Recensione di Francesca Pica
TRAMA
La notte è senza luna, tra le lapidi s’insinua un vento gelido e l’unico rumore è quello di passi sul vialetto di ghiaia. Poi l’uomo si ferma e rabbrividisce, ma non per il freddo. Lo sguardo è fisso sulla tomba di una giovane donna, morta decenni prima. Il segreto deve rimanere sepolto. Per sempre.
Mai Guido avrebbe immaginato che una cosa del genere potesse accadere nel suo minuscolo paese, al limite estremo della Valle Cervo, dove gli inoffensivi residenti del cimitero da tempo superano di gran lunga quelli in vita. Un uomo è stato trovato morto, ucciso. La vittima era una persona che raramente si faceva vedere in giro, non si capiva bene nemmeno di cosa vivesse, ultimo discendente di una famiglia una volta in vista ma poi caduta in disgrazia.
Sebbene Guido incarni la quintessenza dello spirito della Valle – poche parole e ancor meno sorrisi –, e per lui siano più importanti le piante di cui si prende cura come giardiniere rispetto alle miserie degli esseri umani, quella morte violenta gli fa scattare dentro quel misto di curiosità e ossessione per la verità che lo ha già messo nei guai più di una volta.
E così una notte non resiste alla tentazione di entrare in casa della vittima, giusto per dare un’occhiata alla stanza dove il poveretto è stato ucciso. E subito un senso opprimente d’inquietudine lo avvolge: alle pareti, infatti, sono appese decine di ritratti fotografici e d’ingrandimenti di sguardi particolarmente disturbanti. Inoltre, chiedendo in giro, Guido viene a sapere che la vittima era solita visitare i cimiteri per scattare fotografie delle fotografie dei defunti…
Possibile che sia lì la chiave del mistero? Anche perché, strano a dirsi, sembra che parecchie persone abbiano la passione di girare per cimiteri. A Guido quindi non rimane che raccogliere tutto il suo coraggio e inoltrarsi anche lui nel paese dei morti, sperando non sia troppo pericoloso…
Dicono che se guardi nel buio abbastanza a lungo c’è sempre qualcosa.
Linda Tugnoli ci conduce in un piccolo borgo della Valle Cervo, dove la morte è diventata un’abitudine e i vivi convivono con un silenzio denso di segreti.
Un paese isolato, quasi al limite estremo del territorio, immerso in una natura con cui si vive in simbiosi: uno spazio chiuso dalle montagne e attraversato da torrenti.
Poche anime abitate da un vento gelido che percorre i vialetti di ghiaia, in un luogo dove le ore di luce sono rare e l’ombra domina gran parte del giorno.
Sentite quel senso di isolamento e inquietudine? Il paesaggio sembra quasi chiudersi a riccio e fondersi con i personaggi che animano il libro: il cimitero, la nebbia, la natura che nasconde e rivela.
Il ritmo è deliberatamente lento, l’autrice si perde nella descrizione quasi maniacale del paesaggio, delle montagne, dei torrenti, delle strade, sembra quasi di essere lì, di passeggiare con il giardiniere Guido Boggio-Martinet.
Di essere con lui nel bar del paese a bere un bianchetto o a rompere i sigilli della casa della vittima.
Non gli era mai capitato di pensare, prima di allora, che se gli fosse successo qualcosa, tornando a casa la sera, non c’era nessuno che potesse vedere, che potesse sentire. Inutile gridare, chiamare aiuto. La solitudine di quelle quattro case di pietra a un tratto sembrava contenere una minaccia nascosta.
Ne Il paese dei morti, la Tugnoli fonde con grande maestria lo sfondo della storia con la psicologia dei personaggi, a volte sembra di non riuscire a cogliere la linea di demarcazione, che diventa una corda tesa che vibra sotto la superficie delle cose per emergere.
Tutto in questo romanzo vuole uscire fuori.
Non solo la verità sulla morte di “Damme d’l’eua”, ma anche le fragilità di Guido e i suoi segreti più nascosti. I rimorsi e i rimpianti del suo passato, che gli impediscono di vivere il presente con Marta. Quel richiamo ancestrale che lo ha riportato lì, in Valle Cervo, dopo aver vissuto a Parigi.
È un protagonista solitario, abitudinario Guido, non ha manie da grande uomo, vuole vivere la sua vita tranquillamente, ma la sua curiosità spinge verso quel senso di isolamento e inquietudine che si fa cappio intorno al suo collo.
Forse è proprio quello a farlo interessare alla morte violenta di un personaggio strambo del borgo. Guido vuole la verità e la cerca come farebbe con le sue piante: scava, semina e aspetta il frutto.
Ha pazienza e caparbietà dalla sua parte.
E uno strano inquilino nella testa che gli chiede di andare oltre la morte, di trovare le storie:
non erano sempre state le sue strane fissazioni a portarlo alla soluzione di casi analoghi, negli anni passati? Ormai era assodato che l’antipatico inquilino del suo cervello, il passeggero clandestino che gli mandava incubi, pensieri ossessivi, fissazioni, perseguiva sempre un suo disegno nascosto quando lo impigliava contro la sua volontà nella rete di una ricerca, di una domanda che chiedeva risposta.

Linda Tugnoli
Linda Tugnoli vive tra Roma – dove lavora come autrice e regista di documentari, soprattutto per la Rai – e la campagna sabina, dove abita in un casale con il marito, tre figli, un orto, una serra e svariati cani di grossa taglia che periodicamente devastano l’orto e la serra.
Ha contratto anni fa quello che gli inglesi chiamano il bug del giardiniere: una spiccata tendenza a parlare troppo di piante e di fiori.
Il paese dei morti è il quarto romanzo dedicato alle indagini del giardiniere Guido
In questo quarto volume la Tugnoli dà spazio anche a personaggi secondari, che diventano grazie ai dialoghi perfettamente funzionanti, parte integrante della storia.
Sono credibili nel ruolo che è stato loro assegnato. L’atmosfera regge fino all’ultima pagina, proprio perché i personaggi di contorno smorzano quell’aria volutamente inquietante e morbosa.
L’unico appunto riguarda il finale: forse non sorprende chi è abituato ai thriller d’azione, ma risulta perfettamente coerente con la storia.
Ogni cosa che facciamo lascia un segno a prescindere, perché ha sempre delle conseguenze su qualcuno.
La Tugnoli mantiene per tutto il romanzo un delicato equilibrio e una sottile malinconia che accompagnano il lettore fino all’ultima pagina.
Il paese dei morti può essere definito un thriller silenzioso e misurato, dove azione e frenesia restano ai margini. Un thriller che, tuttavia, non rinuncia a evocazioni e suspense, ricco di atmosfere e suggestioni profonde.
Lasciatevi prendere per mano da Guido e condurre nei segreti nascosti della Valle Cervo: il finale vi lascerà addosso una strana, persistente malinconia.
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