La colpa è di chi muore di Marco Bellinazzo

La colpa è di chi muore Salotto Giallo

Recensione di Claudia Pieri

TRAMA

Il calcio è un sogno. Ma per molti ragazzi, soprattutto se nati nel posto sbagliato, può trasformarsi in un incubo. Marco Bellinazzo, con la sensibilità del cronista che ama davvero ciò che racconta, ci regala un noir che è insieme romanzo d’indagine, viaggio nei meccanismi oscuri dello sport e racconto di formazione. Dante Millesi è un giornalista disilluso, un ex ragazzo del Rione Sanità che ha imparato a convivere con la nostalgia e con la sconfitta.

Ma quando un cadavere emerge dal Lago di Lugano e i sogni di tre giovani calciatori africani si incrociano col suo passato, sarà costretto a tornare in campo. Tra Milano, Lagos e Parigi, in una scacchiera di potere e corruzione, la verità non basta. Serve il coraggio di scriverla lo stesso. “La colpa è di chi muore” è una storia che lascia il segno. Come certi tiri sbagliati, come certi amori finiti, come certe verità che nessuno vuole ascoltare.

Una storia che nasce lì, nel punto esatto in cui il talento incontra il dolore. Una storia che somiglia terribilmente alla verità. Una storia necessaria, che parla di passione e sfruttamento, di giornalismo e redenzione, di uomini che uccidono corpi e altri che distruggono sogni. E quelli, forse, sono i peggiori. (Maurizio de Giovanni, luglio 2025

Ci sono assassini di uomini e divoratori di sogni. E questi ultimi, a volte, sono persino più spietati.

Un’affermazione lapidaria e dura, proprio come la storia raccontata ne La colpa è di chi muore.

Pagine che parlano di morte e di sogni spezzati, tracciando un viaggio emozionale da Napoli a Milano, passando per la Nigeria e Parigi. Il filo che lega questi luoghi si snoda lungo la traiettoria tesa di un pallone calciato sempre in avanti, che attraversa i campetti di periferia, con lo sguardo rivolto a un futuro migliore e carico di promesse.

Ad accompagnare il lettore c’è la figura centrale del romanzo,
il giornalista sportivo Dante Millesi,

un cinico con la sindrome della crocerossina

che indossa la

corazza di giornalista intransigente

Attraverso il suo sguardo, il romanzo restituisce uno spaccato dell’Italia politica e calcistica degli anni Ottanta e Novanta: Dante osserva il cambiamento dei costumi, del calcio e del ruolo dell’informazione, provando a opporvisi con l’unica forza che riconosce davvero, quella dell’amore per le parole e per la verità. La sua vicenda personale si intreccia con la trama principale e, in alcuni passaggi, la narrazione si apre a squarci di autentica poesia, come nella descrizione del provino di Dante:

«Rammenta come fosse ora quelle scarpette strette che gracchiavano sul cemento, lo scirocco che soffiava sotto la maglia, tra i suoi capelli ricci, e poi la morbidezza di quel campo d’erba e il pallone a spicchi bianchi e neri. Risente quella voce che ha tatuata addosso; la voce del più grande di tutti che gli aveva spalancato le porte del futuro.»

Marco Bellinazzo

Nato a Napoli, nel rione Sanità nel 1974 è laureato in giurisprudenza all’Università Federico II.

Dal 2004 lavora a «Il Sole 24 Ore».

Scrive di giustizia, lavoro, fisco, ma la sua vera passione è sempre stata lo sport.

Dal 2007 si occupa di economia sportiva e, in particolare, dei “business” che ruotano intorno al mondo del calcio.

È autore di Goal economy.

Come la finanza globale ha trasformato il calcio (Baldini & Castoldi, 2015) e I veri padroni del calcio (Feltrinelli, 2017).

Millesi, grazie alla magistrale opera di caratterizzazione di Marco Bellinazzo, è un personaggio che suscita grande empatia in chi legge.

Il suo vissuto e il dolore che nasconde dentro sono una ferita ancora aperta con cui fare quotidianamente i conti:

17 anni. E la vita gli sembrava già finita. 17 anni e aveva già giocato tutti i minuti che aveva da giocare.

Scrive

perché scrivere resta l’unica forma di libertà che conosce. E perché non ha altro che quella professione a cui aggrapparsi per provare ad avere un senso. Il giornalismo, del resto, lo ha già salvato una volta.

Tutto questo il lettore lo sente e lo vive in un crescendo di verità svelate, difficili da accettare. Quando la storia, con un salto temporale all’indietro, ci porta a Lagos, la realtà dell’immigrazione clandestina irrompe nella seconda parte del romanzo, intrecciandosi con il mercato del calcio e mettendo in luce lo stretto legame tra affari e sogni da realizzare. Ancora una volta, il calcio viene descritto come via di fuga, strumento di riscatto e ragione di vita:

Invece ci vuole parecchio coraggio a sognare sogni veri. Ancora di più quando si vive in certi posti.

La colpa è di chi muore è un noir toccante, emotivamente crudo e difficile da digerire, intriso di umanità dolente e di sentimenti profondi.

I personaggi, costruiti da Bellinazzo con rara finezza e intensità, conquistano per la loro tridimensionalità, al punto da sembrare prendere vita oltre le pagine. Un libro che chiede tempo per essere elaborato, che non cattura immediatamente ma, quando lo fa, diventa impossibile staccarsene.

Un romanzo necessario — e ci perdoneranno gli addetti ai lavori per l’uso di un termine forse abusato — perché davvero non troviamo definizione
più adatta per descriverlo.

Al tempo stesso, è anche una dichiarazione d’amore per il calcio, che rimane, nonostante tutto,

quel luogo capovolto in cui chi è povero, basso, non istruito, nero o giallo, può battere chi è ricco e potente. […] Il calcio è la terra delle rivoluzioni possibili.

Salottometro:

L’autore e giornalista Marco Bellinazzo ha accettato di rispondere per noi di Salotto Giallo ad alcune domande sul suo La colpa è di chi muore in un’interessante intervista a cura di Claudia. Potete leggere che cosa ci ha raccontato cliccando questo link.

La colpa è di chi muore

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