O giochi o muori
Recensione di Samuela Moro

A cura di Samuela Moro
TRAMA
Una favola high-tech convincente in modo spaventoso, “Moxyland. O giochi o muori” segue quattro narratori che vivono in un futuro prossimo distopico così vicino a noi da sembrare realtà. In una Cape Town distopica e futuristica, Kendra, dopo aver abbandonato la scuola d’arte, si fa notare per un progetto di marketing nel settore della nanotecnologia; Lerato, un’ambiziosa orfana nata da genitori malati di Aids, trama per cambiare azienda; Tendeka, un attivista dalla testa calda, sta diventando sempre più rabbioso; Toby, un blogger spregiudicato, scopre che i videogiochi a cui si dedica per denaro nascondono molto di più.
Oltre alla folle avventura che cambierà per sempre le loro vite, questa storia è ricca di idee audaci e contagiose e mette insieme uno spietato governo di apartheid aziendale, videogiochi, cani da guerra biotecnologici, identità online sfuggenti, un club di calcio di periferia, un marchio che crea dipendenza e arte geneticamente modificata.
Pubblicato per la prima volta in Sudafrica nel 2008 e riproposto in Italia da Fanucci nel 2025, Moxyland segna l’esordio letterario di Lauren Beukes, autrice che negli anni successivi si è affermata come una delle voci più originali
della narrativa di genere.
Il romanzo si colloca a metà strada tra il cyberpunk e la distopia, mescolando elementi di critica sociale, riflessioni politiche e suggestioni tecnologiche.
La narrazione si costruisce attraverso quattro voci in prima persona – Kendra, Lerato, Tendeka e Toby – che si alternano nei capitoli e offrono prospettive sovversive ma al contempo differenti sulla stessa realtà.
Un mosaico di esperienze e punti di vista che inizialmente richiede attenzione: l’avvio della storia infatti non punta sull’azione immediata, quanto sulla descrizione del contesto e delle regole che governano la Cape Town futuristica in cui si muovono i personaggi. Solo con il procedere della lettura la trama si intreccia sempre più, portando a convergenze decisive e ad una lettura sempre più intrigante.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è l’ambientazione, realistica e allarmante al tempo stesso.
Beukes immagina un Sudafrica in cui il controllo sociale e l’accesso agli spazi urbani e commerciali è gestito attraverso pass digitali e SIM telefoniche trasformate in strumenti di sorveglianza e coercizione.
Ogni reato è punito con la disconnessione, temporanea o definitiva:
senza telefono non è possibile mangiare, pagare,
nemmeno aprire la porta di casa propria.
«Corrompono i governi per i propri scopi, hanno politici a libro paga, aumentano il divario economico tra classi. […] Così non abbiamo altra scelta che accettare il disinnescatore nei telefoni, o vederci negato l’accesso in certe zone delle città perché non abbiamo l’autorizzazione ad andarci.»
In questo scenario si sviluppa la tematica del dibattito tra paura e sicurezza, ordine e libertà. Le parole di un personaggio ne chiariscono bene i termini:
«Piuttosto che vivere nella paura […] sceglierei mille volte quei cani modificati e i comesichiamano, i telefoni che ti danno la scossa, in qualsiasi momento. […] Abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica cosa fare, che mantenga l’ordine.»
L’ossessione per il controllo, fino alla regolazione della paura stessa, è una delle chiavi più inquietanti del testo:
«Il processo deve essere regolato. La paura deve essere regolata. Deve essere controllata. Come le persone.»

Lauren Beukes
Lauren Beukes è un’autrice sudafricana.
Da Shining Girls – Ragazze eccellenti, (il Saggiatore 2013, Fanucci 2022) è stata tratta una serie tv per Apple TV.
Nel 2023 Fanucci pubblica Broken monsters e nel 2024 Zoo City, vincitore dei premi Arthur C. Clarke, Kitschies Red Tentacle Best Novel e del Tähtivaeltaja.
Beukes è anche autrice di fumetti, sceneggiatrice, giornalista e documentarista e le sue opere sono state pubblicate in moltissimi Paesi.
Ha vinto premi come l’Arthur C. Clarke, il prestigioso premio della University of Johannesburg, l’August Derleth Award, lo Strand Critics Award e l’RT Thriller of the Year.
È stata premiata dal parlamento del Sudafrica e più recentemente per il suo lavoro nel campo della scrittura creativa ha vinto il premio Mbokodo del dipartimento delle Arti e della cultura, che celebra il ruolo della donna nell’arte.
Vive a Londra.
Beukes non si sofferma su spiegazioni retrospettive: preferisce mantenere l’attenzione sul presente narrativo, con una scrittura diretta e priva di filtri.
Non comprendiamo tutte le ragioni e le vicissitudini che hanno portato a questo tipo di società. Questa scelta narrativa conferisce al romanzo un realismo inquietante, perché ciò che accade non sembra fantascienza lontana, ma il possibile risultato di dinamiche già presenti nella nostra società. Non a caso, nelle note finali, l’autrice stessa sottolinea:
«Il fatto è che tutto questo è possibile, soprattutto se siamo disposti a barattare i nostri diritti per la convenienza, per l’illusione della sicurezza. La nostra distopia, luminosa e splendente, è sempre e solo a un governo totalitario di distanza.»
Lauren Beukes, con il suo esordio, costruisce un romanzo che va oltre la semplice etichetta di science fiction.
Moxyland è infatti un testo che raccoglie suggestioni dal cyberpunk e dalla fantascienza sociologica, piegandole a una prospettiva profondamente radicata nel contesto sudafricano.
Ne deriva una narrazione originale, che unisce immaginazione e critica, iperbole e realismo.
Se, come accennato, l’avvio può sembrare lento, per il tempo dedicato a introdurre regole, linguaggi e dinamiche del mondo narrato, la scelta si rivela efficace: il lettore viene immerso gradualmente in una società che appare coerente e credibile, proprio perché raccontata senza filtri né spiegazioni rassicuranti. Il risultato è un futuro distopico “possibile”, che inquieta per quanto troppo simile al presente.
Al di là delle avventure dei protagonisti, il cuore del romanzo è rappresentato dalla riflessione sul rapporto tra libertà individuale e controllo tecnologico, sull’illusione della sicurezza e sulla fragilità dei diritti quando diventano moneta di scambio. È questo l’aspetto che rende Moxyland non solo un’opera di genere, ma anche un testo capace di dialogare con le contraddizioni del nostro tempo.
Il libro di Beukes trova in definitiva pieno spazio come esempio di narrativa distopica visionaria, mostrando quanto il fantastico possa essere un mezzo privilegiato per interpretare il reale. Un romanzo che, pur nato quasi vent’anni fa, conserva intatta la sua forza e la sua attualità.
Salottometro:


La scrittrice Lauren Beukes ha accettato di rispondere per noi di Salotto Giallo ad alcune domande sul suo Moxyland in un’interessante intervista a cura di Samuela. Potete leggere che cosa ci ha raccontato cliccando questo link.

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