Recensione di Claudia Pieri
TRAMA
Una giovane giornalista trovata morta nella sua casa. Un mistero archiviato troppo in fretta. Ma chi era davvero Alice, oltre il lavoro, oltre la fragilità che tutti fingevano di non vedere? Un giornalista in pensione, un uomo d’altri tempi, decide di non accontentarsi.
Né di quello che è stato scritto, né di quello che è stato taciuto. Inizia così una lenta, ostinata ricerca tra parole lasciate a metà, ricordi che graffiano, e un piccolo ciondolo che forse nasconde più verità di un’intera redazione.
…la morte di Alice, venticinque anni, molte cose ancora da dire e da fare, viene aggiunta ai molti casi di decessi naturali e imprevedibili.
Questo è l’evento da cui prende avvio la storia narrata ne Il ciondolo di Alice, un romanzo dove l’elemento giallo si fonde con quello introspettivo, diventando l’occasione per indagare a fondo i sentimenti delle persone coinvolte a vario titolo nella vicenda: la vittima, ma anche tutti coloro che a lei sono legati.
Filippo Nanni, con una scrittura scorrevole ma profonda e analitica, che richiama alla mente il suo background giornalistico, sceglie un doppio registro narrativo.
Un primo capitolo in terza persona ci presenta Alice:
una ragazza per bene, trasparente, una giovane giornalista appassionata, una conduttrice promettente
In seguito, la narrazione passa alla voce del protagonista, il giornalista che, alle soglie della pensione,
spinto da un certo rimorso per non essere stato vicino a questa ragazza, per non aver compreso le sue difficoltà
decide di indagare su quella morte archiviata forse troppo frettolosamente come naturale.
Da questo momento in poi, il romanzo assume la connotazione di un lungo flusso di coscienza, dove si mescolano due esistenze: quella della vittima e quella del cronista.
La voce del giornalista descrive, uno a uno, i personaggi coinvolti nella vicenda, a cominciare da Teresa, la capocronista esperta che aveva scoperto Alice morta in casa:
una donna forte, una giornalista esperta… sempre sorridente e pronta alla battuta
Poi Ilaria, l’amica e “custode dei segreti di Alice”, e Alberto, che vive nel rimorso per non essere stato presente nella vita della figlia:
Sono stato un padre discutibile…
Attraverso testimonianze e indizi, il cronista entra nel mondo di Alice.
Il viaggio intrapreso nei luoghi della memoria della giovane diventa anche l’occasione per parlare di sé, delle sue paure riguardo alla salute precaria:
mi porto dietro il peso di un referto non proprio brillante per le mie coronarie, sono preoccupato e spero di riuscire a concentrarmi su qualcosa di diverso
e dell’imminente cambio di vita e abitudini che la pensione inevitabilmente lo costringerà ad affrontare. Tanto da porsi un dubbio:
mi chiedo se questa improvvisa esigenza di verità sia solo il tentativo un po’ disperato di allontanare un altro spettro: quello della pensione
L’ambientazione, prevalentemente tra Roma e i suoi dintorni e la Liguria, resta sullo sfondo. È appena accennata, con pochi e decisi tratti, che servono però a fare risaltare ancora di più i protagonisti della storia:
Eccomi a Quinto, più o meno un quartiere residenziale affacciato sul mare. Parcheggio vicino agli scogli schiaffeggiati dalle onde, entro a piedi in un vicolo pieno di scale e scalette fino a un ballatoio dove seduta sul muretto mi aspetta Piera
L’assenza di Alice si trasforma in presenza tangibile e costante per tutta la durata della narrazione. Riappare nei ricordi di chi l’ha conosciuta:
mi piaceva il suo modo di stare sulla notizia: con una leggerezza apparente ma sempre pronta ad andare fino in fondo. Per questo le avevo regalato un ciondolo raffigurante un’ape
Ma anche attraverso la perseveranza con cui il giornalista vuole scavare nella vicenda:
Come ha vissuto gli ultimi giorni questa ragazza? Amore, amicizia, lavoro. Abituata a navigare in acque tranquille, sembra proprio che all’improvviso si sia trovata nel mezzo di una tempesta

Filippo Nanni
Filippo Nanni è nato a Roma nel 1958. Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1988.
Ha lavorato vent’anni in televisione (2002-2022), è stato vicedirettore di Rainews24 fino a gennaio 2022 per poi tornare come vicedirettore al Giornale Radio Rai.
Ha seguito da inviato grandi avvenimenti in Italia e all’estero.
Processi (Pacciani, Chiatti, Stevanin), inchieste (mafia, brigate rosse, sequestri), disastri naturali (terremoti, eruzione dell’Etna), il G8 di Genova, missioni militari, grandi manifestazioni sportive: 6 Giri d’Italia, 3 Tour de France, Classiche del Nord, Mondiali di ciclismo, Mondiali di calcio in Corea e Giappone (2002), Mondiali di calcio in Germania (2006), Olimpiadi invernali di Torino (2006).
In Rai dal 1991, ha lavorato al Giornale Radio, al TG3 (Caporedattore Cronaca), a Rai3 (autore di programmi tra i quali Ballarò).
Per i servizi radiofonici realizzati durante il processo Pacciani ha vinto il Premio Cronista 1995 organizzato dall’UNCI (Unione Nazionale Cronisti Italiani).
Dal 1999 insegna alla Scuola di giornalismo di Urbino (IFG).
Ha scritto: L’alba di Bugno, A cinque secondi dal via, Sopravvivere al G8, Il salvarticolo, Fatti chiari, Il mostro in frantumi.
Il ciondolo di Alice di Filippo Nanni è un romanzo breve ma denso, dove non mancano riferimenti a eventi di cronaca del recente passato e passaggi dedicati all’introduzione e all’utilizzo dell’AI nelle indagini.
Una storia che racconta il giornalismo, il ruolo del cronista e la ricerca incessante della verità, ma soprattutto una riflessione profonda sulla vita e sui legami che resistono, anche oltre la morte. La tensione del giallo rimane sullo sfondo, silenziosa ma presente, mentre al centro emergono i sentimenti e le fragilità di chi vive la storia e, di volta in volta, la racconta.
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