Recensione di Alessandra Isabella Spanò
TRAMA
Londra, 1885. Violet Manville, giovane intellettuale dallo spirito indipendente, non si sarebbe mai aspettata di ritrovarsi a gestire in anonimato la rubrica di consigli sentimentali più letta di Londra, Miss Hermione. Un ruolo fino a quel momento ricoperto dalla zia Adelia, che ha deciso di fuggire con il suo ultimo amante, lasciandole in eredità penna, pseudonimo e una pila di lettere da leggere.
Convinta di dover rispondere a cuori infranti e dilemmi amorosi, Violet si ritrova invece davanti a un messaggio inquietante: Ivy Armstrong teme per la propria vita e implora aiuto. Spinta dal senso di responsabilità, Violet si reca nel villaggio da cui la lettera è stata spedita, ma è troppo tardi: Ivy è già morta. E la sua morte solleva più domande che risposte.
Nel cuore dell’Inghilterra vittoriana, tra tè pomeridiani e segreti ben custoditi, Violet scoprirà che impersonare Miss Hermione significa molto più che dispensare consigli: significa dare voce a chi non ne ha, affrontare mariti infedeli, scandali di provincia e omicidi mascherati da incidenti. E che essere la confidente più amata di Londra può essere tanto pericoloso quanto affascinante.
Di buone maniere e altri delitti di Anastasia Hastings si colloca con consapevolezza in quel filone contemporaneo che utilizza l’ambientazione vittoriana non come mera cornice, ma come laboratorio narrativo e luogo di riflessione critica sul passato attraverso un linguaggio accessibile.
L’Inghilterra del 1885 ricostruita da Hastings è una società di regole codificate, rituali sociali e apparati normativi che investono soprattutto il corpo e la voce delle donne. La scrittura mette in scena non solo una geografia esterna (la Londra urbana, il villaggio rurale, i salotti rispettabili), ma soprattutto una geografia interiore fatta di silenzi imposti, di corrispondenze epistolari come uniche vie di espressione, di identità costrette all’anonimato. In questo senso, l’invenzione della rubrica “Miss Hermione”, dietro cui Violet assume un’identità mascherata, diventa metafora della condizione femminile: un parlare autorizzato solo se velato, una presenza nello spazio pubblico solo se anonima.
La struttura del romanzo di Anastasia Hastings riprende la tradizione dell’indagine a enigma con progressiva scoperta: introduzione, viaggio, falso equilibrio, esplosione del delitto, raccolta di indizi, crescendo rivelatore, epilogo chiarificatore.
Tuttavia, la linearità apparente nasconde una sofisticata costruzione di livelli narrativi. Il giallo si intreccia al romanzo di formazione: Violet non solo scopre l’assassino, ma scopre se stessa come soggetto capace di parola e azione autonoma.
Violet è personaggio e al tempo stesso figura discorsiva: incarna il conflitto tra libertà intellettuale e ruolo imposto, e la sua crescita si realizza non solo attraverso l’indagine ma attraverso l’uso della parola. Il suo investigare è già un atto linguistico: nominare sospetti, interpretare lettere, dare voce a chi non può.
Sephora, la sorella frivola, funge da contrappunto: rappresenta il conformismo femminile, la ricerca di approvazione maschile, la dimensione del desiderio romantico che rischia di neutralizzare ogni spirito critico. Zia Adelia è, infine, la matrice simbolica: colei che ha inaugurato uno spazio discorsivo “altro” (la rubrica), e che lascia in eredità a Violet una possibilità di parola pubblica mascherata ma potente. I personaggi secondari, seppur talvolta stereotipati, funzionano come “maschere sociali” attraverso cui osservare i meccanismi del villaggio vittoriano: il medico, il pastore, la piccola nobiltà di campagna, ciascuno rappresenta un segmento del potere locale.
Il romanzo articola almeno tre nuclei tematici centrali. Il primo è quello della rispettabilità come menzogna: dietro la facciata delle buone maniere si celano violenza domestica, avidità, repressione dei desideri.
Il secondo è la voce femminile: dall’anonimato epistolare alla presa di parola investigativa, Hastings mostra come le donne dell’epoca avessero strumenti limitati per comunicare, ma come proprio tali strumenti possano trasformarsi in armi di resistenza. Il terzo nucleo è quello della giustizia extralegale: Violet non agisce come rappresentante della legge, ma come agente morale. La sua indagine non è riconosciuta dall’autorità, eppure è l’unica in grado di restituire verità e dignità alle vittime.
Lo stile, limpido e ironico, mescola registro alto e colloquiale e cerca di ricreare il lessico vittoriano senza cadere nel pastiche.

Anastasia Hastings
Anastasia Hastings nel corso di una carriera trentennale, ha pubblicato più di sessanta libri di diversi generi e con diversi pseudonimi.
Di buone maniere & altri delitti è il suo primo romanzo pubblicato con la Newton Compton
La nnarrazione della Hastings alterna descrizione, dialogo brillante e intertestualità epistolare, generando un effetto polifonico. Sul piano tecnico, la disseminazione degli indizi, le false piste e il crescendo di tensione rispettano il canone del mistero. Ma è soprattutto la tecnica dell’interpolazione epistolare – le lettere delle lettrici – a conferire originalità: esse consentono di inserire storie marginali che arricchiscono il discorso sul genere e sulla violenza.
La forza principale di Di Buone maniere e altri delitti risiede nella capacità di tenere insieme intrattenimento e riflessione critica: un giallo leggibile da un pubblico ampio. La protagonista femminile, complessa e credibile, rappresenta un apporto originale nel panorama del giallo storico. La debolezza si avverte invece nella prevedibilità di alcune dinamiche narrative per un lettore esperto e nella caratterizzazione talvolta superficiale dei personaggi secondari.
Il romanzo produce un duplice effetto: da un lato, la soddisfazione ludica dell’enigma risolto; dall’altro, una riflessione amara sul peso delle convenzioni sociali.
L’esperienza del lettore è segnata dalla percezione di un doppio registro: la leggerezza della commedia di buone maniere e la gravità della violenza sotterranea. Questo duplice livello rispecchia la complessità della cultura vittoriana, oscillante tra moralismo pubblico e trasgressione privata.
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