Recensione di Cristina Casareggio
TRAMA
All’inizio del Seicento, la Serenissima sembra avere i giorni contati: gli Uscocchi, i feroci pirati dell’Adriatico tagliatori di teste, saccheggiano e predano le galee veneziane, protetti dalla longa manus dell’arciduca d’Austria, mentre in città un fosco personaggio – che si fa chiamare lo Spettro di Venezia – agisce indisturbato per riparare i torti, distribuendo la morte con stoccate di spada e avvelenamenti improvvisi.
A nulla sembrano condurre le indagini del Capo degli Sbirri e degli Inquisitori di Stato, mentre serpeggia l’inquietudine e un gruppo di avventurieri senza scrupoli e tagliagole, approfittando della confusione, cospira nell’ombra. Nel frattempo, Rea, una giovane prostituta fuggita da un postribolo, viene salvata dallo Spettro di Venezia e – affidata a un muschier – impara a dominare fragranze e aromi, divenendo in breve tempo la profumiera più richiesta di Venezia.
Mentre scoppia la Guerra di Gradisca, un’altra donna – che è in qualche modo legata a Rea – ha giurato il proprio odio alla Serenissima a causa di quanto subito in passato. La chiamano l’Invelenada e trama con il marchese di Bedmar, ambasciatore spagnolo a Venezia, e con un manipolo di “vipere” per architettare una congiura interna in grado di rovesciare il doge. Fra profumi e veleni, nebbie e misteri, chi si nasconde dietro la maschera nera dello Spettro di Venezia?
Qualcosa minaccia Venezia, Non ho prove, naturalmente, quelle vanno cercate, e tuttavia, credo che una congiura si consumi ai danni della Serenissima.
Matteo Strukul, con La congiura delle vipere, conduce i lettori nella Venezia del Seicento, un periodo difficile per la città a causa di forti tensioni politiche, tentati attacchi interni ed esterni, un’epoca di difficoltà e oscurità.
La Serenissima deve fronteggiare sia gli Uscocchi, pirati senza scrupoli spalleggiati dall’Austria, sia le congiure interne, orchestrate senza troppe precauzioni dal marchese spagnolo Bednar. Una città sotto attacco da più fronti, che diventa protagonista con le sue calli impervie, i vicoli stretti e una trama densa e oscura.
Percepiva il respiro di Venezia: lento, dondolante e però in qualche modo feroce. Perché al di sotto di quella calma apparente, della superficie liquida e scura, qualcosa incancreniva e guastava la pace, proprio come un rettile, una vipera in attesa e pronta a colpire.
Venezia è descritta in tutta la sua bellezza, uno splendore immutato nei secoli per la sua unicità.
Era quello il fascino maledetto della Serenissima. Quella sua natura sfuggente, impalpabile quasi fosse una fantasmagoria, una nuvola di nebbia pronta ad alzarsi per svelare il mistero celato. Venezia era cangiante proprio come le luci che si allungavano in quell’istante, scintillanti e mutevoli sull’acqua nera.
In questa Venezia ombrosa emerge uno dei protagonisti del romanzo: il Caigo, dal termine veneziano che indica la nebbia. È un uomo mascherato che di notte si muove per le calli per salvare chi è in difficoltà e per sventare congiure.
Veste completamente di grigio. Porta una maschera…
Una maschera?
Tiene il volto celato. Dicono utilizzi un fazzoletto che lo copre fino agli occhi.
Nessuno lo ha mai visto; di lui si conoscono solo le azioni a fin di bene.
Giunge voce che agisca solo per raddrizzare i torti e proteggere gli indifesi. Una specie di Spettro di Venezia.
È un uomo di cui non si conosce l’identità, un eroe a difesa della città che ama. Studia gli insetti per produrre polveri urticanti, non teme il male e cerca sempre di proteggere gli indifesi.
Proprio il Caigo salva Rea, una giovane greca arrivata a Venezia in cerca di una vita migliore e costretta a prostituirsi al soldo della temibile Invelenada.
Due donne diversissime diventano il fulcro e il motore del romanzo.
Rea, affidata dal Caigo a un amico profumiere, apprende l’arte dei profumi, mentre l’Invelenada rappresenta il vero Veleno del romanzo: potente, astuta, capace di creare epidemie mortali, di combattere con la spada e di tessere una rete di legami per distruggere Venezia.
Quella donna ti entra dentro, sotto la pelle e poi nel sangue e ti divora un po’ alla volta come una malattia, o meglio come un veleno che agisce un po’ alla volta e ti uccide piano piano.
Se Rea, con coraggio e dedizione, riesce a ricostruirsi un’esistenza dopo le sofferenze subite, l’Invelenada incarna il male assoluto, l’odio puro.

Matteo Strukul
Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973.
È laureato in Giurisprudenza, dottore di ricerca in Diritto europeo e già membro della Historical Novel Society.
Le sue opere sono in corso di pubblicazione in quaranta Paesi e opzionate per il cinema.
Per la Newton Compton ha esordito con la saga sui Medici, che comprende Una dinastia al potere (vincitore del Premio Bancarella 2017), Un uomo al potere, Una regina al potere e Decadenza di una famiglia.
Successivamente ha pubblicato Inquisizione Michelangelo, Le sette dinastie, La corona del potere, Dante enigma, Il cimitero di Venezia, Il ponte dei delitti di Venezia, Tre insoliti delitti, La cripta di Venezia e I sette corvi.
Con dialoghi incalzanti e ritmati quasi da serie TV, Strukul regala un thriller storico avvincente e pieno di tensione. Protagonisti magnetici, eleganti e pericolosi si intrecciano a personaggi marginali della città, che diventano essi stessi protagonisti. La storia mescola abilmente fatti storici e azione narrativa. Venezia incanta con la sua bellezza, il Caigo si rivela un eroe affascinante e le donne sono il vero motore della trama.
La congiura delle vipere è un romanzo avvincente e ricco di mistero, con un finale che lascia spazio a un seguito senza creare spoiler.
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