Dietro le quinte di Roy Fuller

Dietro le quinte Salotto Giallo

Recensione di Alessandra Isabella Spanò

TRAMA

Alla fine degli anni Quaranta, sullo sfondo di una Londra inconfondibile si muove George Garner, scrittore divorziato di mezza età, con grandi ambizioni letterarie ma bloccato in un impiego senza prospettive presso una casa editrice. George vive in un mondo intriso di arte e di libri: Graham Greene è il metro di misura per incasellare le nuove conoscenze, Dickens un compagno costante in tutti i suoi spostamenti.

È anche poco incline a far fronte alle questioni pratiche e i suoi rapporti con le persone rimangono sempre a un livello superficiale, di mera formalità. L’unico con cui riesce ad aprirsi è William Widgery, un compagno di scuola con il quale intrattiene da anni una fitta corrispondenza, ma che inspiegabilmente da un po’ non risponde più alle sue lettere. Le giornate procedono in una confortante e compiaciuta monotonia, fino a quando George riceve l’inaspettata proposta di dirigere una rivista letteraria.

Lusingato per l’offerta, inizia con entusiasmo a pianificare temi e articoli per la nuova creatura, ma a turbare i suoi progetti arriva una richiesta dalla sorella di William, preoccupata perché il fratello è scomparso. In nome della loro amicizia George accetta di aiutarla a scoprire che cosa è successo, ma quella che si prefigurava come una breve deviazione dalla routine quotidiana si trasforma in una spirale di violenza e terrore che non avrebbe mai immaginato di dover fronteggiare, in cui si ritrova a essere una pedina sacrificabile in un gioco molto più grande di lui.

Dietro le quinte di Roy Fuller si inscrive con eleganza nel solco del romanzo poliziesco britannico della metà del Novecento, ma lo fa sovvertendone in parte le convenzioni.

Se da un lato Dietro le quinte presenta le caratteristiche canoniche del genere investigativo, dall’altro si avverte un’influenza significativa della narrativa psicologica e del romanzo borghese, con una marcata attenzione alla dimensione interiore del protagonista e al contesto sociale postbellico.

Il mondo narrativo di Dietro le quinte è quello dell’Inghilterra del secondo dopoguerra, sospesa tra i fantasmi del conflitto appena concluso e la faticosa riorganizzazione della quotidianità civile.

Fuller costruisce un’atmosfera dominata da una sottile, ma persistente e crescente inquietudine, accentuata dalla presenza del classico “fumo di Londra” caratterizzato da segreti taciuti, dalla precarietà dei rapporti umani e dalla diffidenza generalizzata. Il paesaggio fisico e quello morale si fondono dando forma a un microcosmo coerente e funzionale a ciò che viene trattato. Pertanto la scena primaria è il mondo borghese-intellettuale inglese, regolato da convenzioni linguistiche, professionali e sociali ben codificate, ma già soggette a incrinature.

Il “dietro le quinte” evocato dal titolo si manifesta nei contesti liminali in cui avvengono le vere dinamiche del potere: studi legali, redazioni editoriali, circoli accademici, ambienti domestici carichi di silenziose tensioni.

Tali spazi, più che costituire semplici cornici, assolvono una funzione drammaturgica e simbolica: sono luoghi di passaggio, di mediazione e mascheramento, in cui si consuma la discrepanza tra la superficie pubblica delle relazioni e le loro verità latenti.

George Garner non è né Holmes, né Poirot.

Anzi appare fin da subito segnato da una profonda ambiguità morale e da una fragilità psicologica che si accentua con il procedere della narrazione. È sicuramente una figura complessa, colta, ma anche profondamente alienata. Incarna il tipico intellettuale post-bellico: ironico, disilluso, spesso paralizzato da una coscienza troppo acuta delle contraddizioni della realtà. I personaggi che lo circondano — funzionari pubblici, conoscenti di famiglia, membri dell’intelligence — appaiono a loro volta ambigui, caratterizzati da sfumature che ne complicano la definizione.

Nessuno è interamente trasparente, e proprio in questa opacità si rivela la forza del romanzo: Fuller costruisce un universo umano credibile, in cui le motivazioni sono spesso oscure persino a chi le agisce.

Roy Fuller

Roy Fuller (1912-1991) è stato un romanziere e poeta inglese.

Ha iniziato a scrivere poesie in giovane età, pubblicando la sua prima raccolta nel 1939.

Oltre che scrittore è stato avvocato, ha prestato servizio nella Marina militare britannica e ha insegnato Poesia alla Oxford University.

A partire dagli anni Cinquanta si è dedicato anche alla narrativa, con romanzi, memoir e libri per l’infanzia.

Nel 1970 è stato insignito della Queen’s Medal for Poetry e nel 1980 del Cholmondeley Award dalla Society of Authors. 

Lo stile di Fuller è asciutto, controllato, ma al contempo capace di grande finezza evocativa. Roy Fuller impiega con intelligenza il non detto, il sottinteso, le ellissi temporali e le reticenze dialogiche, costruendo una retorica dell’allusione che stimola il lettore a colmare gli interstizi del racconto con le proprie ipotesi.

Gli effetti emozionali di Dietro le quinte sono discreti,
ma profondi.

L’angoscia e il turbamento si insinuano in chi legge piuttosto gradualmente, attraverso una crescente percezione di smarrimento. Il lettore si trova intrappolato non tanto dall’ansia della scoperta quanto dall’identificazione con l’inquietudine esistenziale del protagonista. La lettura lascia un senso di malinconica irrequietezza, come se ogni certezza acquisita fosse provvisoria e ogni verità, una maschera.

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