfetta per rimettersi in gioco. Ma dietro l’eleganza dei saloni e il luccichio del lusso si nasconde qualcosa di sinistro. Un misterioso “upgrade”, ospiti enigmatici – talvolta già conosciuti – e un magnate tanto carismatico quanto sfuggente trasformano il soggiorno di Laura in un labirinto di sospetti, bugie e paura.
Ware gioca con il lettore come un prestigiatore esperto. Ogni dettaglio è un possibile indizio, ogni sguardo un’ombra che cambia forma. L’ambientazione è un personaggio a sé: elegante, inquietante, magnetica. La scrittura è precisa, densa di immagini che restano impresse come fotogrammi di un film noir.
Ciò che rende La donna della camera numero 11 decisamente superiore al suo predecessore è la capacità di Ware di unire intrattenimento e introspezione.
Non c’è solo un mistero da risolvere, ma anche una donna – o più di una – da comprendere. Laura, con le sue fragilità e la sua forza, diventa lo specchio di paure molto contemporanee, dal senso di inadeguatezza al desiderio di ricostruire sé stessa.
Un thriller profondamente umano, di cui forse vedremo presto una trasposizione cinematografica. Intanto, da oggi, lo si trova in libreria.
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