Recensione di Alessandra Isabella Spanò
TRAMA
Elmira, New York, estate 1951. Myra Larkin, tredici anni, dopo la messa accetta un passaggio da un ragazzo affascinante che dice di essere Mickey Mantle, la giovane promessa degli Yankees. Quella notte, i vicini di casa di Myra vengono brutalmente assassinati, e i sospetti ricadono su uno sconosciuto molto simile al suo nuovo amico. È il primo di una serie di episodi di cronaca nera che incrociano la vita dei Larkin, mentre ognuno di loro insegue a suo modo il sogno americano.
Myra, che cresce da sola il figlio Ronan dopo che il marito ha avuto una crisi psicotica, è l’unica a tenere i contatti con la famiglia: con Lexy, donna in carriera, e Fiona, eterna ribelle e attrice mancata a Broadway; e con Alec, ombroso e sfuggente, tormentato dai fantasmi di un’infanzia segnata dagli abusi e dall’indifferenza della madre, la cattolicissima Ava. E quando proprio Ava inizia a ricevere inquietanti cartoline anonime, presagio di eventi terribili, soltanto Myra, con l’aiuto del figlio, avrà la forza di affrontare quel male oscuro che sta inghiottendo la sua famiglia.
La radice del male racconta un’America dove la quotidianità è intrisa di violenza, e la casa è insieme rifugio e pericolo. Adam Rapp indaga le piccole crepe che segnano il destino di una famiglia perbene; solchi che possono diventare abissi o aprirsi alla luce, se si trova il coraggio di chiedere aiuto.
La radice del male di Adam Rapp si colloca pienamente nella tradizione del romanzo gotico americano contemporaneo, intrecciando elementi del Gotico sudista e del realismo psicologico con le caratteristiche della storia familiare sviluppata
dagli anni ’50 alla contemporaneità.
La narrazione si configura come un’indagine sulla violenza endemica nella società americana basata sui tipi del thriller domestico, al fine di esplorare le dinamiche familiari patologiche e la trasmissione del trauma attraverso le generazioni.
Rapp costruisce un microcosmo familiare che funge da specchio deformante della società americana contemporanea.
L’ambiente è caratterizzato da una quotidianità apparentemente normale che nasconde, in alcuni suoi membri, una prossimità costante alla violenza e alla degenerazione morale. In loro il male si manifesta attraverso eventi apparentemente casuali, ma che rivelano una cadenza allarmante.
Il romanzo di Rapp adotta una struttura a episodi che segue l’evoluzione dei personaggi attraverso diverse fasi della loro esistenza.
La narrazione procede per accumulo, stratificando eventi traumatici e rivelazioni, che si susseguono in una progressione drammatica crescente.
La saga familiare de La radice del male si dipana attraverso molti decenni, tra atti di violenza sia casuali che storici disseminati lungo tutto l’arco narrativo.
La struttura frammentaria riflette la disintegrazione progressiva del nucleo familiare in cui i componenti si allontanano non soltanto dalla casa di appartenenza, ma anche tra di loro, procurandosi ferite reciproche, volontarie e involontarie.
La radice del male esplora tematiche di estrema rilevanza per la comprensione del male come elemento costitutivo dell’esperienza umana, investigando come gli incontri con la violenza possano determinare traiettorie esistenziali radicalmente diverse.
Le ferite del passato si perpetuerebbero, secondo l’autore, attraverso le generazioni, in forme sempre nuove.

Adam Rapp
Adam Rapp è uno scrittore e sceneggiatore americano.
Ha lavorato a film e importanti serie televisive, come Dexter, In Treatment e The L World, ed è stato finalista, tra gli altri, al premio Pulitzer, al Tony Award e al Los AngelesTimes Book Prize.
Nel 2021 ha ricevuto un Arts and Literature Award dell’American Academy of Arts and Letters.
La prosa di Rapp si caratterizza per una precisione chirurgica nell’analisi psicologica dei personaggi, combinata con una capacità di evocazione atmosferica che attinge ai registri del gotico.
La tecnica narrativa alterna momenti di intensa drammaticità a passaggi di quotidianità apparentemente normale, creando un effetto di estraniamento che mantiene il lettore in una condizione di costante tensione.
La radice del male genera un impatto emotivo profondo e duraturo, costringendo il lettore a confrontarsi con aspetti inquietanti
dell’esperienza umana.
La prosa di Rapp riesce a creare un senso di inquietudine e malessere generale persistenti, che accompagnano il lettore anche oltre la conclusione della narrazione.
Adam Rapp dimostra di possedere una scrittura matura che gli permette di affrontare tematiche complesse senza cadere nel sensazionalismo.
Tuttavia La radice del male presenta alcune criticità legate alla gestione dell’equilibrio tonale tra i diversi registri narrativi.
La natura disturbante del contenuto aliena una parte del pubblico.
La struttura episodica, sebbene efficace nel restituire la dimensione temporale estesa della vicenda, risulta frammentaria e compromette la coesione narrativa complessiva.
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