Sangue di Andrea Romano

Sangue Salotto Giallo

Storia di Anna

Recensione di Samuela Moro

A cura di Francesca Pica e Samuela Moro

TRAMA

Tarquinia, 18 maggio 1976. Anna Francia, in Romano, e Stefano Mecarini viaggiano insieme a bordo di una 127 verde. Non si conoscono, non hanno mai scambiato neanche una parola, a farli sedere uno accanto all’altra in quel caldo pomeriggio primaverile è stato un colpo del destino. Lei è un’elegante signora borghese, moglie di un diplomatico spesso in missione all’estero.

Lui è un sedicenne con molti problemi, che porta su di sé il peso di un inestinguibile complesso di inferiorità. Si trova su quell’auto solo perché suo nonno gli ha chiesto di aiutare la donna in un trasloco. Nessuno dei due sa ancora che da quell’incontro scaturirà un brutale femminicidio, che vedrà in lei la vittima e in lui il carnefice. Avvenuto a distanza di qualche mese e a centocinquanta chilometri dal delitto del Circeo, l’assassinio di Anna non ha certo la stessa eco sui giornali, anzi pare da subito attivamente dimenticato.

Stefano, minorenne, viene giudicato «immaturo» e se la cava con una pena lieve. La tragedia, però, ha conseguenze molto profonde su tutte le persone coinvolte, e da essa dipenderà in un certo senso anche la nascita di Andrea Romano, figlio del diplomatico che si risposerà dopo la perdita della prima moglie. Ora, a quasi cinquant’anni di distanza, Andrea prova a riannodare i fili di un delitto che ha stravolto per sempre una famiglia, e ne ha creata indirettamente una nuova.

Un racconto personale che coinvolge e commuove, un femminicidio che ci porta dentro l’Italia degli anni Settanta, tra pregiudizi radicati e istanze di cambiamento nella società

Sangue. Storia di Anna di Andrea Romano, edito Ubagu Press, è un libro che si muove tra memoria privata e cronaca pubblica, raccontando una storia di femminicidio accaduta in un’Italia che ancora non aveva un nome per definirlo.

Al centro c’è Anna Francia, una giovane donna che negli anni Settanta conosce e sposa Alessandro Romano, impiegato diplomatico dello Stato italiano. La loro sembra una vita ordinaria, fino al maggio del 1976, quando Anna viene brutalmente assassinata.

Un omicidio che oggi chiameremmo femminicidio, ma che all’epoca non trovò né una parola adeguata né la stessa risonanza mediatica riservata, per esempio, al massacro del Circeo, avvenuto a poca distanza di tempo.

Andrea Romano è il figlio di Alessandro Romano e della sua seconda moglie, conosciuta qualche anno dopo la morte di Anna.

Decide di raccontare questa vicenda per riportare alla luce una vita interrotta troppo presto e per restituire dignità, memoria e voce a una donna la cui storia rischiava di essere dimenticata.

Sangue. Storia di Anna si snoda come un’indagine intima e al tempo stesso storica.

Romano ricostruisce l’esistenza di Anna “un frammento alla volta, una lacrima dopo l’altra”, come scrive in uno dei passaggi più toccanti:

In quel momento compresi che io e lei eravamo collegati, due estremità della stessa storia, due vite rese possibili solo perché si erano escluse a vicenda. Così presi a ricostruire la sua esistenza. Un frammento alla volta, una lacrima dopo l’altra.

Lo stile alterna momenti di ricerca giornalistica e documentaria a riflessioni personali, che rendono evidente quanto il legame tra l’autore e Anna sia complesso, fatto di assenze e di ipotesi. Romano stesso dichiara:

Sono legato a lei da un filo che nessun altro è in grado di vedere. Perché è dalla sua morte che ha avuto origine la mia vita.

Accanto alla ricostruzione della figura di Anna, emerge anche un ritratto inatteso e articolato dell’assassino, Stefano, all’epoca dei fatti minorenne.

Andrea Romano

Andrea Romano. Giornalista, scrive di sport per Il Foglio, Il Fatto Quotidiano ed Esquire.

Ha scritto, fra gli altri, Cantona. The King (Giulio Perrone, 2016) e Ibra. Essere Ibrahimović (Diarkos, 2022).

Romano parte dall’analisi di interrogatori, articoli di giornale e documenti processuali, ma via via che procede nella narrazione lascia spazio a emozioni ambivalenti, fino a toccare corde più empatiche:

Man mano che le pagine si sommavano, ho iniziato a sentire qualcosa di più difficile da definire. Era un sentimento minimo, qualcosa a metà strada fra la compassione e la pietà (…) avevo cominciato a pensare che il suo abisso potesse essere l’abisso di chiunque.

Il libro diventa così non solo il tentativo di parlare di un caso rimasto ai margini della cronaca, ma anche un esercizio di confronto con la complessità del male e con la possibilità di riconoscere, seppur con timore, la fragilità umana anche in chi ha compiuto un atto irreparabile.

Sangue. Storia di Anna si inserisce in quel filone necessario di narrazioni che vogliono ridare volto e voce alle vittime di violenza, senza lasciarle sepolte sotto l’oblio di un fascicolo giudiziario o di un trafiletto di giornale.

Un libro che è anche un modo per interrogarci su come la società di allora, e forse ancora quella di oggi, selezioni i casi da raccontare, decidendo quali vite siano meritevoli di indignazione e memoria collettiva.

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