Il macellaio di Plainfield
Recensione di Cristina Casareggio

A cura di Francesca Pica e Samuela Moro
TRAMA
A lui si rifanno personaggi indimenticabili e agghiaccianti come Norman Bates in Psycho o Buffalo Bill nel Silenzio degli innocenti, e la sua figura disturbante ha ispirato canzoni, romanzi, opere d’arte. Eppure Ed Gein, il “macellaio di Plainfield”, non è stato uno dei serial killer più prolifici della storia: le vittime accertate furono soltanto due.
Ma ciò che la polizia ritrovò nella sua fattoria nel Wisconsin – maschere facciali in pelle umana, cadaveri riesumati e squartati, ossa usate per costruire oggetti domestici, teste e organi sessuali di donne conservati come macabri trofei – fu così sconvolgente da scolpire per sempre il suo nome nell’immaginario collettivo.
Ruben De Luca ricostruisce con rigore scientifico e sensibilità narrativa la vita, i delitti e il mito di Ed Gein, illustrando il profilo psicologico e le radici delle sue perversioni, su tutte il rapporto morboso con la madre Augusta, bigotta e severissima.
Arricchito da documenti originali inediti in Italia – relazioni psichiatriche, verbali d’interrogatorio, rapporti autoptici – il libro intreccia criminologia, psicologia e cultura pop, mostrando come l’orrore possa annidarsi anche in un insignificante contadino di provincia e indagando il fascino oscuro che Ed Gein continua a esercitare.
Perché alcuni efferati assassini svaniscono nell’oscurità istantanea, mentre altri raggiungono uno status quo quasi mitico?
Con Ed Gein – Il macellaio di Plainfield, Ruben De Luca ricostruisce la storia di un serial killer che ha lasciato un segno indelebile nell’immaginario collettivo, ispirando cinema, musica e letteratura.
Un uomo i cui crimini accertati furono soltanto due, ma ciò che venne scoperto nella sua fattoria dopo l’arresto sconvolse profondamente sia il sistema giudiziario dell’epoca, sia l’opinione pubblica. Attraverso una ricostruzione minuziosa, stralci di interviste mediche e cartelle cliniche, Ed Gein – Il macellaio di Plainfield restituisce un’immagine completa e necessaria di un uomo, di un assassino, di un profanatore di tombe.
Per comprendere Ed è fondamentale conoscere la sua famiglia: un padre inetto, costantemente alla ricerca di un lavoro che non riusciva a mantenere; un fratello maggiore desideroso di allontanarsi ma morto prematuramente; e soprattutto una madre-padrona, una donna con
una personalità ben strutturata ma rigida, che giudicava tutto e tutti convinta che la sua visione religiosa del mondo fosse l’unica corretta
Una figura che ha condizionato l’intera esistenza dei figli: li generò per non restare sola con il marito, trasferì la famiglia in una fattoria isolata nel tentativo di “fare fortuna”, impose una rigida morale bigotta che influenzò ogni loro pensiero e comportamento.
Ed crebbe all’ombra della madre, costantemente controllato e indirizzato, tanto che ella finì per plasmarne l’immaginario, convincendolo che tutto il genere femminile fosse malvagio e da rifuggire.
Eddie non appariva virile come gli altri ragazzi: aveva un tono di voce dolce e una certa morbidezza nella postura, gesticolava a scatti quando parlava e piangeva con estrema facilità, tutti comportamenti e atteggiamenti che gli avevano appiccicato addosso l’etichetta del ragazzo effeminato.
Se le morti del padre e del fratello non lo segnarono particolarmente, la scomparsa improvvisa della madre distrusse ogni equilibrio, lasciando un vuoto incolmabile aggravato dal totale isolamento in cui viveva.
I contatti con l’esterno erano pochi, i lavori saltuari, i rapporti con i vicini timidi e sporadici. Per colmare quel vuoto, Ed uccise due donne che somigliavano alla madre e dissotterrò i cadaveri di donne di mezza età, nel disperato tentativo di “riaverla indietro”.
Con la pelle delle vittime creò maschere, con le ossa oggetti d’uso quotidiano, nel tentativo di ricostruire artificialmente il legame perduto.
Perché un uomo senza precedenti penali, che non aveva commesso atti di violenza documentati all’improvviso era diventato capace di commettere le azioni più impensabili?

Ruben De Luca
È autore di circa 100 pubblicazioni di criminologia, in particolare sull’omicidio seriale, di cui è considerato uno dei massimi esperti a livello europeo.
Nel 2001 ha creato ESKIDAB, la Banca Dati dei Serial Killer in Europa, un archivio in costante aggiornamento sugli assassini seriali identificati in Europa.
Formatore presso master e corsi di specializzazione in tutta Italia, consulente e opinionista di programmi Rai, dal 2009 si dedica anche allo studio dello stalking e alla realizzazione di corsi rivolti alle donne per la prevenzione del femminicidio.
Tra le sue pubblicazioni più importanti: Anatomia del serial killer (2001); Omicida e Artista: le due facce del serial killer (2006); Amare uno stalker. Guida pratica per prevenire il femminicidio (2015) e, con la Newton Compton, Serial killer. Una lunga linea di sangue attraversa l’Europa (2021), Il grande libro dei serial killer (2023), Uomini che amano odiano le donne (2024), Il mostro di Firenze (2025) e Ed Gein. Il macellaio di Plainfield (2025).
Ruben De Luca dedica ampio spazio agli esami psichiatrici cui Gein fu sottoposto dopo l’arresto e l’internamento per infermità mentale.
Attraverso le testimonianze dei medici e le interviste al paziente, emerge il tentativo – ancora oggi complesso – di comprendere le motivazioni profonde di tanto orrore.
Un altro punto di forza di Ed Gein – Il macellaio di Plainfield è l’analisi dell’impatto del caso sull’immaginario dell’epoca e sul ruolo che ebbe nella nascita dell’attuale unità di analisi comportamentale. La complessità del profilo criminale spinse i primi profiler a ripensare il modo di interpretare la mente deviata.
Se è entrato così prepotentemente nell’immaginario collettivo di una nazione intera, è perché il caso di Ed Gein comprende una serie impressionante di elementi macabri e perversioni che stimolano la fantasia morbosa del pubblico e si è verificato in un’epoca storica nella quale le persone non erano per niente preparate ad affrontare temi del genere.
Il caso sconvolse l’America e divenne rapidamente un fenomeno culturale.
Alfred Hitchock trasformò una leggenda locale in un elemento fondamentale della cultura popolare americana.
Dal cinema (Psycho, Il silenzio degli innocenti) alla musica (Marilyn Manson, Slayer), fino alla letteratura con Bloch e il suo Psycho del 1959, l’eredità di Ed Gein attraversa i media e continua a influenzare l’orrore contemporaneo.
L’horror esisteva prima di Ed Gein, ma non nella stessa forma.
La vera forza del lavoro di De Luca risiede nello stile: non una semplice inchiesta, ma una narrazione asciutta, lineare e mai morbosa. Un’opera frutto di un lavoro di ricerca imponente e di un’analisi pressoché impeccabile di un uomo che ha incarnato – e incarna tuttora – l’esemplificazione del male.
Salottometro:


Link d’acquisto

