La ghenga degli storti di Fulvio Luna Romero

La ghenga degli storti Salotto Giallo

Recensione di Monica Truccolo

TRAMA

Nel 2024 Andrea Rasic vive a Gorizia. All’apparenza è un uomo come tanti: abita in un condominio poco distante dal confine sloveno, guida un’utilitaria e spende il suo tempo tra un posto da coordinatore della distribuzione presso un supermercato e la gestione dei pacchi in arrivo e in partenza per uno spedizioniere.

È però la sua terza occupazione, quella come tuttofare di un antiquario, ad aprire uno squarcio su un passato che nessuno, vedendolo oggi, sospetterebbe. Un passato che emerge in tutta la sua prepotenza quando l’uomo, rincasando al fianco di Susanna, la donna con la quale convive, cade vittima di un’imboscata da parte di due sgherri armati: lasciando di stucco la compagna, Rasic sventa l’attacco freddando entrambi con un’abilità sorprendente, per poi battere in ritirata.

La sua fuga disperata diventa allora un basso continuo che rievoca un’altra storia, quella riguardante la sua “vita di prima”, quando, tra gli anni Ottanta e i primi Duemila, il suo nome era Husky e le sue giornate gravitavano intorno a Lele, Weekend, lo Zingaro e Milady, che insieme a lui, a Valle dei Mulini – un paesino dimenticato da dio tra Venezia e Treviso –, costituirono «la ghenga degli storti».

Braccato dal passato, e affamato di futuro, Rasic si pone solo due domande: chi è a volerlo morto? e soprattutto perché? Attraverso il racconto di un sodalizio votato al guadagno facile e alimentato da una sete di potere e riscatto, Fulvio Luna Romero ha dato forma al suo romanzo più ambizioso, tessendo il controcanto di quarant’anni di storia italiana, ma soprattutto restituendo in maniera vivida e indimenticabile un Veneto fatto di capannoni, armi e cocaina, dedizione al lavoro e al profitto, benessere, fatica e sopraffazione.

L’unica caratteristica che lo contraddistingue sono gli occhiali con le lenti azzurrate che indossa ogni volta che esce di casa. Servono a dissimulare la sua eterocromia: un occhio azzurro e l’altro verde.

Il protagonista principale di La ghenga degli storti è Andrea Rasic, che vive a Gorizia insieme a Susanna.

Per mantenersi svolge tre lavori diversi ed è un ex membro di una banda criminale, conosciuta come la ghenga. È un personaggio complesso e ambiguo, in fuga dalle ombre del suo passato. Una sera, tornando a casa con la compagna, viene aggredito da due uomini che vogliono ucciderlo. Rasic, però, si dimostra molto abile e riesce a eliminare entrambi gli aggressori.

Da quel momento sarà costretto ad affrontare il suo passato criminale e a scoprire chi lo vuole morto.

È in quel preciso istante che l’uomo qualsiasi si ricorda di essere Andrea Rasic. «Sgancia la cintura e piegati in avanti.» Susanna lo guarda stranita. «Muoviti! Mettiti giù!» Mentre lei obbedisce, il finto corriere commette un gravissimo errore, l’ultimo della sua vita: non vedendo arrivare i due, è appena uscito dal riparo dei vasi per capire cosa stia accadendo.

La storia si sviluppa su due piani temporali: da un lato il presente, in cui Rasic cerca di sfuggire ai suoi inseguitori; dall’altro il passato, quando era conosciuto come Husky e faceva parte della ghenga insieme a Lele, Weekend, lo Zingaro e Milady.

La ghenga degli storti mette in luce come le loro vite siano strettamente intrecciate al tessuto sociale che li circonda, mostrando come scelte e azioni di questi giovani siano influenzate dall’ambiente in cui vivono, creando un quadro complesso di amicizia, lealtà e conflittualità.

«Mentre rientravano a casa, con ancora il rumore del motore e la radio con la musica italiana in sottofondo, Husky aveva pensato che la vita era bella, sì, ma a volte poteva essere davvero una merda.»

La ghenga degli storti è un romanzo che ci porta a scoprire il lato oscuro del Nordest, dipingendo un quadro vivido di un ambiente criminale sviluppatosi tra le opulente province venete.

Il libro esplora brutalità e attività illegali, raccontando come il confine tra legale e illegale sia stato spesso oltrepassato senza troppi scrupoli. La narrazione non si concentra solo sui grandi casi di criminalità organizzata, come le collusioni con mafia e camorra, ma si addentra anche nelle forme più piccole di delinquenza, con un viaggio che parte dal 2024 e risale fino agli anni ’80, attraversando quarant’anni di storia. Un percorso che mette in luce le ombre e le contraddizioni celate dietro il miracolo economico del Nordest.

«Quella notte si erano ritrovati in una pizzeria che chiudeva tardi, per spartirsi i cinque milioni, provento della loro prima rapina a mano armata»

Lo scenario descritto è estremamente realistico.

Le rapine di cui si narra sono quelle che la cronaca riportava in quegli anni: dai furti di telefonini negli anni Novanta, agli assalti ai camion che trasportavano merce di valore, fino ai morti ammazzati. Ma la vera svolta arriva con l’introduzione della droga, che porta soldi veri e facili. Questo diventa il principale motore di tutto, insieme alla violenza che inevitabilmente ne deriva.

«Droga, signori. Son drìo parlar de droga. Conosco gente che ne ha tanta ma, almeno qui in zona, nessuno che gliela venda, okay?»

È una storia coinvolgente e potente.

Fulvio Luna Romero

Fulvio Luna Romero è nato nel 1977 a Treviso, dove vive.

Nel 2017 ha vinto il premio NebbiaGialla per inediti con il romanzo Prosecco connection, pubblicato da Laurana nel 2018 e finalista al premio La Provincia in Giallo.

A partire dal 2003 ha pubblicato i romanzi polizieschi con protagonista l’investigatore Carlo Caccia.

Per Marsilio, nel 2021 è uscito il noir Le regole degli infami, primo capitolo di una trilogia di cui Le regole della vendetta costituisce il secondo episodio.

Fulvio Luna Romero la racconta in modo impeccabile, costruendo un noir dal ritmo serrato, ricco di colpi di scena che tengono il lettore
con il fiato sospeso.

I personaggi sono indimenticabili e ben caratterizzati, tanto da sembrare quasi reali, usciti dalle pagine del libro.

Lo stile è profondo, intenso ed evocativo, ma mai prolisso o noioso.

Attraverso queste pagine si respira l’atmosfera di un’epoca fatta di incontri segreti, tra sagre colorate e giostre rumorose, dove si decideva il destino della ghenga: il prossimo colpo, la prossima persona da eliminare, o si studiava con attenzione il piano per una nuova rapina. In quel mondo non c’era spazio per rimpianti o rimorsi: vinceva sempre la violenza, senza pietà né scrupoli.

«Riciclaggio, crimine organizzato… Il passato e il presente si fondono, immediatamente, nella sua testa. E se ci sono di mezzo personaggi così, allora sarà difficile trovare un posto in cui nascondersi.»

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