La strega di Dan di Eva Simon & Jay Malina

La strega di Dan Salotto Giallo

Recensione di Samuela Moro

TRAMA

Anni 80. A Dan, un’anonima cittadina dell’entroterra americano, c’è qualcuno che colleziona amanti e conserva i quadri che le ritraggono nude in una galleria segreta. A Dan ci sono donne prive di morale che si dice siano in grado di soddisfare ognuno dei propri desideri, anche i più immorali.

Quando le strade di queste persone si incontrano, a Dan la gente inizia a morire. Sarà lo sceriffo Piet a dover trovare una risposta al perché di quelle morti. Forse è colpa di un quadro, forse di una donna che ha qualcosa da nascondere. O forse la verità è che le streghe, da Dan, non se ne sono mai andate.

Con La strega di Dan, Eva Simon & Malina confezionano un romanzo che sfida i confini del noir tradizionale, spingendosi con audacia verso territori contaminati dal gotico,
dall’erotismo e dal grottesco.

Ambientato negli anni Ottanta in una cittadina immaginaria dell’entroterra americano, Dan appunto, il libro costruisce un microcosmo torbido e decadente, popolato da figure ambigue, ossessioni viscerali e rituali che sfiorano la stregoneria.

Il romanzo si distingue per una scrittura teatrale, spesso eccessiva, che alterna scene dai toni pulp a momenti di visionarietà delirante.

La narrazione è strutturata per scene, accompagnate da una colonna sonora dichiarata in apertura, elemento che suggerisce una precisa
intenzione cinematografica.

L’uso insistito delle immagini sensoriali – profumi, consistenze, suoni – contribuisce a costruire un’atmosfera opprimente, a tratti allucinata, anticonvenzionale.

I personaggi sono volutamente caricaturali, portati all’estremo in una deriva grottesca che li rende maschere di vizi e ambizioni. Su tutti spiccano Ellen Prose, la moglie del sindaco e presunta leader di una congrega segreta femminile, e Fabjana, figura enigmatica e potente, che incarna il fascino pericoloso dell’archetipo stregonesco.

Accanto a loro, l’artista McGinnis (come il celebre illustratore dei poster di James Bond), la giovane Judith, l’ambiguo Nick Boss: tutti personaggi che agiscono in un universo dove il corpo femminile è merce, arte, arma e condanna.

Jay Malina & Eva Simon

Eva Simon, romana di 42 anni.

Un’anima sognatrice, testarda, sinestetica, con una visione della realtà che sconfina nel fumetto.

Una (quasi) fedele riproduzione della Margherita bulgakoviana.

Jay Malina, romano di 57 anni.

Un profilo singolare: misantropo, scettico, eccentrico, anticonvenzionale, puntiglioso, esasperante e tendenzialmente asociale.

E questi sono solo i suoi pregi.

La particolare scelta stilistica di Simon & Malina – una prosa fortemente ridondante, ricca di immagini sensoriali e costruita quasi come una sceneggiatura teatrale – può ostacolare il ritmo della lettura.

La narrazione procede per quadri visivi e sonori, più che per sviluppo lineare degli eventi, e questo può risultare faticoso per chi predilige una scrittura più essenziale. Allo stesso tempo, è proprio questa impostazione a rendere l’esperienza narrativa singolare: un linguaggio che alcuni lettori potranno trovare disturbante o sovraccarico, ma che altri apprezzeranno per il suo carattere estremo e visionario.

Nonostante ciò, La strega di Dan si rivela un esperimento coraggioso, volutamente disturbante, capace di lasciare il lettore spaesato ma affascinato.

È un romanzo che rifiuta le mezze misure, che gioca con il kitsch, con il mito della strega, con le derive del potere e della carne, evocando atmosfere che rimandano tanto al cinema horror anni ’70
quanto alla narrativa dark contemporanea.

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