Recensione di Katya Fortunato
TRAMA
Immagina di essere sulla banchina affollata della metropolitana, all’ora di punta. Le tue figlie, una di due anni, l’altra di sei, sono davanti a te. Il treno arriva. Loro salgono. Tu no. Nel caos della folla, non riesci a raggiungerle in tempo. Le porte si chiudono. La metro riparte, portandole via senza di te. Il cuore ti martella nel petto mentre corri alla fermata successiva, certa che qualcuno si sarà preso cura di loro.
Ma quando arrivi, ti restituiscono solo la più piccola. Due anni. Non sa parlare bene, non può spiegarti nulla. Della sorella maggiore, nessuna traccia. Dov’è finita? Si è persa nel labirinto sotterraneo? È salita su un altro treno? Oppure qualcuno l’ha presa? E se la verità fosse molto più vicina, molto più scomoda e molto più inquietante di così? Mentre le ricerche si intensificano e l’ansia cresce, ti rendi conto di una cosa: tutti intorno a te mentono.
Mentono per proteggersi. Mentono per nascondere segreti. E a ogni passo avanti, la verità sembra sfuggire un po’ di più. Un thriller psicologico teso, che intreccia mistero, suspense e paura viscerale. Una corsa contro il tempo dove nulla è ciò che sembra.
Tutti mentono?
Tutti mentono. E se mentono sulle piccole cose, mentiranno anche su quelle più grandi.
Ne L’ultimo vagone, l’ultimo thriller di Andrea Mara in uscita domani per Piemme, mentire sembra essere una prassi consolidata, destinata a emergere “grazie” all’avverarsi di una delle paure più grandi di un genitore:
la sparizione della propria figlia.
…se Bea potesse in qualche modo dare loro un indizio. Il fatto che abbia visto cosa è successo ma non sia riuscita a spiegarlo è più che frustrante, e Jude crede che potrebbe valere la pena di fare un altro tentativo.
Faye, la figlia maggiore di Sive e Aaron, scompare insieme alla sorellina di due anni in un vagone della metropolitana di Londra.
Alla fermata successiva Bea, la piccola, viene ritrovata. Faye, no.
Il romanzo si sviluppa come una corsa contro il tempo, in un’atmosfera di crescente angoscia e incertezza.
Bisogna ritrovare Faye.
L’ansia si fa sempre più forte man mano che le varie ipotesi prendono forma: si è persa e qualcuno la troverà per riportarla a casa o è stata rapita?
Procedendo con le indagini, emerge un quadro inquietante: tutti intorno a Sive, la protagonista, mentono.
Anche lei lo ha fatto.
Le bugie diventano così un meccanismo di difesa, un modo per proteggersi, per nascondere segreti più profondi o semplicemente per non rischiare di perdere ciò che si è conquistato.
La narrazione si fa sempre più avvincente, spingendo il lettore a interrogarsi sulla natura della verità e sulla fragilità delle apparenze.
E a pagare il prezzo delle menzogne sono proprio i sentimenti e le persone che ruotano intorno ai mentitori.
Questo thriller psicologico si distingue per la capacità di intrecciare suspense e introspezione, regalando un’esperienza di lettura intensa e coinvolgente.
È inevitabile provare empatia verso Sive, immedesimarsi in un genitore che desidera solo tenere i propri figli al sicuro, proteggerli dalle brutture del mondo, pur sapendo che non potrà farlo per sempre.
A volte basta una distrazione, rispondere a un messaggio o rifiutare una chiamata, e tutto cambia.
La tua vita, e quella di chi ami più al mondo, può trasformarsi
in un incubo senza fine.
E quella sensazione di impotenza ti travolge e ti schiaccia, perché sai che vorresti rivoltare il mondo pur di rimediare, ma non puoi.

Andrea Mara
Andrea Mara è una delle autrici di thriller più affermate del panorama britannico, bestseller n.1 del Sunday Times e dell’Irish Times.
I suoi romanzi hanno venduto oltre 500.000 copie e sono in corso di pubblicazione in 13 Paesi.
L’ultimo vagone è il suo primo romanzo pubblicato in Italia, ed è già un fenomeno internazionale: n.1 in classifica nel Regno Unito e in Irlanda, ha venduto in poche settimane oltre 100.000 copie.
Vive a Dublino con la sua famiglia.
Con L’ultimo vagone, Andrea Mara invita a riflettere sulle dinamiche della menzogna e sulla complessità dei rapporti umani, mantenendo alta la tensione fino all’ultima pagina.
Lo so. Ma quando dici una grossa bugia, è molto, molto difficile tornare indietro.
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