Recensione di Claudia Pieri
TRAMA
Alessandro Gordiani, giovante e brillante avvocato romano, ormai insofferente verso le pressioni del mondo giudiziario con il quale è costretto a confrontarsi quotidianamente, decide di lasciare la sua città, la sua famiglia e il suo studio faticosamente avviato per trasferirsi in un paesino sulla costa sassarese, al riparo da ogni possibile stress emotivo. Ma una tragedia lo costringerà a tornare sui suoi passi.
Un ragazzo viene ucciso durante un rave party alle porte di Roma e Alessandro, inaspettatamente e per un gioco di intrecci, si ritroverà a dover riprendere la toga e ad assumere la difesa dell’imputato, il timido Stefano Sanna. Un processo difficile, con pochi elementi a favore e una serie di circostanze che remano contro.
Tra indagini serrate, strategie legali e scelte complicate di diversa natura, Alessandro Gordiani dovrà fare i conti con le sue insicurezze e con la pesante consapevolezza di avere tra le mani il destino di una persona. Perché la legge, in fondo, è soltanto l’ombra della giustizia.
L’ultima occasione, riproposto da Laurana nella collana Calibro 9, segna l’esordio narrativo di Michele Navarra e la nascita del suo ormai celebre protagonista, l’avvocato Alessandro Gordiani.
Dal romanzo è stato tratto lo spettacolo teatrale Il colore della giustizia, che nel giugno 2024 ha ottenuto il primo premio come “migliore spettacolo” alla IX edizione del Festival del Teatro Forense.
Dagli esordi a oggi, l’avvocato Gordiani ha calcato numerose aule di tribunale, è maturato e si è fatto protagonista di altri otto romanzi.
Ma è tra queste pagine che lo incontriamo per la prima volta, quando la sua voce comincia a prendere forma e il suo percorso ha inizio.
Alessandro Gordiani fa il suo ingresso nel romanzo con tratti ben definiti:
Alto e scuro di carnagione, occhi e capelli neri, portati molto corti, quasi alla militare, Alessandro Gordiani, come al solito lamentandosi, si apprestava a innaffiare le piante del piccolo orto che aveva dietro casa
Dopotutto,
era serenamente consapevole di essere un pazzo. Strano tipo di pazzo, certo. Un pazzo atipico
e in effetti
era un bel po’ ansioso. Era proprio per questo motivo che l’avvocato Alessandro Gordiani aveva abbandonato la professione legale
La costruzione del personaggio è così precisa e autentica da renderlo quasi tangibile, un uomo che esce dalle pagine e domina la scena. Lontano dagli stereotipi dell’avvocato brillante e imperturbabile, Gordiani vive il mestiere con contraddizioni e tensioni interiori, oscillando tra dedizione, ansia e una costante ricerca di senso.
Spesso si interroga sui fondamenti della giustizia:
Si chiese cosa fosse esattamente la giustizia, una parola di cui in tanti, troppi, abusavano in continuazione.
I suoi dubbi, sia professionali sia esistenziali, lo rendono vulnerabile e profondamente umano, e proprio questa fragilità suscita immediata empatia nel lettore.
Non conosceva l’ipocrisia e talvolta neppure la diplomazia. Era spesso nervoso, insopportabile, brusco, esageratamente pignolo. Eppure, riusciva a conservarsi umile e, soprattutto, profondamente umano
qualità che ribaltano l’immagine convenzionale dell’avvocato di successo.
Una metropoli sporca e disordinata, ma bella, bella in un modo impressionante, quasi incredibile, con i suoi palazzi, le sue strade, i suoi infiniti monumenti, che a ogni angolo, con qualsiasi tempo e in ogni momento del giorno, sembravano volerti ricordare che tutti noi siamo solamente di passaggio in questo mondo, mentre lei, la città Eterna, è lì da sempre, viva, paziente, disincantata, disposta ogni volta a sorprenderti.
Su questo sfondo prende vita la storia de L’ultima occasione che, per intreccio, svolgimento e ritmo narrativo, aderisce pienamente ai canoni del legal thriller.
Il caso su cui l’avvocato è chiamato a intervenire richiama alla mente episodi di cronaca nera realmente accaduti, con protagonisti giovani, benestanti e annoiati, che in gruppo si lasciano andare a comportamenti violenti e provocatori, seminando caos e intimidendo chi li circonda:
come tutti i predatori che agiscono in branco, erano abilissimi nell’individuare i soggetti più deboli
e tra loro spicca Luca, che
si sentiva quasi lusingato dalla paura che incuteva negli altri
Con una scrittura scorrevole e vivace, impreziosita dalla sottile ironia che caratterizza Alessandro Gordiani, Navarra accompagna il lettore all’interno dell’aula di tribunale, facendolo sentire parte delle dinamiche processuali.

Michele Navarra
Avvocato penalista dal 1992, nel corso della sua carriera ha avuto modo di seguire in prima persona alcune delle vicende giudiziarie più importanti della storia italiana, dalla strage di Ustica ai fatti della banda della Uno bianca.
Ha inventato la figura dell’avvocato Alessandro Gordiani, personaggio ricorrente nei suoi legal thriller, penalista coscienzioso che si divide tra le pesanti responsabilità della professione e la sua indole ironica e scherzosa.
Tra le sue pubblicazioni: Solo Dio è innocente (Fazi, 2020) e Nella tana del serpente (Fazi, 2021).
Nel corso del racconto, Navarra inserisce in modo naturale e mai didascalico le nozioni fondamentali sul funzionamento del processo penale italiano. Lo fa attraverso la voce di Gordiani, che riflette e dialoga sia con il proprio assistito sia con la sua collaboratrice, trasformando spiegazioni tecniche in un racconto accessibile anche a chi non ha familiarità con il linguaggio giuridico.
Nell’ultima parte del romanzo, i lettori vengono accompagnati direttamente nel cuore del dibattimento, dove il pathos e il coinvolgimento raggiungono il loro apice: le pagine dedicate alla requisitoria del pubblico ministero e all’arringa finale del difensore suscitano un’emozione palpabile e un’intensa partecipazione alla vicenda.
Il risultato è un equilibrio perfetto tra informazione e narrazione, in cui i dettagli tecnici si fondono con il ritmo della storia senza appesantirla, mantenendo sempre vivo l’interesse e la chiarezza espositiva.
Ne L’ultima occasione Michele Navarra dimostra una grande capacità nell’intrecciare con naturalezza vicenda giudiziaria e introspezione psicologica.
Alessandro Gordiani si mostra come un protagonista umano, alle prese con dubbi professionali ed esistenziali, che richiamano alla mente il verso di De Gregori
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