Le regole di Londra di Mick Herron

Le regole di Londra Salotto Giallo

Le indagini di Jackson Lamb

Recensione di Barbara Terenghi Zoia

TRAMA

A Londra, alla sede dell’MI5 a Regent’s Park, il capo dei servizi segreti Claude Whelan sta imparando a sue spese che il ruolo da Prima scrivania comporta molti più oneri che onori. Incaricato di garantire che le imminenti elezioni amministrative si svolgano senza intoppi, si trova bersagliato da ogni fronte: da un parlamentare agitatore di folle che pontifica contro qualunque minoranza; dalla moglie di quest’ultimo, che non perde occasione per attaccare Whelan sui tabloid; e soprattutto dalla sua vice, Lady D Taverner, sempre pronta a fargli le scarpe.

Intanto, il paese è scosso da una serie apparentemente casuale di attacchi terroristici e i brocchi di Jackson Lamb, gli agenti più sregolati dell’intelligence inglese, stanno per fare quello che gli riesce meglio: trasformare una situazione delicata nel caos totale. Impeccabile nella costruzione della suspense e umanissimo nei confronti dei suoi personaggi, Mick Herron − vincitore del CWA Diamond Dagger 2025, il più prestigioso premio internazionale nell’ambito del giallo − porta il genere della spy story a vette sempre più alte.

Le regole di Londra è il quinto capitolo della serie di Mick Herron dedicata a Jackson Lamb, che per tono e costruzione dei personaggi si pone quasi come l’antitesi dei romanzi di John le Carré.

Lamb incarna l’antieroe per eccellenza: è bigotto, obeso, eccessivamente flatulento e fumatore incallito. Non sorprende che anche i vertici dell’MI5 lo considerino con disprezzo: dopo un episodio spiacevole – finalmente rivelato in questo libro – è stato di fatto “defenestrato” e relegato alla guida della Casa del Pantano, un decadente e scomodo ufficio in cui vengono parcheggiati gli agenti caduti in disgrazia per errori, personali o professionali.

A fargli compagnia troviamo la sua vice Catherine, che cerca di rimanere sobria; Shirley, arrivata a 62 giorni senza cocaina all’inizio del romanzo; River, entrato nell’MI5 per tradizione familiare ma protagonista di uno scivolone tale da azzerare ogni privilegio; Coe, uno psicopatico dichiarato. E poi c’è Roderick Ho, genio informatico con un marcato disturbo narcisistico, che in Le regole di Londra diventa finalmente una pedina decisiva.

Le crisi che Lamb si trova ad affrontare nel corso della serie provengono spesso dalla Russia post-sovietica o dal Medio Oriente,
in particolare da cellule jihadiste.

Stavolta, però, la minaccia è più moderna, inaspettata e ancora poco esplorata nella narrativa di spionaggio.

“Ma queste erano le Regole di Londra: costringere gli altri ad accettarti alle tue condizioni. E se non gli piaceva, ti piantavi davanti a loro finché non ti accettavano comunque.”
“Per fortuna, la regola ventisette tre è sostituita dalle Regole di Londra, e precisamente dalla numero uno. Che è…?”
“Pararsi il culo.”
“Precisamente.”

Il romanzo è ambientato poco dopo il referendum sulla Brexit e ruota attorno a Dennis Gimball, parlamentare euroscettico sposato con una giornalista di un tabloid.

Come nei precedenti volumi, Herron dimostra una notevole abilità nel muoversi tra satira e limiti della diffamazione, costruendo personaggi che sembrano ispirati a figure reali.

Quando una serie di attentati scuote la Gran Bretagna, la Casa del Pantano individua una minaccia contro Gimball. Il lettore si ritrova così a domandarsi se questi agenti disadattati siano davvero in grado di salvare un politico – e soprattutto, se ne valga la pena.

Eppure, per quanto sgangherati, psicopatici o apparentemente inadeguati, questi agenti finiscono per incarnare l’ultima speranza del Regno Unito, soprattutto se messi a confronto con i colleghi “ufficiali” dell’MI5 e i piani alti del potere.

Mick Herron

Mick Herron è uno scrittore di romanzi thriller inglese.

Ha studiato al Balliol College di Oxford, dove si è laureato in Letteratura inglese.

In Italia è stato pubblicato il suo romanzo di successo Un covo di bastardi (Feltrinelli, 2018), primo di una serie da oltre 250.000 copie vendute in Inghilterra, vincitrice del più ambito premio internazionale in ambito giallo – il CWA Dagger Award – e in corso di pubblicazione in nove paesi.

È stato definito dal “Daily Telegraph” “una delle venti migliori spy story di tutti i tempi”, insieme a bestseller come La spia che venne dal freddo di John le Carré o Un nome senza volto (The Bourne identity) di Robert Ludlum.

La casa di produzione See-Saw Films ne ha acquisito i diritti per la televisione.

A livello stilistico, Mick Herron è semplicemente brillante. Alterna passaggi poetici e immagini vivide a brusche incursioni di cinismo:

In alcune parti del mondo l’alba arriva con dita rosate. Ma nel quartiere londinese di Finsbury, arriva indossando guanti da scassinatore, per non lasciare impronte; spia dai buchi delle serrature, fa un sopralluogo in vista del giorno che si avvicina.

E subito dopo:

L’alba è specializzata in angoli non puliti e superfici non spolverate, in nicchie e stanze che vedono raramente la luce del giorno. Così, quando l’alba raggiunge la Casa del pantano, incontra una lampada poggiata in cima a una pila di elenchi telefonici, che servono a questo scopo da così tanto tempo che sono incollati insieme dalla muffa, le copertine umide unite in un’alleanza involontaria.

In questo romanzo, Herron spinge ancora di più verso la commedia, arricchendo la narrazione con battute taglienti, scambi surreali e diatribe esilaranti tra personaggi, spesso fuori luogo ma sempre efficaci.

In un mondo dove anche le spie sembrano aver bisogno della terapia di gruppo, Mick Herron riesce ancora una volta a confezionare una spy story irresistibile.

Ne Le regole di Londra, non inventa nuovi personaggi, ma utilizza con intelligenza quelli già noti per portare situazioni al limite del grottesco.

E contro ogni aspettativa, finisce persino per farci tifare per chi – almeno sulla carta – non dovrebbe salvare proprio nessuno.

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