Lago Santo di Valerio Varesi

Lago santo Salotto Giallo

Un’indagine del commissario Soneri

Recensione di Marco Lambertini

TRAMA

L’autunno è stato mite, e la neve non è ancora arrivata a sbiancare le cime dell’Appennino quando il commissario Soneri imbocca il sentiero per Lago Santo, un nido di falco a millecinquecento metri di altitudine dove, da ragazzo, tante volte è scappato per star lontano dal chiacchiericcio e più vicino ai propri pensieri.

A spingerlo questa volta non c’è però la voglia di solitudine, ma la denuncia anonima del ritrovamento di un cadavere. Il morto ha il volto sfigurato – persino troppo, pur immaginando un accanimento da parte dei lupi –, ma Soneri sospetta che si tratti di Gianrico Bonaccorsi, un insegnante di filosofia in pensione recentemente scomparso.

La moglie in effetti riconosce la salma, ma il caso è tutt’altro che chiuso, perché molte domande rimangono  senza risposta: Bonaccorsi è caduto mentre camminava? Si è suicidato? Soneri non ne è convinto: troppi dettagli stonano. Ma chi poteva avere interesse a uccidere l’ex insegnante? Il quadro si fa fosco in fretta: Bonaccorsi era un esponente ben noto dell’ultradestra locale, con molti contatti e altrettanti nemici. Che sia da cercarsi tra i suoi avversari, l’assassino? O tra i suoi camerati, a cui l’integralismo di Bonaccorsi iniziava a risultare scomodo?

A quasi vent’anni da Il fiume delle nebbie, di nuovo in libreria nel Giallo Mondadori, Valerio Varesi torna a raccontare la provincia italiana e gli scheletri nell’armadio dei suoi estremismi politici

Il commissario Soneri ritorna in Lago Santo e, ancora una volta, Varesi costruisce una storia che cattura il lettore, ma che non si riduce a un semplice “giallo” fatto di delitto e indagine.

Dietro ogni pista investigativa emergono memorie, paure, conflitti morali.

«È un’indagine senza un centro» mormorò lui tralasciando l’ironia della compagna. «Non so dove stare. Sono come il fotografo che non trova l’inquadratura.»

Questa frase di Soneri non è soltanto una constatazione sul caso, ma una chiave di lettura dell’intero romanzo. La trama di Lago Santo non è lineare, non offre un fulcro attorno a cui tutto ruota: è fatta di direzioni multiple, di sentieri che sembrano portare altrove, di deviazioni che confondono. Proprio questa mancanza di un’“inquadratura” chiara rende il libro realistico e affascinante. La verità non si lascia afferrare facilmente, e spesso anche chi indaga si trova spaesato, costretto a cambiare prospettiva.

Come in quasi tutti i romanzi della serie (questo è il diciottesimo), il contesto politico e sociale è centrale, al punto da diventare
un vero e proprio personaggio.

Il tessuto umano, culturale e sociale che Varesi mette in scena ha una densità autonoma: amici, nemici, colleghi, vicini, chiacchiericci di paese, sospetti che nascono da piccoli gesti o da vecchie storie mai risolte, ideologie che ritornano o che si travestono per diventare potere. È questo insieme che dà spessore alla vicenda: non si tratta solo di risolvere un delitto, ma di fare i conti con ciò che resta dopo la fine di un mondo dominato dalle ideologie.

Il romanzo è costruito con grande attenzione ai personaggi. Soneri è il perno del racconto: non un eroe infallibile, ma un uomo gravato dal peso del passato, animato da un senso della giustizia che va oltre le proprie convinzioni, ferme e chiare anche in un mondo sempre più dominato dall’“io” e non dal “noi”.
Accanto a lui troviamo Angela, la compagna, che con le sue osservazioni ironiche e concrete svolge un ruolo fondamentale: voce critica e affettuosa, illumina i dubbi del commissario e gli ricorda quanto la vita personale sia inevitabilmente intrecciata a quella professionale.

La vittima, Gianrico Bonaccorsi, insegnante di filosofia in pensione, aleggia su tutta la storia: le sue convinzioni forti e scomode sopravvivono anche dopo la morte, irradiandosi nelle indagini come domande sospese.

Ben tratteggiati anche i montanari Anna Maini e Zanchetta, figure silenziose e solitarie, custodi di un mondo arcaico e distante dal frastuono moderno: incarnano la memoria e il sentimento di una vita semplice, autentica, che arricchisce di sfumature il romanzo.

Intorno a loro si muove la comunità locale, con i suoi sospetti, rancori mai sopiti e voci che diventano indizi. È un coro che dà densità alla vicenda e la radica nel contesto sociale e politico.

Valerio Varesi

Valerio Varesi (Torino, 1959) vive in provincia di Parma e ha lavorato alla redazione bolognese della “Repubblica”.

È autore di diciassette romanzi noir con protagonista il commissario Soneri, interpretato da Luca Barbareschi nelle quattordici puntate televisive della serie Nebbie e delitti andata in onda su Rai2.

Autore eclettico, ha scritto inoltre romanzi storico-politici.

È tradotto in Francia, Gran Bretagna, Spagna, Germania, Olanda, Turchia, Polonia e Romania.

Varesi è abilissimo nel costruire atmosfere.

L’Appennino autunnale che trattiene ancora un calore tiepido, l’aria rarefatta dell’alta quota, la neve che non è ancora scesa, il silenzio che pesa. Tutto contribuisce a un senso di sospensione, come se il confine tra presente e passato, tra visibile e invisibile fosse sottilissimo.

I luoghi non sono semplici sfondi: parlano.

Boschi, sentieri, il lago stesso diventano specchi nei quali i personaggi si riflettono, ma anche barriere che isolano e nascondono verità. Le riflessioni di Soneri su memoria, giustizia e tracce lasciate dalle ideologie trasformano il romanzo in qualcosa di più di un giallo: è un racconto su come il passato pesi nel presente.

L’estremismo politico, la memoria, la solitudine, il conflitto tra appartenenza e dissenso: sono tutti temi che Varesi intreccia alla trama, ponendo domande implicite al lettore e fornendo, attraverso Soneri, risposte mai del tutto rassicuranti.

«Oggi la politica è una copertura, una sfilata in costume. Assomiglia a quei tizi che sbarcano il lunario posando coi turisti davanti al Colosseo vestiti da centurioni romani senza curarsi dell’orologio al polso e del telefonino.»

Queste parole, amare e ironiche, restituiscono perfettamente la disillusione del commissario verso il presente. La politica appare come un teatro svuotato di sostanza, dove le ideologie non sono più passioni autentiche, ma maschere di cartapesta ridotte a spettacolo e convenienza. È in questa visione, sospesa tra scetticismo e malinconia, che si colloca l’indagine: non una battaglia tra schieramenti, ma una ricerca di verità in un mondo dove persino i grandi ideali sembrano travestimenti mal riusciti.

L’inchiesta si spinge fino al Monte Marmagna, con i racconti del titolare del rifugio e del vecchio Forestale, ora carabiniere Gualtieri, che ampliano l’orizzonte narrativo.

Non si tratta solo di raccogliere indizi, ma di entrare in contatto con storie personali, ricordi e conflitti nascosti.

Qui emerge il vero contrasto del romanzo: la grande Storia delle ideologie, con le sue ombre ancora ingombranti, e le piccole vite quotidiane, fatte di rancori familiari, amicizie spezzate e fragilità che affiorano
anche nelle personalità più forti.

Proprio questo equilibrio tra collettivo e personale, tra ciò che sembra importante e ciò che appare banale, rende Lago Santo un noir che supera i confini del genere. È una lettura che lascia domande aperte, che spinge a riflettere su come viviamo e ricordiamo, e che conferma Varesi come uno degli autori più intensi e profondi del panorama italiano contemporaneo.

«Infatti dipende dal contesto: il banale e l’importante convivono come il male e il bene.»

Questa frase suggerisce che il movente dell’omicidio non debba per forza essere un complotto politico o un regolamento di conti ideologico: può annidarsi in qualcosa di più personale, intimo, perfino banale — gelosie, rancori. È proprio nella commistione tra il grande e il piccolo, tra l’eco della storia collettiva e le miserie individuali, che il romanzo trova la sua forza e il suo realismo.

Lago Santo di Varesi è un romanzo inquietante e attuale, capace di parlare del nostro presente mentre indaga le ombre del passato, e viceversa.

Due dimensioni che si sovrappongono, restituendo al lettore non solo un giallo ben costruito,
ma anche uno specchio delle contraddizioni del nostro tempo

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