L’israeliana di Paola D’Arpino Fusar Poli

L'israeliana Salotto Giallo

Recensione di Emanuela Ferrara

TRAMA

Alle prime luci dell’alba un corpo galleggia sulle acque salate del Mar Morto, in Israele. Un anno prima, a Parigi, un uomo d’affari libanese, usciva dal Ritz con incatenata al polso la sua valigetta nera; a Napoli, Fernando scrittore svogliato, che vive la vita come i personaggi dei suoi romanzi, sorseggia vino bianco di fronte al mare di Posillipo aspettando Bar, l’amica israeliana dai profondi e sensuali occhi verdi, esperta di strategia e intelligence internazionale, cresciuta come un soldato, abilissima a capire chi le sta di fronte, veloce e cinica nel prendere decisioni. Bar, è nei guai, in pericolosi e fottutissimi guai. Perché sta scappando?

Nella redazione del New York Times, Julia, una famosa reporter, sbatte urlando in faccia al direttore la copia del quotidiano, mentre a Londra, Sarah, una critica d’arte, lesbica, gioca nervosamente con la pallina d’acciaio infilata nella lingua dopo una telefonata inaspettata che la eccita. Su una panchina al centro di Alexanderplatz, Vicky, ascolta e annota impaziente delle registrazioni vocali su di un telefono non suo.

Sulla 57esima, nella Royal Suite del Four Seasons, Fadi, il giovane e ricchissimo principe saudita, viene rapito da una notizia: il ritrovamento dell’ultimo quadro dipinto da Leonardo da Vinci, il Salvator Mundi. Cosa hanno in comune tutti questi personaggi? In una intrigante vicenda internazionale, che vede coinvolti il mondo dell’arte, i media, la spudorata ricchezza del mondo arabo e l’abilità strategica del Mossad, nulla è ciò che sembra.

Prendere fiato prima di immergersi in questa lettura.

È questo l’unico consiglio che sentiamo di darvi. L’israeliana, che non è assolutamente un libro politico ed è bene specificarlo subito, è una spy story adrenalinica che corre veloce.

A volte anche troppo, tanto che stargli dietro non è sempre facile. Paola D’Arpino Fusar Poli ha articolato una trama non scontata, creato personaggi tutti ben caratterizzati e fuori dagli schemi, dando alla stampa un libro che o ti fa venire voglia di ficcarti in qualche guaio o che, al contrario, ti fa implorare “ferma, voglio scendere”

Al centro di tutto (e di tutti), Bar: israeliana, occhi verdi, esperta in strategia e intelligence, cinica ma capace di affascinare. È lei il fulcro della tensione narrativa, la lente attraverso la quale molte delle altre storie raccontate vengono riflesse e deformate.

Bar è “in pericolosi e fottutissimi guai”, come recita la quarta di copertina. E questa è la benzina che alimenterà il fuoco della narrazione in tutte le sue pagine e sfaccettature.

Bar e i suoi guai. Bar e i suoi rapporti. Bar e il suo passato. Bar e la sua vita. Bar e Bar. Senza l’israeliana nessuna pedina si muoverebbe sullo scacchiere internazionale.

Era fatta così.
Amava il sangue.

Il flusso narrativo non si ferma quasi mai. Passaggi velocissimi anche all’interno di uno stesso capitolo, continui spostamenti geografici, tensione internazionale. Per chi ama le spy story con un tocco di noir, questo è un aspetto magnifico. A stare nella vita dell’israeliana ti sembra di giocare alla roulette russa. Niente è scontato. Tutto è adrenalinico.

L’israeliana non è però solo intrigo. È anche lo specchio di un mondo dove le notizie viaggiano veloci, ma la verità è sempre più sfumata.

A contribuire a questo aspetto ci sono tutti i personaggi che, pur non essendo i veri protagonisti, rivestono un ruolo fondamentale per Bar e i lettori. Gli intrighi internazionali, il mercato dell’arte, i giochi di potere. Tutti ingredienti sapientemente miscelati dalla penna di Paola D’Arpino Fusar Poli.

Fuser Poli

Paola D’Arpino Fusar Poli

Paola D’Arpino Fusar Poli si definisce “una donna che viene dal futuro”: nata in una famiglia complessa e integralista, ha viaggiato fin da giovanissima in “paesi troppo vecchi”, vivendo – come lei stessa racconta – “una vita al contrario”.

Disegna e scrive, osserva per spostare l’attenzione “su altro”, e considera il proprio principio di autismo non diagnosticato “meravigliosamente propulsivo”.

«Io sono Paola, io sono d’io», afferma, rivendicando uno sguardo unico e personale

Un mosaico di drammi, segreti, identità ingrigite e ambiguità morali.

Per i padri, i figli devono sempre assomigliare a Dio.

Se ti piace mescolare mondi — politica internazionale, arte, media — e non ti dispiace restare con qualche domanda in sospeso, L’israeliana è un libro che fa al caso tuo.

È raffinato, con personaggi che non sono eroi né vittime in senso puro, ma persone mosse da volontà, paure, desideri.

Ti tiene sveglio, incuriosito, e anche un po’ spiazzato. Non sarà perfetto ma di sicuro è ambizioso. E il tentativo vale la pena o, come diremmo in maniera più “popolana”, “il gioco vale la candela” perché:

Nulla è ciò che sembra.

Ah, quasi dimenticavamo… Il Salvador Mundi non è un’opera tirata dentro la narrazione a caso ma la sua storia (almeno in questa vicenda) la lasciamo scoprire ai lettori.

Salottometro:

3,5
L'israeliana Salotto Giallo

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