Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro
Intervista a cura di Katya Fortunato
Gradita ospite di oggi del nostro spazio dedicato alle interviste agli autori “In salotto con…” Sue Hincenbergs.
Sue vive a Toronto con il marito (vivissimo), il suo cagnolino adottato di mezza età, Kramer, e le stanze colme degli oggetti lasciati dai tre figli dopo essersi trasferiti.
È una ex produttrice televisiva che ha lavorato a numerosi programmi pluripremiati, spaziando dalle sitcom ai format di lifestyle. Ha diretto i contenuti di due show quotidiani a diffusione nazionale, tra cui il più longevo morning show canadese, prima di dedicarsi agli speciali di musica dal vivo.
Poi ha iniziato a scrivere.

Le amiche di sempre (titolo originale The Retirement Plan) rappresenta il suo esordio nel crime, intriso di un umorismo nero e tagliente. Il libro, pubblicato da Piemme, è stato letto e recensito per Salotto Giallo da Katya Fortunato (recensione a questo link). Grazie alla disponibilità di autrice e Casa Editrice, abbiamo potuto porgere a Sue Hincenbergs alcune domande su questo suo debutto letterario.
Un romanzo d’esordio che ha il sapore di un film: i tuoi trascorsi nel mondo della televisione hanno influenzato il tuo modo di scrivere o hai pensato alla storia già immaginandola come una possible trasposizione cinematografica?
L’unica cosa che ho imparato lavorando in TV è che bisogna catturare rapidamente l’attenzione del pubblico e poi lottare per mantenerla. Penso che questo valga anche per la lettura, e ho cercato di scrivere una storia che scorresse velocemente e mantenesse l’interesse del lettore.
Per quanto riguarda la trama, per quanto ami leggere, adoro anche lasciarmi trasportare da un bel film. Scrivendo Le amiche di sempre mi immaginavo seduta al cinema, vivendo quel piccolo momento di euforia quando una scena cambia e ci si sistema in attesa di vedere dove la storia ti condurrà, sperando sia un luogo intelligente e divertente. Volevo che i lettori provassero gli stessi piccoli sussulti di gioia voltando pagina.
Un libro divertente e allo stesso tempo capace di far riflettere su quanto il denaro possa influenzare le nostre scelte: pensi che viviamo davvero in un mondo così venale da mettere a tacere ogni scrupolo pur di vivere più agiatamente? In fondo, la tua storia vuole essere una favola moderna che ci ricorda che i soldi non fanno la felicità?
Non sono mai stata veramente ricca, ma sono sempre stata felice.
Mia madre diceva sempre che riuscivo a razionalizzare qualunque cosa (non so cosa intendesse – forse quando chiedevo un nuovo paio di scarpe che lei riteneva superflue?). Anche se sono sempre stata “agiata” a livello finanziario, come molte persone, non mi sarebbe dispiaciuto avere di più: un’auto nuova ogni anno, l’Europa d’estate, i Caraibi d’inverno. Quando non potevo permettermi quei viaggi, contavo le mie benedizioni: avevo tre figli sani e premurosi. Chi ha bisogno della Giamaica?
In Le amiche di sempre, Pam e le sue amiche si vergognano di non potersi permettere la pensione come i loro vicini. Avevano lavorato per realizzare il sogno di ritirarsi insieme, ma i cattivi investimenti dei mariti lo hanno infranto. Sono amareggiate, disilluse e rassegnate a lavorare fino alla fine. Solo quando gli eventi si intensificano capiscono che il denaro non è forse la cosa più importante.
Se perdi i soldi, puoi trovarne altri; se perdi le persone care, non possono essere sostituite. Non avevo previsto che questa fosse la morale del libro, ma è sembrato naturale quando Pam l’ha compreso e ha cercato di convincere le altre mogli.
I tuoi protagonisti entrano nel cuore, e quando si chiude l’ultima pagina si ha quasi il rimpianto di lasciarli andare. Pensi che questa “gang” di amici possa tornare in un futuro romanzo, magari alle prese con nuove avventure o con la complicità dei figli?
È bello vedere che i lettori si siano affezionati a questi personaggi. Mi è piaciuto molto scrivere di loro. La mattina, preparando il caffè e sedendomi nel mio rifugio di scrittura, mi sembrava di andare a trovare Pam, Hank e i loro amici per trascorrere la giornata, ed è stata una bella sensazione.
Per ora li ho messi da parte, perché sto lavorando a un secondo romanzo con lo stesso tono. Parla anche di persone cattive e non così cattive che si fanno cose terribili a vicenda nello stesso quartiere, ma con protagonisti quarantenni. E devo dire che sono entusiasta di trascorrere le giornate con loro, proprio come lo ero con Pam e Hank.
In futuro non mi dispiacerebbe ritrovare la “banda” di Le amiche di sempre, soprattutto Hector, perché credo abbiano ancora altre avventure da raccontare.
Il romanzo alterna leggerezza e suspense, colpi di scena e momenti di tenerezza. Qual è stata la sfida più grande nel tenere insieme tanti registri diversi senza perdere il filo della storia?
Ho iniziato a scrivere quasi a 60 anni e ho dovuto capire quale fosse il mio stile e la mia voce. È stato solo dopo aver scritto altri due romanzi, senza riuscire a trovare un agente, che ho iniziato Le amiche di sempre. Sentivo di poter scrivere frasi efficaci, ma mi mancava ancora una storia avvincente e un tono personale.
Quando ho cominciato, non pensavo che il libro sarebbe stato divertente, ma con l’andare avanti l’umorismo è venuto fuori spontaneamente. All’inizio immaginavo battute e reazioni comiche, ma non le scrivevo. Poi ho pensato: perché no? Chi ha detto che una trama intricata non possa avere leggerezza? Ho deciso di seguirlo, perché scriverlo così era più divertente. Sia nella vita che sulla pagina, adoro quando le persone non si prendono troppo sul serio.
Però non volevo che diventasse banale: desideravo una storia intelligente e sorprendente. Ho cercato quindi un equilibrio realistico, senza esagerazioni.
La sfida più grande è stata capire come inserire i retroscena delle scelte sbagliate dei mariti, che avevano portato i personaggi nella loro condizione. Alla fine ho scelto di mostrarli in una scena di flashback, perché mi divertiva immaginare quelle conversazioni e volevo condividerle con i lettori.
C’è un personaggio in particolare in cui ti sei più rispecchiata, o che ti ha sorpresa mentre prendeva vita sulla pagina in modo diverso da come lo avevi immaginato?
Credo di somigliare un po’ a Pam, soprattutto perché ho un cane identico a Elmer e, di solito, sono io a guidare quando esco con le amiche. Anche se, diversamente da me, Pam è alta, snella e con gambe fantastiche – un piccolo vantaggio che mi sono concessa come autrice.
Sono molto contenta di come Hector, il barbiere, abbia preso vita e piacevolmente sorpresa che così tanti lettori lo abbiano apprezzato. Non avevo previsto di approfondire la sua vita familiare e, anche se avrebbe potuto essere un lato cupo, ho scelto di mostrare come anche un sicario possa comprendere il valore dell’amore, se ha la fortuna di trovarlo.
Giochiamo con la fantasia: hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi inviti? E cosa gli chiedi?
Andrei sul classico: Elmore Leonard. Poco prima di iniziare a scrivere Le amiche di sempre avevo riletto Get Shorty (La scorciatoia ndt) e rivisto il film. Leonard crea personaggi vividi e intreccia narrazioni dal ritmo serrato, ricche di colpi di scena e sorprese. Gli chiederei se inizia dalla trama o dai personaggi.
Salotto Giallo ringrazia l’autrice e la Casa Editrice per la disponibilità all’intervista.\

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