Recensione di Katya Fortunato
TRAMA
Ignare della civiltà e messe in guardia dai suoi mali, Wren, diciannovenne, e le sue due sorelle, Sage ed Evie, sono state cresciute in totale isolamento, fuori dal mondo, in una capanna primitiva tra i boschi dello Stato di New York. Quando la più giovane si ammala gravemente, la madre parte con lei in cerca d’aiuto presso un villaggio vicino. Ma non fanno mai ritorno. Col passare dei mesi, la speranza di rivederle si affievolisce. Le provviste scarseggiano. Il bestiame muore. Un inverno crudele incombe.
Ed è allora che giunge uno sconosciuto. Sostiene di cercare la loro madre, e afferma che non se ne andrà senza di loro. Per fuggire, Wren e sua sorella dovranno infrangere la regola che ha scandito la loro esistenza: mai uscire dalla foresta. Oltre il groviglio dell’angoscia, scoprono una casa, nascosta al di là dei pini. È lì che Wren e Sage dovranno affrontare qualcosa di più inquietante dell’ignoto. Scopriranno ciò che è stato loro celato, da cosa stanno realmente fuggendo e i segreti che le hanno tenute nell’oscurità per tutta la vita.
Wren e le sue sorelle, Sage ed Evie, sono cresciute lontano dal mondo, immerse nella natura e senza alcun contatto con la civiltà. La madre le ha educate così, tenendole isolate da ogni influenza esterna e convincendole che oltre gli alberi si nasconda solo il pericolo. Ma quando la più piccola si ammala e la donna parte con lei in cerca d’aiuto, le due sorelle rimaste si ritrovano sole, in balia della fame, del freddo e di un silenzio che presto si riempie di incubi.
Nicolette, detta Nic, vive con il marito Brant: ha tutto, tranne una cosa che la tormenta nella vita quotidiana e nei sogni. Quando entra in contatto con Wren, tutte le sue certezze e convinzioni crollano.
Il bosco non dimentica è un romanzo corale, un thriller psicologico che cattura fin dalle prime pagine.
Con un ritmo incalzante e una tensione crescente, esplora i confini tra protezione e prigionia, tra amore materno e controllo, tra innocenza e consapevolezza. La foresta diventa specchio dell’anima: un labirinto fisico e mentale da cui è quasi impossibile uscire senza perdere una parte di sé.

Minka Kent
Minka Kent è un’autrice bestseller del «Washington Post» e del «Wall Street Journal».
Si è laureata alla Iowa State University e vive in Iowa con il marito e i tre figli.
Il bosco non dimentica è il suo primo romanzo pubblicato dalla Newton Compton.
Oscuro, teso ed emotivo, il romanzo della Kent racconta la paura, l’identità e la sopravvivenza. Si legge tutto d’un fiato e lascia addosso il peso di segreti taciuti troppo a lungo.
La scrittrice gioca abilmente con le atmosfere del thriller psicologico: la foresta non è solo uno sfondo, ma un personaggio vivo e minaccioso, simbolo di ciò che le protagoniste temono e non comprendono.
Wren emerge come figura di riferimento, costretta a crescere in fretta e a guardare in faccia la realtà:
Mi accuccio e circondo le sue fragili spalle. Anch’io ho freddo, fame e paura, ma non posso farglielo capire. Una di noi due dev’essere forte.
«Mi manca mamma». Si prende il viso tra le mani e inizia a piangere.
Abbracciandola, la stringo a me, rendendomi conto di quanto batte forte il suo piccolo cuore terrorizzato e dei tremori che seguono ogni suo singhiozzo.
Con la sua voce, Wren guida il lettore in un viaggio di sopravvivenza e rivelazione, dove il vero pericolo non è ciò che si trova fuori, ma quello che è sempre stato nascosto dentro.
Un thriller che ha tutte le carte in regola per inquietare al punto giusto, anche se a tratti si percepisce una certa fretta nello sviluppo. Si ha l’impressione che l’autrice voglia arrivare rapidamente al cuore della storia.
Qualche intreccio in più e una suspense più prolungata avrebbero reso la tensione ancora più efficace, bilanciando la scrittura limpida e lineare, scandita da capitoli brevi.
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