Recensione di Marco Lambertini
TRAMA
All’indomani del fallito attentato a papa Hamilton, i Servizi segreti israeliani scoprono un dettaglio inquietante: il prete magrebino che gli ha salvato la vita era in realtà un militante dell’ISIS. Che cosa ci faceva lì? E, soprattutto, perché ha protetto il Papa?
In un Medioriente post-7 ottobre, in cui sia sulle autorità di Gerusalemme che su quelle di Gaza incombe la paura che il vuoto lasciato da Hamas possa essere colmato dall’ISIS, i Servizi israeliani e palestinesi si alleano per far luce sulla vicenda, mentre al di là del Mediterraneo anche la polizia italiana e l’Entità, il Servizio segreto vaticano, cominciano a indagare. Hamilton si trova ad affrontare dubbi sempre più ampi – esacerbati dai confronti con un rabbino inviatogli dagli israeliani e con un imam inviatogli dall’ISIS – sulla sua Curia, sulla sua Chiesa, sulla sua stessa religione.
Capitolo conclusivo della trilogia iniziata con L’opzione di Dio e proseguita con Vatican Tabloid, I Guardiani del Tempio è una spy story attualissima e dal ritmo incalzante, e allo stesso tempo una profonda riflessione sul fallimento delle religioni e sull’insopprimibile anelito dell’uomo a cercare, nonostante tutto, un Dio.
Con I guardiani del tempio, Pietro Caliceti chiude la trilogia iniziata con L’opzione di Dio e Vatican Tabloid, completando un viaggio letterario che si muove tra le stanze del Vaticano e gli scenari infuocati del Medio Oriente.
Dietro la trama tesa e avvincente del thriller si cela un’indagine più profonda: la ricerca di ciò che unisce, nel male, le istituzioni religiose e i fanatici che pretendono di distruggerle. E Caliceti ci suggerisce che quel filo non è la fede, ma il denaro, la grande religione laica del nostro tempo.
L’attentato fallito contro Papa Hamilton, che ha scelto il nome di Pietro II, apre un racconto denso di intrighi e simboli. Il sacerdote che salva la vita del Papa è in realtà un militante dell’ISIS, e da questa contraddizione iniziale si dirama una rete di relazioni, interessi e ricatti che tocca il Vaticano, Israele e Gaza.
Ma I guardiani del tempio non si esaurisce nella denuncia del potere economico.
Caliceti porta la riflessione più in profondità, nel cuore stesso della spiritualità, mostrando come il desiderio di possedere Dio sia la forma più sottile di dominio.
In una scena cruciale del romanzo, un rabbino israelita, Rabbi Schaumann, parlando ai suoi allievi in una scuola della Torah, pronuncia parole che restano impresse come un sigillo sul senso dell’intera trilogia:
Dio ci ha ribadito che un Tempio non lo vuole e ci dice anche perché: metterlo in un Tempio vuol dire cercare di rinchiuderlo, e chi lo rinchiude lo fa per imbrigliarlo, per comandarlo, per mettersi al di sopra di Lui.
È in questa frase che si svela il significato profondo del titolo e, forse, il pensiero dell’autore.
Il “Tempio” non è solo l’edificio sacro, né soltanto la Chiesa come istituzione: è ogni tentativo dell’uomo di contenere il divino, di circoscrivere l’infinito entro le regole del potere umano.
E i “guardiani” non sono soltanto coloro che difendono il Tempio, ma anche — e soprattutto — coloro che ne impediscono l’apertura, che mantengono Dio sotto controllo per conservare la propria autorità.
Pietro II, con la sua visione di una Chiesa povera e autentica, è l’unico che tenta di scardinare quel meccanismo. È un Papa che vuole liberare la fede dalla gabbia del potere, ma proprio per questo diventa un pericolo per tutti: per i conservatori come per i riformatori, per i cardinali e per i politici.

Pietro Caliceti
Pietro Caliceti (1965), avvocato specializzato in materie finanziarie e societarie, ha esordito nella narrativa con L’Ultimo Cliente (Baldini & Castoldi, 2016), un romanzo che ha subito avuto un ottimo successo di pubblico e di critica, cui ha fatto seguito BitGlobal (Baldini&Castoldi, 2017), il primo romanzo al mondo incentrato su bitcoin.
Le sue opere sono state salutate come “una nuova narrativa della finanza, che ne sfrutta il lessico e disegna i cattivi contemporanei” (Tuttolibri) ed accostate, oltre che ai romanzi di maestri del legal thriller come John Grisham, a film come La Grande Scommessa e serie televisive come Billions (TuStyle).
Con I Guardiani del Tempio termina la trilogia iniziata con L’opzione di Dio e proseguita con Vatican Tabloid,
Caliceti lo tratteggia come un uomo solo, lucido e fragile, consapevole che tornare al Vangelo significa mettere in crisi un intero sistema di ricchezza e dominio.
Accanto a lui si muovono figure complesse come il cardinale Zorzi, espressione dell’ala moderna e riformatrice, e il cardinale Powell, incarnazione della tradizione e della prudenza.
Zorzi crede in una Chiesa più aperta e dialogante, ma teme la radicalità spirituale del Papa; Powell difende l’ordine e la stabilità, convinto che senza potere la Chiesa non sopravviverebbe.
Pur diversi, entrambi condividono un’inquietudine: la paura di perdere il controllo sul mondo, sui fedeli e su Dio stesso.
Tra i vari personaggi laici ed espressione dei servizi segreti, emerge la figura di Laura Zacchi, determinata poliziotta dell’antiterrorismo. Laura è l’occhio investigativo del romanzo, la coscienza civile che cerca di ricomporre i frammenti di una verità sepolta sotto le menzogne del Vaticano e le trame oscure del gruppo legato all’ISIS.
Attraverso la sua ricerca, Caliceti ci offre un punto di vista più umano: la fatica di chi indaga, soffre e continua a credere che la giustizia possa ancora essere una forma di fede.
Caliceti scrive con ritmo da thriller e profondità da saggista. Il suo linguaggio è netto, elegante, cinematografico. Ogni scena ha un senso politico e insieme simbolico, ogni dialogo è attraversato da un interrogativo morale.
Il romanzo si legge con il fiato sospeso, ma lascia un’eco che va oltre la tensione narrativa: una riflessione su come l’uomo, nel tentativo di possedere Dio, finisca sempre per costruirgli una prigione.
Così, alla fine, I guardiani del tempio diventa una metafora potente. Il Tempio è la struttura — religiosa, economica, ideologica — che tenta di contenere l’infinito.
I Guardiani sono coloro che lo difendono, convinti di servire Dio, ma che in realtà difendono se stessi.
E forse la vera fede, come suggerisce il rabbino, inizia solo quando si rinuncia a rinchiudere Dio, lasciandolo libero di essere ovunque, e non solo dove conviene.
Il gesto che il Papa compie, estremo, simbolico, inaspettato, diventa l’immagine di un cristianesimo che vuole risorgere dalle proprie macerie, pur rischiando di bruciare con esse.
Un finale iconoclasta e potentemente allegorico, che non distrugge ma libera: non un atto di negazione, ma di purificazione.
Allontana da me questo calice, mormorò “Ma, comunque sia fatta la Tua volontà” Detto questo, allargò le braccia a croce e levo’ gli occhi al soffitto, come in attesa di una risposta.
Eppure, al di là dell’epilogo, ciò che resta davvero è la tesi di Caliceti, limpida e necessaria:
solo una nuova alleanza di buon senso, religiosa e civile, può salvare l’uomo dagli estremismi che lo minacciano — da quelli economici che corrompono e da quelli pauperistici che distruggono.
Un dialogo tra la ragione e la fede, tra l’etica e la spiritualità, come unica via per restituire dignità al sacro e libertà all’uomo.
Un romanzo visionario e lucidissimo, che unisce tensione narrativa e profondità morale.
Con I guardiani del tempio, Pietro Caliceti non chiude soltanto una trilogia, ma apre una domanda: come si può credere, davvero, senza cercare di comandare ciò in cui si crede?
Salottometro:


Pietro Caliceti ha accettato di rispondere per noi di Salotto Giallo ad alcune domande sul suo I guardiani del Tempio in un’interessante intervista a cura di Marco. Potete leggere che cosa ci ha raccontato cliccando questo link.

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