Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
La tenuta di Loch Down Abbey, dimora della famiglia Ogilvy-Sinclair per seicento anni e ora trasformata in un hotel di lusso, è in fermento: è in programma un sontuoso ballo e ogni angolo dell’albergo è pieno di ospiti ben vestiti, sorrisi falsi e drammi pronti a esplodere come tappi di champagne. Tra gli invitati sono presenti anche alcuni membri non proprio desiderati della famiglia degli ex proprietari.
Mrs MacBain, l’instancabile direttrice, crede ingenuamente che la sfida più grande della serata sarà trovare camere adatte per tutti gli ospiti senza scatenare scenate all’alba e far sì che nessuno si rovesci il porto addosso durante l’aperitivo. Ma il mattino dopo, tra i resti di una festa eccessivamente animata, una persona viene trovata morta in biblioteca. Chi poteva volere quella morte? E com’è stato possibile commettere un delitto in una stanza completamente chiusa e fuggire senza che qualcuno vedesse e sentisse nulla?
Con l’Abbey che trabocca di invitati, sospetti e segreti, spetterà a Mrs MacBain – armata di sguardo tagliente e spirito pratico – trovare il colpevole prima che qualcun altro finisca assassinato accanto alla teiera. Un giallo brillante e deliziosamente arguto ambientato nella Scozia degli anni Trenta, perfetto per i fan di Agatha Christie, Janice Hallett e Richard Osman.
Beth Cowan-Erskine è, senza dubbio, una grande estimatrice di Agatha Christie.
La cita spesso e volentieri, e già alla fine del primo capitolo di Misteri a Loch Down Abbey sembra quasi di trovarsi tra le pagine di C’è un cadavere in biblioteca — ma con una dose di humor decisamente più spiccata.
Le analogie con la regina del giallo inglese sono numerose: il cadavere scoperto in biblioteca, il maggiordomo, il poliziotto un po’ tonto, perfino l’immancabile colonnello. Eppure, non si può parlare di plagio: pur riprendendo volutamente personaggi e ambientazioni classiche, Cowan-Erskine costruisce un giallo originale e sorprendente.
Innanzitutto, il misterioso cadavere viene citato fin dalle prime pagine, ma l’autrice riesce a mantenere alta la suspense fino a metà romanzo, quando finalmente si scopre chi è morto — e come.
Nel frattempo, ci presenta i personaggi principali alternando sapientemente passato e presente, senza mai confondere il lettore con salti temporali troppo arditi.
I protagonisti sono molti e complessi, intrecciati tra loro da parentele, relazioni e vecchie conoscenze. Le sottotrame che ne derivano richiedono tempo e spazio per essere svelate, ma sono parte integrante del fascino del libro.
Ambientato nella Scozia degli anni ’30, Misteri a Loch Down Abbey restituisce il ritratto di una società in trasformazione, in cui la nobiltà — anche quella sull’orlo della bancarotta — continua ostinatamente a comportarsi come se il mondo fosse ancora suo.
Il romanzo mette in scena una netta distanza tra le classi sociali, evidente non solo nelle abitudini e nel linguaggio,
ma soprattutto nel valore attribuito al denaro.
La tenuta in cui si svolge la storia, un tempo proprietà della famiglia Inverkillen, è stata venduta all’asta e acquistata da quelli che un tempo erano considerati semplicemente “servitù”. Mrs. MacBain, ex governante e attuale proprietaria, combatte quotidianamente contro lo snobismo dell’aristocrazia decadente.
La famiglia Inverkillen — composta da Lady Georgina, i figli Cecil ed Elspeth, e i nipoti Bella, Fergus e Angus (l’attuale Lord) — è un vero campionario di eccentricità.
Molti personaggi sono volutamente caricaturali: Bella è una ricca dissoluta viziata all’estremo, Angus è l’incarnazione dell’egoismo aristocratico, mentre il povero ispettore Jarvis non è solo poco brillante… è comicamente inutile.
Al centro del racconto c’è però Mrs. MacBain: solida, brillante, ironica e pragmatica. Gestisce un hotel, tollera una sfilza di personaggi insopportabili con una pazienza eroica e riesce persino a risolvere un omicidio. I passaggi raccontati dal suo punto di vista sono tra i più divertenti del romanzo, perché rivelano quanto le vecchie dinamiche sociali siano dure a morire, anche quando il potere è passato di mano.
Anche Lady Georgina è esilarante: a tratti sorprendentemente acuta, altre volte completamente ottusa. Il suo quasi svenimento alla parola “prostituta” è uno dei momenti più comici del libro.
Elspeth risulta forse la più amata del gruppo, mentre Fergus si adatta con intelligenza e apertura mentale al nuovo assetto, affiancando Mrs. MacBain con disinvoltura. Nonostante la satira pungente, la nobiltà non viene dipinta come totalmente irrecuperabile.
L’ispettore Jarvis, pur nella sua goffaggine, suscita simpatia.
È piacevole vedere con quanta naturalezza accetti Mrs. MacBain come partner investigativa, e altrettanto divertente notare quanto lei sia fiera di lui ogni volta che ha un’intuizione geniale — cioè quasi mai.
Nelle indagini si uniscono anche i fratelli Inverkillen, profondamente diversi e spesso incompatibili, ma uniti da un rigido senso del dovere nei confronti del nome di famiglia. Le dinamiche tra Angus e Bella, segnate anche dal loro passato, sono tra le più riuscite del romanzo.

Beth Cowan-Erskine
Beth Cowan-Erskine è un’americana sposata con un membro di una storica famiglia scozzese.
Ispirandosi alla famiglia del marito, ha scritto Loch Down Abbey (Mondadori, 2022) durante il primo lockdown.
Scrive per “The American Magazine” e ha uno studio di architettura e design nelle Cotswolds.
I diritti cinematografici del primo romanzo sono stati acquisiti da una major americana, ed è in lavorazione una serie tv.
Misteri a Loch Down Abbey di Beth Cowan-Erskine è una lettura godibilissima: un giallo intelligente, spiritoso, popolato da personaggi vividi
e da una protagonista irresistibile.
Una parodia brillante dell’universo di Agatha Christie, capace di rinnovare con ironia e originalità un genere senza tempo, senza mai scadere nel ridicolo.
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