Recensione di Alessandra Isabella Spanò
TRAMA
Esther Rowe, un’infermiera canadese, accompagna a Cannes una sua paziente, ma una volta terminato l’incarico, decide di rimanere in Costa Azzurra invece di ritornare nella fredda New York. Cerca allora un impiego presso l’enigmatico e sfuggente Gregory Sartorius, un medico più dedito agli esperimenti di laboratorio che alla cura dei pazienti.
Il compito di Esther è prendersi cura di un anziano e ricco invalido, Sir Charles Clifford, nella cui villa abitano la sorella, la giovane moglie sposata in seconde nozze e il figlio avuto dal primo matrimonio. Alcuni eventi sospetti sembrano però far pensare che qualcuno voglia togliere di mezzo Sir Charles: dopotutto, c’è in gioco una cospicua eredità.
Quando il vecchio muore, le cause del decesso appaiono naturali ma Edith, osservatrice attenta e infermiera scrupolosa, non ne è sicura e si ritrova coinvolta in una complessa macchinazione omicida. Troverà, lei straniera e sola, qualcuno che possa aiutarla a risolvere l’intricato mistero e a sfuggire alla morte?
L’implacabile (titolo originale Juggernaut), pubblicato nel 1928 dalla scrittrice Alice Campbell, intreccia elementi del giallo classico con sfumature del thriller psicologico e del dramma gotico.
L’opera si sviluppa all’interno di quel filone, storicamente posto fra le due guerre mondiali che, pur ispirandosi al canone del giallo investigativo, si emancipa dalla logica deduttiva pura per esplorare gli abissi dell’inquietudine individuale, dell’ambiguità morale e delle tensioni sociali latenti, distinguendosi per l’attenzione all’introspezione psicologica e alla tensione sotterranea tra apparenza e verità.
Il mondo narrativo di L’implacabile è un microcosmo sociale claustrofobico e perfettamente chiuso.
Campbell opera una costruzione dello spazio fortemente psicologizzata: i luoghi, più che mere coordinate geografiche, diventano specchi asfittici della coscienza alterata dei personaggi. La narrazione si svolge in un’atmosfera opaca, che accentua il senso di smarrimento e ambiguità; lo spazio domestico, in particolare, viene trasformato in un teatro di tensioni latenti.
I personaggi principali del romanzo si distinguono per la complessità psicologica e l’ambivalenza morale. Campbell evita la tipizzazione canonica del giallo classico, preferendo costruire figure sfaccettate, animate da moti interiori contraddittori. La giovane protagonista, figura emblematica del nuovo modo in cui la donna si vede e vuole essere veduta agli inizi del XX secolo, incarna una tensione costante tra indipendenza e vulnerabilità; il dottor Sartorius permea l’intera vicenda come presenza fortemente enigmatica e perturbante, mentre gli altri personaggi agiscono come catalizzatori morali, contribuendo alla moltiplicazione dei punti di vista. Le loro azioni e motivazioni, spesso non esplicitate o incoerenti, riflettono un disegno narrativo volto a destabilizzare il lettore più che a rassicurarlo.
Al centro del racconto si colloca una riflessione sul potere distruttivo dell’apparenza sociale, sul peso della reputazione e sul conflitto tra etica individuale e norma collettiva. L’implacabile esplora inoltre il tema della colpa, declinata in forme sia esplicite sia interiorizzate, e quello della verità come costruzione fragile e manipolabile.
L’opera indaga con acume il rapporto tra medicina e potere, tra cura e controllo, rivelando come il sapere scientifico possa essere
distorto per fini personali.

Alice Campbell
Alice Ormond Campbell (1887-1955) è nata ad Atlanta, in Georgia da una famiglia socialmente molto in vista.
Si trasferisce a New York City all’età di diciannove anni e diventa in breve tempo socialista nonché suffragetta.
In seguito, parte per Parigi dove si innamora e sposa l’artista e scrittore americano James Lawrence Campbell.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, la famiglia lascia la Francia per l’Inghilterra; Alice Campbell continua a scrivere romanzi gialli fino al 1950: nel corso della sua carriera è autrice di ben diciannove romanzi.
Alice Campbell impiega uno stile raffinato per densità lessicale e sintattica. La narrazione è condotta in terza persona, ma con frequenti incursioni nel flusso di coscienza, che consente al lettore un accesso ravvicinato
alla psiche dei personaggi.
L’uso del dettaglio sensoriale, dell’ambiguità e della suspense costruita per accumulo progressivo conferisce alla scrittura un tono ipnotico. La scelta di moltiplicare i punti di vista accentua il senso di incertezza, uno dei tratti più riusciti de L’implacabile.
Il lettore viene catturato in un lento crescendo di disagio e fascinazione.
L’identificazione con la protagonista è filtrata da una costante tensione morale, che obbliga il lettore a confrontarsi con le proprie ambiguità. Più che generare una suspense tradizionale, Campbell costruisce un senso di allarme crescente, che si insinua progressivamente fino a culminare in un finale disturbante e profondamente inquietante.
L’esperienza di lettura si configura così come un viaggio sconvolgente all’interno di una coscienza collettiva contaminata.
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