Zero di Anthony McCarten

Zero Salotto Giallo

Recensione di Alessandra Isabella Spanò

TRAMA

In nome della sicurezza nazionale, la CIA, insieme al genio della Silicon Valley Cy Baxter, ha creato Fusion, un sofisticatissimo software di spionaggio in grado di rintracciare chiunque e in qualsiasi luogo si trovi. Prima del lancio ufficiale sul mercato, dieci cittadini americani sono stati accuratamente selezionati per testarlo. Al momento stabilito, i partecipanti avranno a disposizione due ore per “azzerarsi”. Spegnere i cellulari, tagliare ogni contatto con amici e familiari e usare qualunque strategia per scomparire nel nulla.

Dopodiché, avranno trenta giorni per eludere le tenacissime Squadre di Cattura sguinzagliate sulle loro tracce. Chiunque riuscirà a battere Fusion riceverà 3 milioni di dollari in contanti. In caso prevalga il software, invece, sarà il suo ideatore Cy Baxter a ottenere un contratto da 100 miliardi con la CIA e l’accesso a risorse di intelligence fondamentali per sviluppare Fusion e rivoluzionare per sempre il concetto di sorveglianza.

Per una partecipante, tuttavia, la posta in gioco è decisamente più alta. Kaitlyn Day, una tranquilla bibliotecaria di Boston individuata dagli organizzatori come “bersaglio facile”, si rivela in realtà molto più risoluta di quanto calcolato. Le sue abilità in questo gioco letale superano ogni previsione, e la motivazione che la spinge va ben oltre il denaro. Kaitlyn deve vincere per ottenere ciò che vuole, ma Baxter non si fermerà davanti a nulla per realizzare il suo progetto. E, quando il timer segnerà lo zero, ci sarà un solo vincitore.

Il romanzo Zero di Anthony McCarten (edizione originale 2023) si colloca innanzitutto nel filone del thriller distopico contemporaneo. L’opera si distingue per l’approccio intimista
alla questione tecnologica.

McCarten costruisce un futuro apocalittico per esplorare le dinamiche psicologiche e sociali che potrebbero emergere tra uomo, potere e intelligenza artificiale, tra realismo contemporaneo e immaginazione futuristica.

McCarten orchestra uno sfondo narrativo di notevole sofisticazione architettonica.

Costruisce un universo narrativo che si radica nel presente per proiettarsi su un futuro possibile e inquietante.

La società descritta in Zero rappresenta un’immagine critica delle tendenze contemporanee: l’onnipresenza dei social media con i loro sempre più sofisticati algoritmi, la monetizzazione dell’attenzione e la progressiva erosione della sfera privata individuale.

La piattaforma digitale attorno alla quale ruota la vicenda è descritta con precisione tecnica e grande immaginazione, creando un ecosistema credibile, che fa da specchio deformante della nostra contemporaneità.

Il tema centrale dell’alienazione digitale viene esplorato attraverso la parabola della protagonista, Zero 10, anonima bibliotecaria che si trova a navigare tra la propria autenticità e il deformato riflesso di sé.

La questione del potere emerge come il filo conduttore che
attraversa l’intera narrazione.

L’autore sviluppa una riflessione articolata sui meccanismi di controllo sociale al fine di catturare i colpevoli di gravi reati (come per es., il terrorismo) attraverso una capillare raccolta dati dei cittadini (potenzialmente estensibile al mondo intero) per aumentare la sicurezza interna a discapito della libertà individuale che normalmente si esercita nella propria quotidianità e nella sfera privata.

Anthony McCarten

Anthony McCarten è uno scrittore, sceneggiatore e produttore cinematografico neozelandese.

Nel 2015 è stato premiato dalla British Academy of Film and Television Arts per la sceneggiatura di La teoria del tutto, dedicato alla vita di Stephen Hawking.

Dal suo libro L’ora più buia (Mondadori, 2017) è stato tratto l’omonimo film con Gary Oldman.

McCarten vuole che il lettore rifletta sulle conseguenze di una società totalmente disciplinata senza apparente costrizione, mostrando in tal modo anche le dinamiche degli enormi interessi economici delle case di produzione dei software della sorveglianza.

Lo stile di McCarten è decisamente funzionale allo scopo di mantenere un equilibrio tra accessibilità e profondità concettuale. La prosa è asciutta, ritmata, con frequenti incursioni nel discorso indiretto libero, che favoriscono l’adesione empatica ai processi mentali della protagonista e dei suoi antagonisti.

Il lessico tecnologico non è meramente descrittivo, ma è strumento di trasmissione chiara delle varie sfaccettature ideologiche che Zero
mette l’una contro l’altra.

Il lettore troverà efficace la lucidità analitica con cui viene rappresentato il sistema digitale e la costruzione ben strutturata di una caccia spietata e immersiva fra la preda uomo e il predatore digitale. McCarten dimostra la sua capacità di tradurre questioni complesse in una narrazione avvincente e ciò consente al testo di mantenere una tensione intellettuale costante.

Tuttavia, alcuni personaggi secondari risultano talvolta troppo funzionali al discorso tematico più che agenti narrativi a tutto tondo, e alcune soluzioni dell’intreccio, soprattutto nel finale, appaiono eccessivamente programmatiche e sfavorevolmente sorprendenti.

Inoltre, il messaggio politico troppo pressante e presente rischia in alcuni passaggi di sacrificare l’ambiguità a favore di una tesi
troppo palesemente indirizzata.

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