Gunner di Alan Parks

Gunner Salotto Giallo

Recensione di Marco Lambertini

TRAMA

L’ex poliziotto Joseph Gunner torna dal fronte francese nella Glasgow devastata dai bombardamenti con una gamba e un occhio che non sono più quelli di prima. Il suo vecchio capo, Drummond, lo convince a indagare su un cadavere ritrovato sotto le macerie. La vittima si rivela essere un tedesco, mutilato per dissimularne l’identità e curiosamente somigliante a un alto gerarca nazista.

Tra agenti dei servizi segreti inglesi, antiche fiamme, incalliti avversari e nuovi nemici, un Gunner dipendente dalla morfina ma fedele al suo vecchio io inflessibile si ritrova invischiato in un complotto di vasta portata che coinvolge attori vicini e lontani. Tra gli altri suo fratello Victor, obiettore di coscienza e fervido comunista, e Rudolph Hess, atteso in Scozia per un incontro con emissari del governo britannico che potrebbe mutare il corso della guerra.

Ispirato in parte alla vera storia della missione segreta di Hess in Inghilterra, Gunner è un romanzo imperniato su un personaggio tutto luci e ombre, stanco eppure mai sconfitto, e su una vecchia amatissima città, la Glasgow che Alan Parks racconta anche (in versione anni settanta) nella serie dedicata a un altro poliziotto, Harry McCoy, premiata con il McIlvanney Prize for Scottish Crime Book of the Year, il Prix Mystère de la Critique e un Edgar Award.

Alan Parks, scrittore scozzese di cui in Italia sono già usciti cinque romanzi ambientati negli anni ’70 a Glasgow con protagonista l’ispettore McCoy, torna in libreria con un nuovo titolo e
un nuovo personaggio: Joe Gunner.

Gunner è un poliziesco storico con forti venature spy, ambientato anch’esso a Glasgow, ma questa volta in tempo di guerra, precisamente nel 1941.

Joe Gunner, agente di polizia ferito durante la ritirata inglese da Dunkerque, al suo ritorno si trova a indagare su una serie di omicidi in mezzo al caos dei bombardamenti della Luftwaffe.

Il romanzo possiede un realismo grintoso. La vivida rappresentazione di Glasgow, soffocata tra smog, macerie e il costante rombo delle bombe, restituisce una città sull’orlo del collasso,
segnata profondamente dal Blitz nazista.

Parks non si limita a costruire un’ambientazione: ci trascina, zoppicanti e senza fiato, nel cuore della violenza e della cospirazione.

Siamo andati in uno degli edifici colpiti in Hotspur Street,” disse Fraser. “È stato colpito da una bomba incendiaria. Una donna ha detto che c’erano delle persone dentro. Abbiamo provato, ma non siamo riusciti ad aprire la porta d’ingresso in tempo. Abbiamo dovuto aspettare che arrivasse un pompiere con l’ascia.” Si sfregò il viso, tenendo gli occhi a terra. “Quando ha sfondato la porta c’erano quattro ragazzini ammucchiati dietro. Tutti morti per il fumo. Il padre li aveva chiusi dentro ed era andato a sbronzarsi.

Joe Gunner è un protagonista complesso e imperfetto, perseguitato dalle esperienze di guerra e dipendente dalla morfina. Non è un eroe convenzionale: è ruvido, deciso e disincantato. La ferita alla gamba e la dipendenza diventano parte integrante della sua identità.

La rabbia è strana. Può arrivare e andarsene in un niente oppure continuare a covare fino a divampare. Negli ultimi tempi Gunner aveva provato entrambe le versioni. Una rabbia sorda e costante per quello che gli aveva fatto la guerra e accessi improvvisi che lo investivano e lo facevano agire prima di pensare. Non era così prima della guerra, anzi, tutto il contrario.

Si ritrova, forse per caso o forse no, a indagare su misteriose morti di prigionieri tedeschi assassinati durante il Blitz. L’inchiesta si trasforma rapidamente in una pericolosa cospirazione che coinvolge l’MI5 e l’aristocrazia. E quasi all’improvviso, la trama vira in un gorgo di doppi e tripli giochi quando l’intelligence inglese entra in scena in maniera inaspettata, all’interno di un classico pub scozzese.

Accanto a lui si muove Victor, fratello di Gunner, obiettore e comunista, pronto a tutto pur di impedire un’eventuale alleanza
tra l’Inghilterra e il regime nazista.

Alan Parks

Alan Parks È nato in Scozia e ha lavorato per oltre vent’anni nel mondo della musica.

Vive a Glasgow.

Bompiani ha pubblicato i libri della serie dedicata all’ispettore McCoy: Gennaio di sangue, Il figlio di febbraio, L’ultima canzone di Bobby March, I morti di aprile, Crepare di maggio e I vecchi muoiono a giugno

Attraverso un altro obiettore che aiuta Gunner dopo un pestaggio, Parks offre una riflessione sulla Seconda guerra mondiale come cesura radicale con il passato. Una guerra senza fronte, in cui nemmeno chi rifiuta di combattere è al sicuro. Una considerazione che, senza entrare nel merito politico, appare ancora oggi attuale. Sono i più deboli e le persone comuni a pagare il prezzo più alto, come dimostrano i conflitti in Medio Oriente e in Ucraina.

Le pagine dedicate ai ricordi di guerra in Francia sono crude e intense, restituendo immagini vivide e dolorose.

Poliziotto a Glasgow, Gunner era abituato alla violenza, ma l’esperienza bellica lo ha segnato soprattutto sul piano psicologico, lasciandogli un corpo pieno di cicatrici.

La scrittura di Parks non perde mai ritmo.

Un attimo la morfina rallenta Gunner, quello dopo si trova a schivare detriti o a leggere rapporti segreti. La prosa asciutta, priva di fronzoli, aderisce perfettamente alla psiche fratturata del protagonista, personaggio ambiguo e sfaccettato, forse destinato a tornare in un seguito che il finale lascia intravedere. La violenza colpisce con forza, la suspense cresce fino a spezzarsi.

Gunner è un romanzo tagliente, rapido e cupo, capace di unire poliziesco,
spy story e riflessione storica.

La Glasgow del 1941, resa con forza visiva e realismo, fa da sfondo a un protagonista imperfetto e tormentato, coinvolto in un’indagine che si intreccia con intrighi politici e segreti militari. Un thriller intenso e avvincente, che tiene incollati alla pagina e conferma la versatilità narrativa di Alan Parks.

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