Controbuio di Orso Tosco

Controbuio Salotto Giallo

Vivere e morire al casinò di Sanremo

Recensione di Monica Truccolo

TRAMA

Tonino, un vecchio pussettista ovvero un baro della roulette cerca l’aiuto di Orso Tosco. La richiesta è strana: fare luce su un caso di quasi cinquant’anni prima, l’omicidio di Francesco Russello, ristoratore prestasoldi che nel suo locale di Sanremo accoglieva a tarda notte i croupier e le altre figure, dentro o fuori la legalità, orbitanti intorno al casinò. C’è di mezzo un tesoro, assicura Tonino…

Orso prova a sottrarsi (“Sono nato nel 1982”) ma l’altro insiste e, da bravo pussettista, spinge la fiche vincente, chiedendo: “vuoi tradire la memoria di quel grand’uomo di tuo padre?” perché il padre di Orso era un croupier del casinò di Sanremo, conosceva Tonino, conosceva tutti i personaggi e tutte le storie. e dunque il figlio, pure giallista, non potrà che indagare.

Sto andando a incontrare un vecchio amico di mio padre che, da buon nottambulo irrimediabile, ha ormai definitivamente invertito il giorno con la notte.

Tonino è un vecchio ‘pussettista’, un baro della roulette dall’aria sorniona e dal passato pieno di ombre.

Decide di rivolgersi a Orso Tosco per riaprire un caso rimasto sepolto
per quasi cinquant’anni.

La vittima fu Francesco Russello, ristoratore e prestasoldi, figura ambigua che gestiva un locale notturno frequentato da croupier, baristi e truffatori.

Ma Tonino sul finire dei Settanta non parte da Castellammare di Stabia per [….] Sanremo, e non a caso. Infatti di mestiere fa il baro, o per meglio dire è un nero, come vengono chiamati nel mondo del gioco, e per essere ancora più precisi, è un pussettista.

Tonino, promettendo di trovare una cospicua quantità d’oro nascosta da Russello prima di essere ucciso nel 1979, propone a Tosco di mettersi sulle tracce di questo tesoro, giustificando l’impresa come un modo per non tradire la memoria del padre, famoso croupier del Casinò di Sanremo.

Tosco, seppur riluttante, si lascia coinvolgere nell’indagine: da scrittore diventa investigatore, non per scelta, ma per un senso di dovere morale.

La luce in sala è accesa ma di Tonino o di chiunque altro non c’è nemmeno l’ombra. E per di più la porta d’ingresso è chiusa. Allora busso. Busso più forte. Nulla. Mi guardo attorno: mi avranno fatto uno scherzo?

Vivere e morire al Casinò di Sanremo arricchisce significativamente il panorama letterario italiano: non è solo un eccellente esempio di narrativa noir sapientemente orchestrata,
ma anche uno spaccato emotivo e sociale di grande impatto.

Orso Tosco

Orso Tosco è scrittore, poeta e sceneggiatore.

Per minimum fax ha pubblicato il romanzo Aspettando i Naufraghi (2018) e, insieme a Cosimo Argentina, Dall’inferno. Due reportage letterari (2021).

Per Interno Poesia è uscita la sua raccolta Figure amate (2019).

Per Rizzoli ha dato vita a una serie gialla, Le indagini del commissario Bova.

Con quest’opera, Orso Tosco conferma il suo talento narrativo, realizzando un romanzo che rimane impresso nella memoria del lettore per l’intensità emotiva e la profondità dei personaggi, offrendo al contempo momenti di grande divertimento grazie a uno humor dissacrante che alterna situazioni oscure a sequenze di comicità surreale.

Quelli che soffrono a ricordare i tempi felici solo perché appartengono al passato, secondo me non li hanno mai meritati.

Tonino riesce a riunire molti personaggi per rintracciare il misterioso bottino: Luigino, regina di tutti i travestiti della zona; Gianni ‘Carrè’ Lanteri, giornalista; ‘O Professore, ex avvocato di successo caduto in disgrazia; Pietra e ‘il Samurai’, entrambi ex croupier; Michele ‘Quattrocarati’, baro ed ex rapinatore; e molti altri. Una vera e propria reunion di figure singolari, il cui passato pesante li accompagna senza fermarli, attivi nel sottobosco malavitoso intorno al Casinò di Sanremo. Ogni personaggio è delineato con cura attraverso capitoli o brevi sezioni narrative in cui racconta in prima persona la propria storia e i propri ricordi.

«Era un collega del Samurai, mio padre,» rispondo senza aver trovato la frase giusta, «un croupier atipico e un uomo affascinante».

Orso Tosco dimostra grande abilità nel costruire un noir d’effetto, richiamando i classici del genere ma imprimendo un’impronta assolutamente personale. La narrazione, originale e più intima, trasforma l’indagine in un viaggio tra rapporti familiari, memoria collettiva di un’Italia minore e un’epoca in cui il confine tra gioco, truffa e tragedia è sottile come la linea rossa della roulette: una fragile frontiera tra allegria, inganno e dolore, pronta a spezzarsi con un colpo di fortuna o di mano.

Allo stesso tempo, Tosco racconta con intensa enfasi le fragilità, i vizi e i difetti quasi comici dei protagonisti,
calandoli nel contesto storico e sociale dell’epoca.

Chi nasce e vive alla sinistra del buio ha il controbuio nel proprio destino.

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