Recensione di Claudia Pieri
TRAMA
È un sabato sera del 1978, e le ragazze di una confraternita studentesca della Florida State University a Tallahassee non sanno ancora che tra poche ore un assassino destinato a diventare famoso compirà contro di loro un attacco mortale. Le vite delle giovani donne che sopravvivono, tra cui Pamela Schumacher, presidentessa della confraternita e testimone chiave, cambiano per sempre.
Dall’altra parte degli Stati Uniti, Tina Cannon si convince che la sua amica scomparsa Ruth Wachowsky sia stata presa di mira dallo stesso uomo che ha colpito in Florida e che i giornali chiamano l’«All-american sex killer». Tina e Pamela si incontrano e, determinate a ottenere giustizia, uniscono le forze. La loro ricerca di risposte condurrà a una scioccante rivelazione finale.
Perché era successo? Un giorno avremmo avuto la nostra risposta, ma non è quella che pensate. Adesso, qui, voglio che dimentichiate due cose: lui non era nulla di speciale e ciò che accadde non fu un caso.
Bright Young Women, ispirato alla vicenda del serial killer Ted Bundy, è un romanzo complesso che intreccia realtà e finzione, non solo per la commistione tra cronaca e invenzione narrativa, ma anche per le molteplici e delicate tematiche sviluppate attraverso le voci delle protagoniste.
Con uno stile che richiama il true crime, Jessica Knoll si pone un obiettivo preciso: ribaltare i ruoli, rendendo centrali le vittime e relegando sullo sfondo un “Imputato” mai chiamato per nome, che arriva a difendersi da solo
con un ghigno da parassita e l’aria schifosamente tronfia per non aver fatto un cazzo di niente, se non aggrapparsi a una donna capace di fare il proprio mestiere
imponendosi come leggenda più per la complicità di stampa e polizia che per autentiche doti di “genio criminale”:
A volte penso che l’imputato sia l’ennesima leggenda popolare […] e che le forze dell’ordine abbiano favorito le sue autorivendicazioni per nascondere la propria incompetenza.
Il racconto, narrato in prima persona, si sviluppa attraverso continui salti temporali, assumendo i toni di un flusso di coscienza che ricostruisce gli eventi fin dall’inizio. La narrazione alterna la voce di Pamela, la migliore amica di Denise, e quella di Ruth, una delle vittime. Dalle loro storie prendono forma tutte le tematiche centrali per l’autrice. Tra queste, le famiglie disfunzionali:
i miei genitori sborsavano fior di quattrini per trascurarmi […] non sarei più riuscita a liberarmi dell’immagine di loro due a letto, con le coperte tirate fin sopra la testa, quando più avevo avuto bisogno di loro
Un altro nodo fondamentale è l’omosessualità, trattata come una malattia:
so cosa c’è che non va in te… perché mi hai trasmesso la stessa malattia
Infine, emerge con forza la critica al sistema psichiatrico come strumento di controllo sociale:
la psichiatria è uno degli strumenti preferiti del patriarcato per controllare le donne. Tuttora le persone come me vengono rinchiuse, per quello che faccio nella mia vita privata
Tra le due voci narranti, Pamela e Ruth, il punto di incontro è Tina Cannon, figura dal carisma magnetico e dalla forza interiore che la rende il naturale punto di riferimento per le altre donne:
Aiutare altre donne a guardare alla propria vita da una prospettiva emancipata, affinché compiano scelte capaci di renderle felici invece di dannarsi per accontentare tutti gli altri
Denise, invece, continua a vivere solo nei ricordi che riaffiorano in Pamela durante la sua ricerca di giustizia:
Denise conosceva molte persone […] era bellissima, popolare con i ragazzi e brava a godersi il sesso, una qualità che le ammiro ancora oggi
Allo stesso tempo, la Knoll in queste pagine denuncia la stampa, la polizia e le autorità giudiziarie dell’epoca, che costringono Pamela a difendersi continuamente e a giustificare ogni scelta della sua vita privata, inclusa la frequentazione con Tina:
Sembra che lei frequenti compagnie discutibili” Mi puntò il dito contro, emettendo un verso di disappunto. Se la spassava da morire, mentre io stavo lì seduta, aggrappata ai bordi cedevoli della mia sanità mentale.
In questo ribaltamento di ruoli, le vittime vengono fatte passare per colpevoli, mentre chi dovrebbe proteggerle contribuisce ad alimentare pregiudizi e ingiustizie:
La gente ci guarda come se fosse colpa nostra, Pamela.

Jessica Knoll
Cresciuta nella periferia di Philadelphia, Jessica Knoll ha lavorato come editor di “Cosmopolitan” e per “SELF”.
Vive a New York con il marito.
Il suo primo romanzo è La ragazza più fortunata del mondo (Rizzoli, 2015).
Bright Young Women della Knoll non è un thriller tradizionale: la tensione non nasce dalla caccia all’assassino, ma dagli interrogativi morali e sociali che emergono pagina dopo pagina.
Al centro non c’è il killer, ma le vittime, le loro vite spezzate, le relazioni familiari disfunzionali, la discriminazione subita, la fatica di farsi ascoltare.
È un racconto che tiene incollati alle pagine, meno adrenalinico di un thriller convenzionale, ma infinitamente più ricco di spunti di riflessione.
Un romanzo che lascia soprattutto un senso di indignazione, perché alcune delle dinamiche descritte non appartengono soltanto al passato, ma sono ancora oggi, tristemente, attuali.
In conclusione, Bright Young Women è un romanzo potente e riflessivo, che mette in luce dinamiche sociali e psicologiche ancora oggi attuali.
Pur non offrendo la tensione tipica di un thriller, conquista per la profondità dei temi e la forza delle voci delle protagoniste.
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