Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
1992: il corpo di una giovane donna viene rinvenuto a pochi metri dalla strada che congiunge Porretta Terme, vitale paese dell’appennino bolognese, al borgo di Madognana. A trovarlo è un ragazzo durante una corsa nei boschi circostanti. Romeo, questo è il suo nome, è sconvolto e cerca aiuto nel vicino Grande Albergo delle terme: luogo ricco di fascino, frequentato dall’alta borghesia della zona.
Qui non può fare altro che affidarsi al poco socievole portiere, a un’ospite dal fare materno e ai carabinieri immediatamente accorsi. Nessuno di loro, però, sarà in grado di aiutarlo a dimenticare quello sguardo privo di vita. 2022: dei fasti di un tempo in Porretta non è rimasto più niente, anche il Grande Albergo ormai è il fantasma di se stesso. Romeo ora ha un bar tutto suo, una ex moglie, una figlia adolescente, e la sua corsa quotidiana.
Così la vita pare scorrere serena e senza troppi scossoni. A risvegliare un’antica inquietudine conseguenza di quella drammatica notte ci pensa l’arrivo di una lettera che il postino lascia in custodia a Romeo: giunge dall’Australia e il destinatario è Olga, la ragazza trovata da lui senza vita quasi trent’anni prima.
C’è qualcosa di profondamente affascinante in questa storia che unisce il 1992 e il 2022, intrecciando due epoche e due vite dello stesso uomo.
La vicenda di Romeo non è soltanto un mistero da risolvere, ma un racconto che continua a pulsare nel cuore di chi l’ha vissuto. La scoperta di un cadavere nel bosco segna non solo l’inizio di un’indagine, ma rappresenta anche il trauma dell’adolescenza, il momento in cui la vita del protagonista prende una direzione involontaria e irreversibile.
Christian Verardi guida il lettore attraverso le atmosfere suggestive dell’Appennino bolognese, tra il profumo dei boschi e i luoghi che custodiscono memorie e segreti.
La Porretta di un tempo, vivace e piena di vita, con il passare degli anni diventa un luogo sospeso, quasi un’eco della coscienza del protagonista. Tutto, dalle luci del Grande Albergo ai piccoli borghi, sembra svanire lentamente, ma continua a parlare di un passato splendido e irrisolto, che ritorna a tormentare in un ciclo senza fine.
Due film ci hanno girato là dentro. Mica uno, due. Gita scolasticadi Pupi Avati e Và dove ti porta il cuore, della Comencini.
La lettera proveniente dall’Australia e indirizzata a una ragazza morta decenni prima non è solo il fulcro de La memoria dell’acqua, ma diventa un invito a confrontarsi con le ferite mai rimarginate.
Si dice che il tempo guarisca tutte le ferite, ma cosa succede quando non è così, quando neppure il tempo riesce a lenire il dolore o a cancellare i ricordi?
Continuano a incantarmi le scritte sulle pareti. Quelle che preferisco sono due righe scritte sulle ante di una porta tutta polvere.
Ti incastri perfettamente
Nelle pieghe della mia anima.
La memoria dell’acqua è un romanzo sul dolore e sui ricordi, ma soprattutto sulla possibilità di affrontare ciò che abbiamo sepolto dentro di noi, con il coraggio che la maturità — e l’amore di chi ci resta accanto — può offrire.

Christian Verardi
Christian Verardi, classe 1976, nasce a Bologna, ma vive da sempre a Porretta Terme.
Ama lo sport in ogni sua forma, la musica, i film e i libri. Ma soprattutto ama scrivere.
Ha partecipato alla Palestra di Scrittura di Enrico Brizzi nel 2012; più di recente ha affinato la sua passione per le parole e le storie grazie ai laboratori InRitiro dell’associazione SassiScritti.
La memoria dell’acqua è il suo romanzo d’esordio.
Christian Verardi non si limita a raccontare un mistero o una perdita: ci ricorda che la vera indagine è quella interiore, quella che scava nella memoria e nella coscienza di ciascuno di noi.
Ci mostra che i ricordi, anche quelli più dolorosi e dimenticati, trovano sempre il modo di riaffiorare, proprio come l’acqua che, silenziosa, torna a galla per riportare alla luce ciò che credevamo perduto.
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