Qualcuno mi uccida di Diego Pitea

Qualcuno mi uccida Salotto Giallo

Recensione di Francesca Pica

TRAMA

Imponente e inaccessibile come una fortezza, Villa Solari domina il borgo di Dolceacqua proprio come il suo padrone ha dominato per anni un impero di potere e segreti. Il senatore Cesare Solari è quasi un dio e, come tale, ha sempre piegato il destino al proprio volere.

Ora sta per giocare la sua ultima, spietata partita. E ha scelto Richard Dale come pedina decisiva della sua strategia finale. Quando Dale varca il cancello della villa, contattato da Solari per impedire un omicidio, non sa ancora di essere entrato in un gioco perverso. Una clausola nel testamento del senatore cela una trappola mortale e sarà il preludio di un enigma impossibile.

Mentre un commissario frettoloso vuole chiudere un caso che sembra già scritto, Dale, aiutato da Doriana Guerrera, si addentra in un labirinto di indizi nascosti fra diari segreti, messaggi criptici e i corridoi silenziosi della villa. Ma per quanto Dale si affanni a cercare risposte, il mistero lo inghiotte in un abisso di follia senza fine.

E scoprirà che la verità, come sempre, è più oscura di quanto si possa immaginare. Perché ci sono segreti capaci di distruggere tutto: le dinastie più potenti, le menti più lucide.

Un delitto da risolvere. Indagini e sospettati. Un detective che svela il mistero.

Sono questi gli ingredienti del giallo classico, a cui in Qualcuno mi uccida si unisce il
“delitto della camera chiusa”.

Solo gli occhi erano rimasti gli stessi di sempre: due macchie d’inchiostro blu in una coppa di ceramica. “occhi baciati dall’Angelo custode”, aveva detto quella cartomante anni prima.

Cesare Solari, potente politico e magnate scopre di avere pochi mesi di vita. Cesare è un uomo che nella sua vita non ha avuto scrupoli di sorta per ampliare il suo patrimonio. Dote che manca decisamente ai suoi figli. Quindi cosa fa? Li convoca per far sì che riescano a tirare fuori quel pelo sullo stomaco che serve agli uomini di mondo: se vogliono l’eredità, devono ucciderlo. Richard Dale, insieme al fratello Darius, questa volta deve impedire un omicidio, ma fallirà miseramente… quindi non resterà altro che risolverlo come solo lui sa fare.

Il nuovo libro di Pitea è ambientato a Dolceacqua, borgo ligure dove c’è Villa Solari:

l’edificio si ergeva sulla collina che dominava il borgo antico, al centro di una vasta radura, circondata da alberi secolari. Le mura di pietra scura la facevano sembrare un residuo di un’altra epoca. Dall’alto scrutava l’intera vallata e dopo il maestoso castello dei Doria rappresentava la costruzione più imponente e moderna della zona. Osservandola dal basso, dava l’impressione di un palazzo medievale.

Ed è in questa atmosfera un po’ vintage, che si svolge la storia e scorrono davanti a noi i vari personaggi: Fausta, la cameriera; Sara, una ragazza “adottata” dai Solara, e poi i figli di Cesare: Amanda, Nora, Pietro ed infine il nipote Filippo. Completano il gruppo l’avvocato di Cesare , Gardano, con la sua segretaria e il suo segretario personale, Luca Sovera.

Ognuno di loro ha un movente valido per uccidere il senatore, alcuni per soldi, altri per motivi personali.

La trama scorre, gli indizi vengono disseminati nel testo, ma ricomporre il puzzle diventa sempre più difficile, perché il racconto del presente si interseca a un diario. Un diario che racconta di sofferenza, abusi, solitudine. Chi lo ha scritto? Perché è importante? E come in ogni giallo che si rispetti, quando sembra arrivato il momento di svelare l’assassino, c’è un colpo di scena. Quanto influirà sulla risoluzione dell’omicidio di Cesare? Sarà un depistaggio dell’autore?

A complicare la vita a Richard Dale – oltre alla finale del suo torneo di poker da disputare – arriverà il commissario Celso Rocca, un uomo che aspettava l’evento che potesse dare lustro alla sua carriera. Ma Celso Rocca è un uomo limitato, non ha l’intelligenza di Richard. Il commissario Rocca ha intenzione di scegliere un colpevole e costruirgli attorno movente e prove. Non è interessato alla verità, vuole semplicemente archiviare il caso.

Richard, invece, vuole scavare, indagare, capire… chi ha ucciso Solari? Ma soprattutto come è riuscito ad ammazzarlo, passando inosservato? Cosa si nasconde sotto i tappeti di Villa Solari?

Non rimarrà altro da fare che chiamare Doriana. La sua Doriana.

Come si può impedire un omicidio prima che avvenga?

Diego Pitea

Diego Pitea è nato e vive a Reggio Calabria, nella punta dello Stivale.

È sposato con Monica – quella dei libri – e ha tre figli meravigliosi: Nano, Mollusco e Belva.

Ha iniziato a scrivere a causa di un giuramento, dopo un evento doloroso: la malattia di sua madre.

Il tentativo è andato bene perché il suo primo romanzo Rebus per un delitto è risultato finalista nel 2012 al Premio Tedeschi della Mondadori, affermazione ribadita due anni dopo con il secondo romanzo: Qualcuno mi uccida.

Con AltreVoci Edizioni ha pubblicato la serie che vede protagonista il criminologo Richard Dale: La stanza delle illusioni (2021), Come agnelli in mezzo ai lupi (2024), L’ultimo rintocco (2024) e Qualcuno mi uccida (2025).

Con Qualcuno mi uccida, Pitea ripercorre la strada dei grandi classici del giallo, senza tralasciare qualche “spruzzatina” di
thriller psicologico e di azione. 

Il lettore è messo costantemente alla prova e da metà libro la lettura si fa ancora più scorrevole. Il ritmo inizia ad aumentare e ci si ritrova a voler ricomporre il puzzle di questa storia.

I personaggi, tutti, sono ben delineati e funzionali alla storia. Colpisce la psicologia di Solari: un uomo tutto d’un pezzo, che si è fatto da solo, potente, ma che è… solo. La sua famiglia è una sorte di appendice, che lui stesso vorrebbe recidere, perché non ritiene i suoi figli alla sua altezza.

Ebbene, io quel prezzo ho deciso di pagarlo: l’ho pagato sotto forma di solitudine, una solitudine lacerante che inaridisce l’anima e svuota l’esistenza di ogni significato.

Tutto tornerà alla fine di questo romanzo giallo dal sapore retrò. Un finale che spiegherà tutti gli indizi, quelli visibili e quelli nascosti.

Un finale dal sapore amaro, perché frutto
di scelte sbagliate e di rimorsi.

La vita è la più grande scrittrice di storie mai esistita. Intreccia, aggroviglia, tesse trame come nessuno scrittore al mondo saprebbe fare.

Salottometro:

Qualcuno mi uccida Salotto Giallo

Link d’acquisto

Cartaceo
Ebook

,

Scopri di più da SALOTTO GIALLO

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere