I serial killer che hanno segnato l’America
Recensione di Samuela Moro

A cura di Francesca Pica e Samuela Moro
TRAMA
Questo libro è il racconto di quell’epoca. Un viaggio dentro la mente dei più spietati predatori americani e di chi ha provato a fermarli.
Ci sono stati anni, in America, in cui il male sembrava annidarsi ovunque. Nei parcheggi bui, ai lati delle strade, nelle case più insospettabili. L’FBI l’ha definita «l’epidemia», l’età dell’oro dei serial killer, che tra gli anni Sessanta e Novanta furono quasi duemila. Uccidevano in silenzio, con metodo, con fantasia e, spesso, con una faccia rassicurante. «Siamo i vostri figli, siamo i vostri mariti, siamo dappertutto» ha detto Ted Bundy, uno dei più famosi. E aveva ragione.
Con la sua prosa intensa e incalzante, Stefano Nazzi ripercorre quei decenni bui, portandoci nelle menti di alcuni dei più spaventosi serial killer americani. Come John Wayne Gacy, che vestiva da clown alle feste per bambini e seppelliva adolescenti sotto casa. Edmund Kemper, il gigante gentile che discuteva con gli agenti di Shakespeare e poi tornava a sezionare cadaveri. David Berkowitz, il Figlio di Sam, che diceva di agire per ordine di un labrador posseduto dal demonio. E ancora, Dennis Rader, padre di famiglia e tecnico della sicurezza, che si firmava BTK – «Bind, Torture, Kill» – e Aileen Wuornos, che sosteneva di uccidere per difendersi, ma lo fece sei volte, a sangue freddo.
E come Ted Bundy, colto, brillante, magnetico, «un tipico ragazzo americano che uccide tipiche ragazze americane». Accanto a loro, ci sono le storie delle donne e degli uomini che li hanno inseguiti, studiati, catalogati. Negli scantinati di Quantico, due agenti dell’FBI, Robert Ressler e John Douglas, iniziarono ad analizzare i profili degli assassini seriali e poi a parlare con loro. Insieme alla psicologa Ann Burgess, visitarono le carceri di massima sicurezza e intervistarono trentasei serial killer.
Da quelle conversazioni nacque il profiling, l’idea che dietro l’apparente caos ci fosse un metodo e che dunque si potessero prevedere azioni imprevedibili. Fu Ressler a coniare il termine «serial killer», Douglas ne tracciò le prime tipologie. Cercarono schemi, modelli, ricorrenze. Furono i primi mindhunters, i cacciatori della mente.
Con Predatori, Stefano Nazzi affronta uno dei fenomeni più inquietanti della storia criminale moderna: “l’epidemia” di serial killer che, tra gli anni Sessanta e Novanta, ha segnato profondamente la società americana.
Il libro si configura come un’indagine insieme storica e psicologica, capace di intrecciare narrazione e ricostruzione documentaria senza mai indulgere nel sensazionalismo.
Noi siamo i vostri figli, siamo i vostri mariti.
Attraverso una prosa intensa ma rigorosa, l’autore ripercorre le vite e i delitti di figure ormai iconiche del male (da Ted Bundy a John Wayne Gacy, da Edmund Kemper al BTK Killer) restituendone non solo gli atti, ma soprattutto le contraddizioni, le maschere sociali e le dinamiche mentali.
L’intento non è alimentare il mito del mostro, bensì mostrare quanto spesso la violenza estrema si annidi dietro volti rassicuranti, all’interno di famiglie ordinarie o in apparenti modelli di rispettabilità.
Accanto ai carnefici, Nazzi dedica ampio spazio anche ai primi “cacciatori di menti”, gli agenti dell’FBI come Robert Ressler e John Douglas che, a partire dalle carceri di massima sicurezza, diedero origine al metodo del profiling.
«Da quelle conversazioni nacque il profiling, l’idea che dietro l’apparente caos ci fosse un metodo e che dunque si potessero prevedere azioni imprevedibili.»
Questa doppia prospettiva – predatori e inseguitori – si alterna nei capitoli del libro e permette di leggere l’evoluzione del crimine seriale come una sfida continua tra chi agisce nell’ombra e chi tenta di delinearne e comprenderne pattern, moventi e modalità operative, al fine di prevenirne i crimini.
Uno degli aspetti più interessanti del volume è la capacità di collocare il fenomeno in un contesto più ampio: Predatori non si limita a raccontare i casi più noti, ma risale fino all’antichità per mostrare come la figura dell’assassino seriale sia sempre esistita, mutando soltanto forma e denominazione.

Stefano Nazzi
Stefano Nazzi è un giornalista, podcaster e autore italiano. Ha un blog, Kronaka.it, dove racconta storie d’attualità, spesso di cronaca nera.
Tematica protagonista anche nel suo podcast di successo, Indagini, per il Post.
Nel 2011 Laterza pubblica Kronaka. Viaggio nel cuore oscuro del Nord.
Seguono per Mondadori nel 2023 Il volto del male, nel 2024 Canti di guerra e nel 2025 Predatori. I serial killer che hanno segnato l’America.
L’approccio di Nazzi resta sempre equilibrato: descrive con precisione, talvolta con durezza, ma senza mai cedere alla
spettacolarizzazione dell’orrore.
Il ritmo è sostenuto, scandito da capitoli che alternano ricostruzione narrativa e analisi criminologica, rendendo la lettura scorrevole anche nei passaggi più cupi.
Predatori, in conclusione, si distingue all’interno della produzione true crime per lucidità e compostezza: un libro informativo, disturbante quanto basta per scuotere, ma costruito per comprendere. Un viaggio nelle zone d’ombra della mente umana che non cerca tanto di spiegare l’inspiegabile, quanto di tracciarne la traiettoria, dal primo impulso alla trasformazione in metodo.
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