Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
Quando Giada, rientrando in casa, trova sua madre Ada morta nella vasca da bagno, con una ferita alla testa, la sua prima reazione è chiamare il padre: l’ispettore Andrea Pantaleo. Subito dopo, gli chiede di poter seguire insieme il caso: aveva già deciso di voler entrare in polizia e ora è convinta che questo la aiuterà a reagire meglio alla perdita.
Ma per Pantaleo non è una situazione facile: il lutto per l’ex compagna e la nostalgia si mescolano alla rabbia verso lo sconosciuto killer, e ben presto a quel mistero se ne affianca un altro, la scomparsa della figlia di un’amica di Ada, una ragazza problematica. E poi un altro ancora, e anche stavolta la vittima è una giovane donna che fin da subito sembra celare nel suo passato un segreto inconfessabile. Tre eventi che non appaiono collegati tra loro, eppure il fiuto di Pantaleo gli dice che lo sono, e che sua figlia va assolutamente protetta.
Perché è proprio Giada l’unico, tenue filo rosso che unisce quelle tre storie così diverse. In questo nuovo romanzo della serie di Claudio Calabrese, mentre i colpi di scena si susseguono senza tregua, entriamo nella vita, nel passato e nell’animo del burbero e affascinante ispettore Pantaleo. Che non dimentica di essere un padre ma sulle strade di ogni giorno è prima di tutto un poliziotto, disposto a tutto – anche a qualche scorciatoia poco ortodossa – per far trionfare la verità.
Dopo una serata trascorsa con l’amica Sara, Giada rientra a casa e trova la madre morta nella vasca da bagno.
Una scena scioccante, che la sconvolge profondamente. Eppure, nonostante il trauma, riesce a mantenere il sangue freddo e chiama subito suo padre, l’ispettore Pantaleo.
Il vero protagonista de Il buio della quiete è proprio lui: Pantaleo. Un personaggio fuori dagli schemi, come si intuisce fin dalle prime pagine.
Eccentrico, ruvido, difficile da interpretare e ancora più da comprendere, non suscita empatia. Ma possiede un intuito raro, quasi infallibile, nel leggere le persone e smascherarne le menzogne.
Giunto sulla scena del crimine, non fa eccezioni: travolge la figlia con una raffica di domande, trattandola come una testimone qualsiasi.
Il dolore per la perdita dell’ex moglie e la sofferenza della figlia sono reali, ma passano in secondo piano: l’urgenza di trovare il colpevole prevale su tutto, anche sul tatto.
Pantaleo comunica in modo diretto, secco, spesso tagliente. Lo sa, e forse per questo stempera i suoi comandi con espressioni dialettali trasformate in battute, anche quando dovrebbe imporsi con autorità.
In questo thriller denso di tensione emotiva e colpi di scena, l’indagine si intreccia con i legami familiari più intimi.
Legami che dovrebbero proteggere e accompagnare nella crescita, ma che qui diventano confini fragili, inquietanti, segnati da dinamiche distorte e genitori immaturi, incapaci di affrontare le proprie fragilità.
Nel mondo raccontato da Il buio della quiete, gli adulti spesso si rivelano irresponsabili, preferendo voltarsi dall’altra parte piuttosto che guardare in faccia la verità.
Peggio ancora quando usano la propria condizione o malattia per manipolare chi è già vulnerabile, chi lotta ogni giorno con i propri demoni.
La Monopoli che fa da sfondo al romanzo è ben lontana dall’immagine da cartolina: ruvida, aspra, quasi ostile.

Claudio Calabrese
Claudio Calabrese è nato a Bari nel 1971 ed è un ingegnere.
Per circa vent’anni ha svolto la sua professione prima al servizio di aziende multinazionali e nazionali dei settori meccanico e edile, poi in qualità di Consulente della Procura della Repubblica di Bari e del Tribunale Civile e Penale di Bari.
Parallelamente alla sua professione ha sempre portato avanti la passione per la scrittura.
Ha collaborato con il «Corriere del Mezzogiorno» di Bari, pubblicando diversi racconti.
Claudio Calabrese trasforma il paesaggio pugliese in un luogo tagliente, fatto di pietre, capannoni dismessi, sentieri rocciosi che costeggiano un mare inquieto: uno scenario perfettamente in sintonia
con l’atmosfera cupa della storia.
La narrazione è solida, avvincente, costruita con precisione. Il lettore resta in bilico, costantemente in attesa del prossimo sconvolgente sviluppo.
Ma al centro del romanzo non c’è l’indagine: ci sono atrocità profonde – stupri, incesto, violenze – che travolgono e sconvolgono.
Il buio della quiete è un noir che colpisce allo stomaco e lascia senza respiro. Eppure, nel buio, si intuisce una possibilità di rinascita.
Un’uscita possibile, riservata a chi trova la forza di resistere.
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