In salotto con… Salvatore Falzone

In salotto con Salvatore Falzone

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Samuela Moro

Gradito ospite di oggi del nostro spazio dedicato alle interviste con gli autori “In salotto con…” Salvatore Falzone.

Salvatore Falzone è nato nel 1984 a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, dove vive ed esercita la professione di avvocato.

È autore del noir Piccola Atene (Barion-Mursia), finalista al Premio Sciascia 2014. Giornalista pubblicista, collabora con il quotidiano la Repubblica. Ha scritto, tra le altre, le biografie romanzate Fuga verso la croce. La missione di Francesco Spoto in Congo (San Paolo), Toniolo senza baffi. Una biografia del maestro dei cattolici italiani (Ecra) e Un eroe da dimenticare. Attorno al mistero di Antonio Canepa(Rubbettino).

Nel 2025 Falzone pubblica con Neri Pozza Il sale dei morti che, come afferma Massimo Onofri rappresenta «un giallo sorprendente di atmosfere sciasciane, un innovativo contributo alla storia di un genere letterario sempre più popolare».

Lo ha letto e recensito per Salotto Giallo Samuela Moro (recensione a questo link) che con l’occasione ha posto all’autore alcune domande di approfondimento sui protagonisti dell’opera.

Ernesto Vassallo e Youssef sono due figure centrali, molto diverse ma legate da un rapporto intenso e mai del tutto definito. Come ha lavorato sulla loro costruzione? Ci sono dei riferimenti biografici nella vicenda?

Non direi. Anche se, naturalmente, alcuni tratti dell’uno e dell’altro mi appartengono, o comunque hanno a che fare con il mio personale bagaglio di esperienze di vita.

Ernesto e Youssef sono due personaggi complementari. In fondo Ernesto è un vero eroe del nostro tempo. Per certi aspetti rispecchia la fragilità e l’inconsistenza della società occidentale contemporanea. Il fascino che Youssef esercita su di lui dipende proprio dal fatto che il giovane magrebino incarna tutto ciò che gli manca e di cui ha nostalgia: un’energia vitale primitiva e selvaggia, l’indipendenza del pensiero e del modo di vivere, la libertà, una sintonia con la natura e le sue leggi, una certa disinvoltura nello sguardo e nel linguaggio, la poesia, la bellezza, la capacità di amare.      

La Sicilia che descrive nel romanzo Il sale dei morti è una terra di contraddizioni, segnata da corruzione e omertà ma anche da paesaggi evocativi, quasi lirici. Quanto è importante per lei l’ambientazione come “personaggio” della storia? 

Molto. Soprattutto in un romanzo come questo che potrebbe essere definito, appunto, come romanzo del paesaggio: mi riferisco al paesaggio naturale del centro Sicilia e a quello interiore di Ernesto Vassallo.

Non a caso le descrizioni restituiscono da una parte la bellezza quasi metafisica della Sicilia interna, lontana dal mare e dai cliché letterari e cinematografici più recenti. E dall’altra rimandano, in un gioco di ombre e riflessi, all’inquietudine del protagonista. Qualcosa accade continuamente dentro di lui, così come qualcosa accade continuamente nel paesaggio. 

Nel libro convivono due registri: la denuncia sociale e politica e, dall’altra parte, una scrittura a tratti poetica ed evocativa. Da che cosa deriva questa scelta? Si tratta di due “anime scrittrici” che convivono in Salvatore Falzone?

Sì, esattamente. È proprio l’intrecciarsi nel romanzo di queste due anime a costituirne la peculiarità.

L’elemento esistenziale innerva la trama del noir dall’inizio alla fine. E questa è una scelta narrativa spontanea e al contempo ragionata.

Per me il giallo, che pure ha o può avere una dimensione di gioco e perfino di svago, è innanzitutto un efficace riflesso narrativo del tentativo di risolvere, si fa per dire, il grande rebus della vita. È il simbolo della ricerca attorno a un mistero più alto. 

Il tema dell’immigrazione attraversa il romanzo in modo delicato ma incisivo, legandosi al destino individuale di Youssef e a quello collettivo di chi approda in Sicilia. Cosa spera che resti al lettore di questo aspetto? 

La capacità di rivolgere uno sguardo diverso, più acuto, verso un fenomeno tanto complesso e ricco di conseguenze contraddittorie. Ma anche la disponibilità a lasciarsi scombussolare da uno sguardo estraneo, del tutto diverso dal nostro.

Comunque la statura di Youssef sovrasta ogni categoria d’appartenenza, compresa quella dell’immigrato. 

Il sale dei morti alterna denuncia civile e riflessione personale. In quale direzione immagina il suo prossimo progetto narrativo? Continuerà su questa linea o pensa di esplorare altri territori? 

Sto ultimando un noir di ambientazione giudiziaria. Poi, chissà. Mi piacerebbe scrivere una storia d’amore.

Infine, la nostra domanda di rito: ha la possibilità di sedersi nel nostro Salotto con il/la suo/a autore/autrice preferito/a e fargli una sola domanda. Chi invita e cosa gli/le chiede? 

Non ho in assoluto un autore preferito. I miei autori preferiti sono numerosi, e tra loro assai diversi per età, lingua e cultura.

Comunque qui invito Sciascia e gli chiedo se di tanto in tanto posso andare a trovarlo. Racalmuto dista meno di mezz’ora dal mio paese.     

Salotto Giallo ringrazia l’autore per la disponibilità all’intervista
Il sale dei morti Salotto Giallo

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