L’orologiaio di Brest di Maurizio De Giovanni

L'orologiaio di Brest Salotto Giallo

Recensione di Barbara Terenghi Zoia

TRAMA

Il tempo per alcuni è una corsa incessante, per altri un passo lento e incerto. Per qualcuno, invece, si è arrestato per sempre. E la storia d’Italia è un filo spezzato: un orologio fermo alla stagione del piombo e del sangue. In questo silenzio immobile sono immersi Vera Coen e Andrea Malchiodi. Ha il destino scritto nel nome, Vera.

Lavora come giornalista per un quotidiano locale e considera la ricerca della verità una missione. Ma a quarant’anni si ritrova con un lavoro insoddisfacente e precario, i dubbi di aver sbagliato tutto ad affollarle la mente e una scoperta sconvolgente con cui fare i conti…

Il professor Andrea Malchiodi di anni ne ha quarantatré e ha incassato le delusioni di una carriera accademica spezzata da uno scandalo, in cui è stato ingiustamente coinvolto, insieme all’amarezza per un matrimonio finito. A separarlo dalla moglie e dalla figlia c’è un oceano di incomprensione. Ad affliggerlo, il dolore per la malattia della madre che lo ha cresciuto da sola. Un giorno come tanti, Andrea si trova davanti Vera.

La giornalista lo mette a parte di un’incredibile rivelazione. C’è qualcosa che li lega. Un fatto di sangue accaduto quattro decenni prima. Una ferita nel lontano passato di lei che riscrive il passato di lui. E da quel momento per Andrea tutto cambia.

Comincia così un’indagine nelle tenebre più fitte della notte della Repubblica, a caccia del misterioso “uomo degli ingranaggi”, l’esperto di armi ed esplosivi, militante di un’organizzazione combattente, poi primula rossa e custode di segreti inconfessabili. Il nastro si riavvolge fino al principio degli anni ottanta, sospesi tra gli ultimi fuochi della lotta armata e le prime luci di un’età che si presenta come nuova e invece è dominata dai Gattopardi di sempre.

Maurizio De Giovanni ha abituato i lettori a personaggi iconici: basti pensare al Commissario Ricciardi, presentato nel suo libro d’esordio Le lacrime del pagliaccio, poi ripubblicato con il titolo Il senso del dolore, e identificato nell’immaginario collettivo con l’attore Lino Guanciale, interprete dell’omonima serie Rai.

Dal 2012 introduce I bastardi di Pizzofalcone, a seguire Mina Settembre e, infine, Sara, l’ultima ad avere la propria serie televisiva con Teresa Saponangelo e Claudia Gerini, spettacolari protagoniste.

Con L’orologiaio di Brest, De Giovanni rompe le sue consuetudini: non c’è un solo protagonista, non c’è una città unica come ambientazione — solitamente Napoli — e non c’è un tempo definito dell’azione.

Ed è proprio il tempo a diventare protagonista assoluto della storia.

Evocato sin dalle prime battute, è invisibile ma ingombrante: scorre, si ferma, ritorna. All’inizio, passa senza dare indicazioni precise, creando un’atmosfera intensa e sospesa, così pregnante che sembra quasi di respirare l’aria di una chiesa, con l’odore bruciato delle candele appena spente.

Si arresta improvvisamente quando la narrazione torna agli anni di piombo, agli anni ’80, un periodo in cui il clima di paura dominava e tutti erano considerati possibili terroristi.

Dopo la quiete, il tempo riparte al presente con l’introduzione dei due protagonisti, Vera e Andrea, ma in modo ironico e sornione, perché per loro il tempo è fermo da sempre: cristallizzato per Vera sulla morte del padre in un attentato, l’unico obiettivo della sua vita adulta da giornalista è scoprire la verità su un fatto avvenuto quarant’anni prima, quando ancora non era nata. Bloccato per Andrea sull’ingiustizia subita, che gli ha segnato l’esistenza e gli impedisce di ripartire.

Quando Vera e Andrea si incontrano, il tempo corre: fiumi di parole, spiegazioni, ricerche, richieste e rivelazioni improvvise si susseguono come un uragano.

Due vite e due destini si sfiorano, attratti come falene dalla luce, portando con sé ferite e pesi, due esistenze in stand-by mai vissute appieno.

La condivisione dell’indagine che li condurrà alla verità non è solo un viaggio nella memoria collettiva di un paese, dove silenzi, poteri deviati, fantasmi nascosti e persone incapaci di guardarsi allo specchio continuano a intrecciarsi. In L’orologiaio di Brest i personaggi si muovono come pedine di uno scacchiere, ingranaggi di un magnifico orologio: ognuno ha la propria rilevanza, contribuendo al funzionamento pieno del racconto.

Maurizio de Giovanni

Maurizio de Giovanni è uno scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano.

È celebre soprattutto per il personaggio del Commissario Ricciardi, per i bastardi di Pizzofalcone, e per Mina Settembre, protagonisti di molte sue opere da cui sono state tratte serie televisive di successo.

Nel 2007 Fandango pubblica Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi, la prima opera ispirata alle quattro stagioni e che dà il via alle indagini del commissario, cui seguono nel 2008 La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi, nel 2009 Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi e nel 2010 Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi.

Dal 2011 la saga viene continuata e pubblicata da Einaudi.

È un romanzo profondamente umano, quello di De Giovanni, con una venatura malinconica ma allo stesso tempo intellettuale e viscerale, capace di mettere in dialogo due persone ignare dei rispettivi destini con la memoria collettiva di un intero paese.

Ci sono silenzi che urlano più di una città brulicante di giorno, verità che non illuminano, paure che crescono con lo scorrere del tempo e la forza di volontà che spinge avanti, il bisogno incessante di sapere.

E poi c’è il tempo, che ricomincia la sua corsa: l’orologio riprende a muovere gli ingranaggi e una decisione importante è pronta a cambiare, per sempre, il corso di un’esistenza.

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