La governante di Csaba dalla Zorza

La governante Salotto Giallo

Recensione di Francesca Pica

A cura di Cristina Casareggio

TRAMA

Vista da fuori, la sua vita non mostra nessuna sbavatura, solo la precisione tipica di ciò che viene deciso a tavolino. Una donna che ha avuto tutto: marito, figli, una bella casa, una posizione professionale invidiabile. Ha avuto tutto ciò che per molti dovrebbe dare la felicità. Per il suo sessantesimo compleanno decide di farsi un regalo: seguire un desiderio nascosto, lasciare ciò che ha per andare altrove.

Un pezzo alla volta, la donna apre a chi legge il suo cuore, come l’armadio in cui custodisce la sua collezione di porcellane. Riprendono così aria pezzi di un’esistenza di cui nessuno ha mai avuto conoscenza. Una confessione in bilico tra il desiderio di essere e la necessità di apparire. Una donna che ha coperto con la forza di volontà le sue fragilità, che ha dovuto lottare contro la cosa più grande che la vita potesse metterle davanti: se stessa.

La famiglia, il giudizio degli altri, la paura di essere inadeguata sono stati punti fermi ai quali aggrapparsi, ma anche da cui scivolare. Sino al giorno in cui capisce che accettare di essere come sei, anche quando non corrisponde all’idea che gli altri hanno di te, alle aspettative che nutrono, è l’unico modo per iniziare a vivere davvero.

Vista da fuori era forte, guardata dagli altri con ammirazione e rispetto, una donna che si era guadagnata un posto in un mondo fatto ancora di uomini.

La governante di Casba dalla Zorza è un romanzo “astratto”: la protagonista viene raccontata, sappiamo tutto di lei attraverso la voce del figlio, ma lei è come se fosse sullo sfondo.

Non conosciamo nemmeno il suo nome. Attraverso le parole del figlio ripercorriamo la storia di una donna, di una moglie e di una madre. Un’ analisi attenta, che tende anche a congiungere quei pezzi mancanti nella visione di un bambino, ora adulto.

Una donna che ha tutto, apparentemente: una buona posizione lavorativa, una famiglia, due figli realizzati nella vita e nel lavoro. Cosa manca? Perché decidere di abbandonare tutto?

Attraverso la scrittura elegante e raffinata di Csaba dalla Zorza, nonostante alcune ripetizioni che risultano ridondanti e appesantiscono la lettura,  ripercorriamo la vita di questa donna, per certi versi facile, per altri difficili… per altri ancora, forse, finta.

Una donna che ha raggiunto gli obiettivi che si era proposta, ma quanto ha dovuto sacrificare? Quante volte ha dovuto mettere da parte se stessa, perché il suo ruolo di moglie e di madre esigeva una rinuncia?

Non desiderare la donna d’altri, nei dieci comandamenti, non significa non tradire. Significa smettila di volere ciò che pensi sia migliore di ciò che hai, o passerai la vita terrena a dannarti, perché non potrai mai dire di essere in uno stato di pace. Continuare a desiderare ciò che non puoi avere è sfinente. Logorante come una goccia che scava la roccia con la sua consistenza morbida, ma inesorabile.

La governante è un viaggio per il lettore non solo nella vita di questa donna, ma anche nella propria.

Csaba dalla Zorza

Csaba dalla Zorza avrebbe voluto diventare una scrittrice di romanzi sin da quando aveva diciassette anni, ma la vita per lei aveva altri piani.

Ha iniziato nel marketing, ha vissuto nel Sud della Francia, è tornata in Italia, si è dedicata a scrivere di cucina e buone maniere.

Ventitré libri dopo, e diverse centinaia di puntate televisive intorno alla cucina e alla tavola, ha trovato il coraggio di misurarsi con La governante, il suo romanzo d’esordio.

Csaba diventa così la guida, colei che ci accompagna e che ci fa (ri)trovare qualcosa di noi nella protagonista.

Chiunque può ritrovare dei tratti della propria vita in questa storia: il raggiungimento di un obiettivo costato fatica, la bellezza che sta nelle piccole cose – come un centrotavola o una tovaglia di lino.

Perché decidere richiede due abilità: sapere cosa vogliamo e riuscire a chiedere sino a che siamo ancora in tempo.

Il coraggio di una decisione da prendere, il coraggio di decidere di cambiare vita. Di lasciare tutto per (provare) a raggiungere la felicità. Perché anche le vite, che all’apparenza sembrano perfette, nascondono delle ombre… piccole o grandi che siano, ma sono ombre che offuscano la nostra luce.

Percepirsi felici è uno stato mentale che ti prende quando abbracciamo l’anarchia delle cose. Se fossimo davvero felici per più di qualche istante, saremmo folli.

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